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Il sogno come palestra per sperimentare: Marta Del Grandi a Firenze con “Dream Life”

Domenica 17 maggio al PARC di Firenze un viaggio sonoro sospeso tra avant-pop, jazz, suggestioni cinematografiche e visioni che attraversano confini geografici e interiori

“Dream Life” è questo il titolo dell’ultimo sorprendente disco della cantautrice italiana Marta Del Grandi che sarà in concerto domenica 17 maggio al PARC di Firenze all’interno della rassegna Mixité a cura di Toscana Produzione Musica.

Dopo l’acclamato “Selva” del 2023, Marta Del Grandi torna con un lavoro più diretto, contemporaneo e politico, capace di fondere introspezione personale e tensione collettiva dentro paesaggi sonori stratificati e magnetici.

Il nuovo album pubblicato per l’etichetta londinese Fire Records, è nato tra il Belgio e una traiettoria artistica che negli anni ha portato la musicista milanese a vivere in Cina e poi a Kathmandu, esperienze che hanno profondamente segnato il suo immaginario creativo.

Brani come “Antarctica” e “Neon Lights” raccontano inquietudini del presente, desideri e possibilità future, mantenendo quella cifra visionaria che ha reso la sua musica una delle più originali e riconoscibili degli ultimi anni.

In vista del concerto fiorentino, l’abbiamo incontrata per parlare di “Dream Life”, dei luoghi che hanno trasformato il suo modo di scrivere e di quel sottile equilibrio tra ricerca musicale e forma pop che attraversa tutto il suo percorso artistico.

Ecco la nostra intervista a Marta Del Grandi

Ciao Marta! “Dream Life” è un disco stupendo, la cosa incredibile per me è che sei come un atleta perché sembra tutto molto facile e semplice ma in realtà le tue canzoni sono molto complesse come struttura

Ti ringrazio molto, mi fa molto piacere che ti sia piaciuto il disco. Per me è stata sicuramente un’occasione per sperimentare. In particolare questa volta avevo un po’ più di consapevolezza sul dove volevo arrivare, rispetto agli altri dischi. Questo forse mi ha dato più possibilità, come dicevi tu, a livello atletico, per sperimentare un po’ anche tecnicamente in spazi un po’ più audaci.

cerco a volte di pensare che se è possibile che succeda una cosa in sogno, allora forse è possibile anche nella realtà

Una delle cose che mi piace di più di questo disco è che le canzoni iniziano in un modo e poi cambiano completamente per finire tutte in un altro modo. Un po’ come a volte avviene anche nei sogni, all’inizio sei in un luogo e poi improvvisamente ti trovi in un altro

Interessante, nessuno l’aveva letto da questo punto di vista, è la prima volta che sento questa lettura, che è molto interessante. Penso sia vero, cioè per me la dimensione del sogno è stata una grande ispirazione, lo è anche nella vita. Nel senso che cerco di pensare che se è possibile che succeda una cosa in sogno, allora forse è possibile anche nella realtà. Lascio il campo aperto a possibilità diverse, senza pormi limiti su come si possono evolvere le situazioni. La stessa cosa accade nella musica. Io cerco sempre di non annoiarmi in prima persona, quindi cerco di trovare degli espedienti di scrittura che mi portino in spazi non prevedibili. Questo forse porta anche a una certa dinamicità della struttura dei brani e del loro svolgimento.

Negli ultimi anni nella scena italiana si sono affacciate delle cantautrici come Daniela Pes, Maria Chiara Argirò, Francesca Bono, solo per citarne alcune. Mi sembra che si stia piano piano costruendo una scena alternativa al pop mainstream, molto interessante in Italia. Ti senti parte di questa scena?

Sì, sicuramente, tutti i nomi che hai fatto sono nomi di amiche, di artiste che stimo molto e davvero credo che ci sia una scena, almeno, che ci siano delle persone, delle artiste. Credo che la scena femminile in particolare stia trovando adesso un buon momento perché è anche il primo momento. Una volta le cantautrici o le compositrici donne le contavi proprio, adesso invece c’è una scena perché c’è stato uno spazio che ci è stato dato e quindi ce lo siamo prese. Sicuramente Daniela, Francesca, Maria Chiara sono tutte artiste che fanno cose molto diverse tra loro, però molto valide, molto originali.

Non so se dal punto di vista lavorativo, cioè dal punto di vista del mercato musicale, ci sia abbastanza spazio per questa scena. Questo non è un grande momento per quanto riguarda la musica alternative e per quanto riguarda i concerti in generale, però sicuramente c’è una forte energia da parte degli artisti. 

Dream Life il singolo che da il titolo all’album

Una domanda più tecnica, come mai hai scelto la Fire Records, un’etichetta non italiana ti concedeva più libertà?

Non so se si possa parlare di scelte quando si parla di etichette discografiche, credo che un artista decida o meno di firmare un contratto in base a varie situazioni e opportunità che trova. Per me c’è stato questo incontro fortunato con la Fire in un momento giusto, un momento in cui avevo un disco finito, che è stato preso con entusiasmo da loro così com’era. Per me c’è stata subito la prova di una grande fiducia in me come artista e anche come direttrice artistica, è stato un sodalizio felice.

Per quanto riguarda le etichette italiane, si potrebbe aprire un capitolo lungo tre giorni. In Italia al di fuori delle major ci sono poche etichette indipendenti che sono in grado di sostenere la produzione discografica di un artista. Non dico che non ce ne siano, ce ne sono alcune ma sono davvero poche. Con un progetto in inglese è già un miracolo poter avere una carriera in Italia che per me è stata abbastanza immediata. Quando sono uscita con Fire Records già dal primo disco in poi si è sviluppata e cresciuta molto. Questo non lo do per scontato, perché non è una cosa che succede automaticamente, sono stata molto fortunata.

Come sta andando il tour? 

Il tour va molto bene, grazie. Abbiamo fatto dei concerti tra la fine di marzo e oggi in quartetto con degli arrangiamenti diversi rispetto a quelli dei dischi, ma allo stesso tempo con la stessa energia, anzi un’energia anche nuova e più fresca sul palco, quindi sono molto contenta.

Ti faccio un’ultima domanda molto marzulliana, che cos’è per te il sogno?

Per me il sogno è una dimensione importantissima perché mi permette di leggere la realtà con una speranza in più. A volte quando la realtà sembra essere senza speranza o in bianco e nero, e sembra che non ci sia proprio il modo di cambiarla, pensare che esiste la dimensione del sogno mi dà sempre la possibilità di trovare un’energia nuova per affrontare le cose.

Marta Del Grandi, Dream Life

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