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© Michele Monasta

Cultura /

Al Maggio Musicale “The Death of Klinghoffer” per la regia di Guadagnino, “Un’indagine nell’interiorità umana”

L’opera racconta uno dei più rilevanti eventi internazionali degli ultimi decenni: il sequestro dell’Achille Lauro, la nave da crociera italiana dirottata nel primo pomeriggio del 7 ottobre del 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina

L’88º Festival del Maggio Musicale Fiorentino alza il sipario con “The Death of Klighoffer”  di John Adams e mai rappresentata a Firenze prima d’ora.

L’opera che vedrà la regia di Luca Guadagnino e la direzione orchestrale di Lawrence Renes ancora oggi, a distanza di oltre quarant’anni dalla sua creazione, lascia il segno per i risvolti umani, storici e politici che riesce ad evocare, un titolo di forte impatto politico e civile.

Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Lawrence Renes, un vero specialista, esecutore e profondo conoscitore delle composizioni di Adams.

La regia e le scene sono di Luca Guadagnino, tra i più affermati registi cinematografici a livello mondiale che per la prima volta firma la regia di uno spettacolo al Teatro del Maggio. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini, la coreografia è curata da Ella Rothschild. I costumi sono di Marta Solari, le luci di Peter van Praet, Mark Grey è il sound designer.

Il cast è formato da Daniel Okulitch come The Captain; da Laurent Naouri che interpreta la parte di Leon Klinghoffer; da Susan Bullock nelle vesti di sua moglie, Marylin Klinghoffer; Marina Comparato nei panni sia di Swiss Grandmother che di Austrian Woman e da Joshua Bloom nella parte di Rambo, il leader dei terroristi.

Tre le recite in programma nella Sala Grande: il 19 aprile alle ore 17, il 22 aprile alle ore 20 e il 26 aprile alle ore 15:30.

La storia in scena: il sequestro dell’Achille Lauro

L’opera racconta uno dei più importanti eventi internazionali degli ultimi decenni: il sequestro dell’Achille Lauro, la nave da crociera italiana dirottata nel primo pomeriggio del 7 ottobre del 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina, una fazione dissidente della ben più nota OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Nel corso delle concitate e frenetiche ore che seguirono il sequestro – che portò, come è noto, all’uccisione di Leon Klinghoffer, un cittadino americano di religione ebraica, costretto in sedia a rotelle che si trovava in crociera per festeggiare il suo anniversario di matrimonio – gli equilibri internazionali vissero momenti molto delicati che portarono la relazione diplomatica fra l’Italia e gli Stati Uniti a una situazione complessa che ebbe il suo culmine nella cosiddetta ‘Crisi di Sigonella’.

The Death of Klinghoffer si struttura in un prologo e due atti e si basa sul libretto, in questo caso un’opera d’arte poetica, scritto dalla poetessa Alice Goodman ed è andata in scena per la prima volta a Bruxelles al Teatro de la Monnaie nel 1991. In Italia è stata rappresentata per la prima e unica volta nel 2002 a Ferrara e a Modena.

The Death of Klinghoffer – © Michele Monasta

The Death of Klinghoffer per Guadagnino: uno scandalo non politico ma umano

Il regista Luca Guadagnino ha commentato così la sua scelta: “Ho desiderato portare in scena The Death of Klinghoffer perché è un’opera che conosco e amo da molto tempo, ma che raramente si ha l’occasione di vedere rappresentata. Per questo sono riconoscente a Carlo Fuortes per aver accettato la mia proposta che mi porta qui al Maggio per la prima volta, con Lawrence Renes sul podio, direttore che avevo avuto modo di apprezzare anni fa a Londra sempre in un’opera di Adams Doctor Atomic. Klinghoffer è un’opera che considero, insieme a Nixon in China, uno dei grandi capolavori del nostro tempo: un’opera che nasce da una collaborazione artistica radicale tra John Adams, Peter Sellars e Alice Goodman e che possiede una forza capace di agire in profondità nello spettatore di andargli sottopelle.

Il cosiddetto scandalo che ha accompagnato Klinghoffer non è, a mio avviso, di natura politica, ma umana. Non esiste un bianco e un nero, non esistono categorie nette di bene e di male

Il cosiddetto scandalo che ha accompagnato Klinghoffer non è, a mio avviso, di natura politica, ma umana. Questa opera ci mette di fronte alla complessità dell’anima e ci chiede di confrontarci con essa senza rifugiarci in letture semplicistiche. Non esiste un bianco e un nero, non esistono categorie nette di bene e di male: pensare in questi termini significa tradire la natura stessa dell’opera. Il cuore del lavoro sta nella sua capacità di chiederci un atto profondo di immedesimazione. Tutti i personaggi, e noi con loro, siamo chiamati a entrare nell’esperienza dell’altro, anche quando è distante, anche quando è difficile da accettare. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere: di riconoscere che l’umanità è fatta di relazioni, di tensioni, di fragilità condivise.”

“In questo senso, Klinghoffer è un teatro profondamente psicologico, – prosegue Guadagnino – quasi una confessione collettiva. Il mio lavoro è stato quello di cercare di restituirne la verità, liberandola dalle incrostazioni ideologiche che nel tempo ne hanno condizionato la ricezione, e riportandola alla sua dimensione più pura: quella di un’indagine sull’interiorità umana. La musica di John Adams è intimamente legata a questa visione e sotto questo punto di vista desidero sottolineare la perfetta sintonia con Lawrence Renes: è una musica che non accompagna semplicemente la scena, ma che è carne viva del racconto, profondamente connessa alla storia e alla Storia.

In alcuni momenti raggiunge una dimensione quasi trascendente esattamente come dice Renes, come se fosse un oratorio e dando forma alla vita interiore dei personaggi, anche nei suoi aspetti più contraddittori. Nel mio approccio registico ho cercato di rispettare la specificità del linguaggio operistico, senza sovrapporre a esso logiche cinematografiche. Il teatro musicale richiede un processo creativo autonomo, e proprio in questo confronto ho trovato la possibilità di rimettermi in discussione e di cercare nuove forme espressive. Credo che oggi, più che mai, quest’opera abbia qualcosa di urgente da dire: ci invita a sospendere il giudizio e a esercitare uno sguardo più profondo, più complesso, più umano sul mondo e sull’Altro.”

The Death of Klinghoffer – © Michele Monasta

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