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A Firenze la geografia dei concerti cambia volto: tra chiusure, controlli e grandi festival

A Firenze chiudono club storici e i grandi festival estivi diventano sempre più centrali. Nel frattempo il pubblico cambia abitudini, i concerti costano di più e chi organizza eventi prova a resistere tra normative, mercato e trasformazioni culturali

Dai piccoli club ai grandi festival estivi, la musica dal vivo a Firenze sta cambiando volto. Negli ultimi vent’anni il settore dei concerti ha attraversato trasformazioni profonde, sia a livello globale che locale.

Da una parte l’aumento vertiginoso dei prezzi dei biglietti, dall’altra la progressiva scomparsa degli spazi dedicati alla musica live.

Per molti musicisti il concerto resta ormai l’unica vera fonte di reddito, e questo ha contribuito a far lievitare i costi degli eventi. In un Paese dove stipendi e costo della vita rendono sempre più difficile arrivare a fine mese, andare a un concerto è diventato, per molti, un lusso.

A Firenze, intanto, è cambiata anche la geografia urbana della musica.

Negli anni hanno chiuso luoghi storici come la Flog, il Jazz Club, il Viper Theatre — operativo in forma ridotta in altri luoghi dopo l’incendio — e perfino lo Stadio Artemio Franchi è inutilizzabile per i concerti a causa dei lavori di ristrutturazione.

La stretta sui locali dopo il rogo del Crans-Montana

Secondo molti operatori del settore, il clima è cambiato soprattutto dopo il rogo del locale Crans-Montana, avvenuto nella notte di capodanno in Svizzera, tragedia che ha portato a un irrigidimento dei controlli nei confronti degli spazi dedicati alla musica dal vivo.

Luca Landi del Booking Annibale racconta: “Come sai io organizzo concerti ma non gestisco un luogo fisico, però vedo controlli nei locali che non hanno alcun senso logico. Ho la sensazione che in Italia ci si renda conto dei problemi solo nel momento in cui accadono, così si cerca di andare a tappeto in una sorta di caccia alle streghe.”

E aggiunge: “È sempre più facile, come è accaduto anche durante il Covid, dare colpa a quella che viene chiamata la nightlife, perché è una situazione meno regolamentata, legata al guadagno dei privati.”

Per Landi il problema riguarda anche il progressivo cambiamento del pubblico: “Vedo sempre più ragazzi che si trovano nei bar a bere, a chiacchierare, ma li vedo meno ai concerti in generale. Credo che si dovrebbe tornare a trovare un linguaggio comune, far capire che ci sono locali in cui puoi sentirti al sicuro, divertirti, essere te stesso.”

Anche Giovanni Oreno, co-organizzatore di festival come Empoli Jazz e Firenze Jazz, descrive una crisi che parte da lontano. “Tutti danno la colpa al Covid, ma già molto prima del Covid la situazione era semi-drammatica perché i locali venivano frequentati molto poco.”

Secondo Oreno è cambiato radicalmente anche il modo di vivere la notte: “Io non sono più un clubber, ma vivo il mondo della notte. Ultimamente ho visto che hanno iniziato a organizzare feste per ballare la mattina, questa per me è la fine della club culture.”

E sul rapporto tra musica e pubblico osserva: “Quando noi con Empoli Jazz organizziamo un live siamo felici se ci sono 300 persone. Anni fa dopo il lavoro si andava a vedere un concerto, anche di un musicista poco conosciuto, di generi diversissimi, per la curiosità di scoprire nuova musica. Adesso sono pochi quelli che se lo possono permettere.”

Auditorium Flog

Mancano gli spazi intermedi

Il nodo principale è soprattutto uno: la scomparsa dei luoghi intermedi. Firenze ha 300 mila abitanti, ma il bacino reale della musica dal vivo arriva a un milione e mezzo di persone, considerando tutta l’area vasta e i turisti.

Con la chiusura della Flog e del Viper Theatre sono venuti meno due locali da mille persone ciascuno. Sono duemila posti che non esistono più.

La domanda di live c’è ancora e l’unica risposta sono posti piccoli, sovraffollati. Per questo la riapertura degli spazi storici sarebbe fondamentale.

Secondo il parere di alcuni esperti: “Al Viper è tutto fermo perché manca una perizia per ricostruirlo e la compagnia assicurativa per ora non si pronuncia. Ricostruire il Viper non è facile per un semplice motivo: il tetto non è bruciato perché è composto da legno lamellare che è fatto apposta per resistere agli incendi. Serve però la perizia di un esperto ingegnere che assicuri che il tetto può restare in piedi”.

Sul futuro della Flog invece tutto tace.

Firenze Rocks

L’avanzata dei grandi festival

Nel frattempo il sistema dei concerti si sta polarizzando. Da una parte i grandi festival estivi e i grandi eventi mainstream, che continuano a funzionare — pur senza i sold out di qualche anno fa — dall’altra piccoli concerti da 100 o 200 persone sostenuti da un pubblico affezionato ma sempre più ristretto. 

Nel mezzo, la fascia dei tour da 500-700 spettatori che preferiscono spesso città come Milano, Bologna o Roma.

Nel mercato italiano dei grandi concerti dominano due gruppi: Live Nation, filiale italiana del colosso mondiale che è stata condannata in USA per monopolio con una sentenza storica in materia di Antitrust, e che in Italia gestisce: il PalaIsozaki di Torino, il Forum di Milano, tre spazi all’aperto per fare musica sempre a Milano e periferia, la Compagnia della Rancia che realizza musical, è socia al 50% del Palasport di Roma e utilizza la piattaforma TicketMaster per vendere biglietti.

E poi c’è CTS Eventim, presente nel mercato italiano attraverso società come Friends & Partners, Vivo Concerti, TicketOne, Vertigo e D’Alessandro e Galli.

In Toscana, dove la musica dal vivo ha storicamente trovato terreno fertile tra festival, piazze e grandi concerti popolari, resistono ancora realtà che rivendicano un approccio umano e “artigianale” all’organizzazione degli eventi, in un settore sempre più dominato dalle logiche dei grandi numeri.

Massimo Gramigni e Claudio Bertini hanno fondato insieme la PRG con cui da quasi 50 anni organizzano concerti e festival.

Il primo concerto organizzato da Massimo è stato Lucio Dalla allo Stadio di Firenze il 25 aprile 1979, costo del biglietto 1500 lire, per Claudio il “battesimo” è avvenuto con Francesco Guccini il 14 maggio 1976 alla Sala Eden di Grosseto, biglietto 500 lire.

Massimo Gramigni osserva: “La filosofia mia e di Claudio Bertini è di far stare sereno chi suona ma anche chi viene ad ascoltare. Per noi è importante che un artista sia felice del luogo e del rapporto col pubblico e che il pubblico sia felice perché trova bar, bagni, informazioni, parcheggi, accoglienza per i portatori di handicap. Proviamo a rimanere ‘artigianiin un mondo che ci vuole spingere a cambiare la nostra modalità di lavoro. Come diceva Lucio Dalla: “Nessuno pensa a creare artisti, tutti pensano a vendere biglietti”.

La resistenza dei piccoli club

Nonostante tutto, a Firenze sopravvive ancora una rete di piccoli spazi indipendenti e realtà culturali che continuano con coraggio a programmare musica dal vivo, spesso con risorse limitate ma con grande passione e forte radicamento nel territorio.

Tra questi: Glue Alternative Concept Space, Circolo Il Progresso, ExFila, GADA, PARC a cura di Toscana Produzione Musica, Volume, NextEmerson, Instabile, Sala Vanni gestita da Musicus Concentus, Brillante Nuovo Teatro Lippi, Antisalotto Culturale, Combo, Circolo Vie Nuove, CPA Firenze Sud, Sicurcaiv a Grassina e Zero Zucchero a Borgo.

Presìdi culturali che continuano a esistere tra difficoltà economiche, normative sempre più rigide e un pubblico in trasformazione.

Parafrasando un motto della Secessione Viennese: “A ogni epoca la sua resistenza”.

Auditorium Flog
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