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Francesco Giomi e Michela Atzeni in “Brulla” danno voce alla ferita della foresta sarda

Domenica 19 aprile va in scena al Parc di Firenze all’interno della rassegna “Mixitè” a cura di Toscana Produzione Musica l’azione di teatro sonoro per voce e live electronics a cura di Francesco Giomi e Michela Atzeni

Com’è successo che la Sardegna da foresta continua sia diventata quasi un deserto? Provano a spiegarlo in parole e musica Francesco Giomi musicista e direttore di Tempo Reale e l’attrice sarda Michela Atzeni nell’azione di teatro sonoro “Brulla” in programma domenica 19 aprile al Parc di Firenze all’interno della rassegna Mixité.

L’antropologo cagliaritano Fiorenzo Caterini che ha studiato a lungo il fenomeno del taglio boschivo in Sardegna ha scritto: “Per molto tempo i sardi hanno creduto di vivere in una terra arida, una specie di matrigna inospitale, battuta dai venti, priva di risorse naturali. Una terra che finiva per forgiare uomini orgogliosi e vendicativi, dediti alla pastorizia e al banditismo. In realtà questa iconografia è piuttosto recente, e contrasta nettamente con l’idea che della Sardegna si erano fatti gli antichi. Un’isola mitica, florida, una sorta di terra promessa ricca di risorse, foreste e corsi d’acqua“.

Partendo dalle parole dello studioso l’azione sonora di Giomi e Atzeni  si propone non solo di “raccontare” una storia di devastazione sistematica, ma, attraverso una mediazione artistica, di sensibilizzare il pubblico sui temi del rispetto ambientale.

“Brulla” è la storia di una tragedia ambientale per voce e suono, l’anatomia sonora di una terra ferita, il respiro antico della Sardegna che riaffiora.

Brulla

La nostra intervista a Francesco Giomi

“Frequento la Sardegna dal ’96. – ci ha raccontato Francesco Giomi – anno in cui sono andato per la prima volta a insegnare al Conservatorio di Cagliari. Ci sono stato per cinque anni e sono stati anni molto belli, anni in cui ho conosciuto tante persone e ho imparato ad amare questa terra, nella quale, da quel momento in poi, sono tornato sia per lavoro che per vacanza. È una terra a cui sono molto affezionato, è quasi la mia seconda casa. Qualche anno fa, ho fatto un giro in Barbagia e ho scoperto questa cosa che nessuno sa, che fino all’Ottocento la Sardegna era un bosco continuo, da Cagliari fino alla Gallura. Nel corso degli anni è stata disboscata sistematicamente per due motivi, primo per fare le ferrovie italiane e secondo per il carbone.

Per molto tempo i sardi hanno creduto di vivere in una terra arida, una specie di matrigna inospitale, battuta dai venti, priva di risorse naturali. Una terra che finiva per forgiare uomini orgogliosi e vendicativi, dediti alla pastorizia e al banditismo

Mi sono interessato a questa questione, ho letto molti libri, tra cui quello fondamentale di Fiorenzo Caterini, e mi sono andato a rileggere i testi di Grazia De Ledda, come Canne al vento, grazie al quale ha vinto il premio Nobel. Lei racconta dei boscaioli che incidono la scorza, che colpiscono e abbattono gli alberi, e così via. Successivamente ho deciso di mettere in piedi questa azione teatrale e sonora, con una mia cara amica, un’attrice abbastanza conosciuta a Cagliari che si chiama Michela Alzeni.”

Mi ha colpito il fatto che da questo disastro ambientale siano poi nati molti altri problemi, come il brigantaggio, problemi sociali

Esatto e anche la pastorizia che non esisteva prima in Sardegna. Ma una volta devastato il territorio, l’unica cosa che si poteva fare era mettere le pecore, nasce così il famoso mito della pastorizia sarda, e soprattutto nasce quest’idea della Sardegna, che abbiamo fin da piccoli, come terreno brullo, che di fatto è, ma lo è in maniera coatta.

Brulla

Per creare i suoni di questo spettacolo hai realizzato anche qualche field recording?

Sono tutte cose create da me, ex novo. Ci sono anche un paio di field recording, in particolare di uccelli sardi di zone boschive, ma prevalentemente sono materiali completamente artificiali. Il motivo è che mi piaceva molto questo tipo di contrasto: un suono artificiale che si mette in relazione con testi che parlano non solo di devastazione, ma anche della bellezza della natura, delle tipologie di boschi della Sardegna, di alberi monumentali e così via.

Ti faccio una domanda un po’ provocatoria, Fiorenzo Caterini ha criticato molto il Capitalismo e anche la tecnologia, però è proprio la tecnologia che ti permette di fare la tua musica oggi, compreso questo spettacolo

Certo, la tecnologia ha luci e ombre, no? Per me è un strumento creativo, importante per l’arte, la stessa intelligenza artificiale io non la vedo come un “mostro”, assolutamente no. Tutti i musicisti usano l’intelligenza artificiale da almeno trent’anni, il mondo cambia, è sempre cambiato. 

So che “Brulla” è andato in scena anche in Sardegna, mi chiedevo qual è stata la reazione del pubblico

Lo spettacolo è stato fatto a Oristano e a Cagliari. Ed è stato molto emozionante, perché la gente sente questo problema e anche perché ci sono dei momenti in cui Michela riesce a coinvolgere molto dal punto di vista emotivo. Il disboscamento della Sardegna è anche una metafora di un’isola che nel dopoguerra è stata pesantemente colonizzata, spesso con modalità ricattatorie legate al lavoro. Nel dopoguerra sono arrivate industrie pesanti, per non parlare delle servitù militari, dei test con uranio impoverito  sulle spiagge di Quirra, ormai totalmente contaminate, una cosa su cui ho in mente lavorare in futuro.

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