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“Giulio Regeni. Tutto il male del mondo” il documentario sul ricercatore scomparso in Egitto torna in sala a Firenze

Dopo l’anteprima dello scorso febbraio il film, firmato dal regista toscano Simone Manetti, farà tappa di nuovo a Firenze: dal 10 aprile al cinema Astra e il 18 maggio all’Ateneo fiorentino, nel corso di un evento dedicato alla libertà di studio e ricerca, un’occasione per vedere un film che promuove la legalità

Si chiama “Le Università per Giulio Regeni”, l’iniziativa promossa dalla Senatrice a vita, nota farmacologa e ricercatrice, Elena Cattaneo e dedicata a tenere viva la memoria e a trasmettere i valori del giovane ricercatore scomparso in Egitto dieci anni fa. L’iniziativa consiste in un ciclo di eventi, che si terranno fra aprile e maggio 2026, in ben settantasei Atenei italiani, andando a coinvolgere un pubblico di oltre quindicimila persone, tra studenti, ricercatori, personale accademico e cittadini, il cui calendario è stato presentato nell’aula del Senato italiano il 31 marzo scorso. Ognuno dei settantasei ateni conivolti, organizzerà una giornata dedicata al tema della libertà di studio e di ricerca.

L’Università degli Studi di Firenze aderisce con la proiezione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, del regista livorenese Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni. L’appuntamento, sostenuto da Fondazione Elena Cattaneo ETS, con Fandango e Ganesh Produzioni, si terrà lunedì 18 maggio pomeriggio alla la Sala Convegni dell’edificio D6 a Novoli (aula 018).

Il film, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità  giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016. Testimoni della storia di Giulio, per la prima volta, sono i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, che si sono battuti con tutte le loro forze per arrivare alla verità, affrontando i complicati meccanismi del regime militare in Egitto. Il film si compone anche della testimonianza di Alessandra Ballerini, l’avvocata che li ha assistiti nella loro lunga e difficile battaglia legale, che nel 2023, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Un processo, come testimoniato nel film di Manetti, dai tempi molto lunghi: iniziato nella primavera del 2024, si prevede che terminerà a fine del 2026.

Il documentario di Simone Manetti – regista noto al pubblico per i suoi documentari Sono innamorato di Pippa Bacca e Achille Lauro: la crociera del terrorefilm vincitore del “Nastro della legalità 2026”, è assurto alle cronache nazionali in questi giorni per la clamorosa esclusione dalla graduatoria dei finanziamenti pubblici che il Ministero della Cultura assegna alle produzioni cinematografiche, in quanto definito dal dicastero del Ministro Alessandro Giuli: “non meritevole di ricevere nessun finanziamento pubblico”.

Un’esclusione che ha portato ad una protesta pubblica da parte del produttore di Fandango, Domenico Procacci e che ha causato le dimissioni dalle commissioni governative di Massimo Galimberti – consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi – che faceva parte della prima sezione della Commissione incaricata di esaminare film per la tv e il cinema, le serie e le produzioni di giovani autori; e del noto critico cinematografico Paolo Mereghetti dalla seconda sezione della Commissione, che si occupa delle sceneggiature per il grande e il piccolo schermo, per il web e i cortometraggi. Anche se quest’ultimo non aveva esaminato direttamente il film di Manetti, ha rivelato alla stampa di aver voluto prendere, per coerenza, le distanze dall’organo decisionale.

La proiezione all’Ateneo fiorentino del 18 maggio, – che sarà preceduta anche dal ritorno in sala al cinema Astra di Firenze dal 10 aprile (dove si era tenuta l’anterpima a febbraio) – sarà quindi un’occasione di rilevante importanza, non solo per vedere il film, ma per partecipare ad un dibattito pubblico sul valore della ricerca, della cultura e del loro sostegno da parte del sistema pubblico.

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