La storia di un operaio della Piaggio che è in realtà una storia corale lunga quasi mezzo secolo per raccontare anche l’Italia e i suoi cambiamenti. A Pontedera Stefano Massini porta in scena “E l’Ape disse alla Vespa: Sì, Ciao – Materiali per un’epica metalmeccanica”, in occasione degli 80 anni della Vespa.
Lo spettacolo va in scena con data unica al Teatro Era di Pontedera il 16 maggio, a ingresso gratuito, con prenotazione online. L’evento sarà registrato da Radio Rai 3 e poi trasmesso in prima serata nazionale il prossimo 28 giugno.
Un’epica metalmeccanica simbolo del Made in Italy
Una narrazione accessibile a tutti su memoria e lavoro quella realizzata dal Teatro della Toscana con il suo direttore artistico. “Materiali” per un’epica della Metalmeccanica che attraversa l’Italia dal primissimo dopoguerra alla metà degli Anni Ottanta e che cresce e si evolve insieme a prodotti che dallo stabilimento toscano vanno nei mercati di tanti Paesi del mondo: l’Ape, la Vespa, il Ciao, il Sì. Prodotti che diventano iconici, simboli di un paese che si rialza e la cui economia ricomincia a correre. Prodotti che lanciano il Made in Italy e che sono il frutto del lavoro di una classe operaia che non è una massa indistinta, ma ha nomi e facce, dignità e condivisioni dentro i capannoni industriali a Pontedera.
“In questo spettacolo non ho voluto raccontare semplicemente la cronaca di una fabbrica, ma la storia di un sistema e di una città che ha letteralmente messo le ruote all’Italia – ha spiegato Massini – sono orgoglioso di raccontare questa storia profondamente toscana e profondamente nostra. È la storia di un Paese che ha avuto una gloriosa tradizione meccanica e umana, nata dalla Resistenza e cresciuta con il lavoro. Era ora che questa epopea arrivasse a teatro, perché conoscere cosa è accaduto dentro quegli stabilimenti significa capire chi siamo stati e chi, forse, potremmo ancora essere”.
La storia di una famiglia di operai Piaggio
Nello spettacolo Massini ricostruisce una geografica affettiva fatta di nomi, volti e personaggi ispirati a figure reali. C’era un tempo in cui il lavoro che si tramandava di padre in figlio come una eredità preziosa, come una sapienza, come una risorsa: il padre in Piaggio, il figlio in Piaggio, il nipote in Piaggio. Un testimone che passa da una generazione all’altra: Massini prenderà una famiglia e racconterà la dinasty di una classe operaia, tra sacrifici, orgoglio e risparmi. Del resto, proprio il lavoro emerge come asse centrale del racconto: un tema caro a Massini, che torna a interrogare il valore umano, sociale e civile dell’esperienza operaia e industriale come aveva già fatto in altre sue opere precedenti come in tanti monologhi in tv a Piazza Pulita e in teatro con Sette minuti o con Shenzhen.
“Considero quest’opera di Stefano Massini un grande omaggio che il direttore artistico del Teatro della Toscana ha voluto dedicare a quei lavoratori: un racconto che attraversa uno spaccato fondamentale del nostro Paese, fatto di diritti conquistati, nuove opportunità e mutamenti profondi nelle abitudini e nei bisogni dei cittadini” ha aggiunto il vicepresidente del Teatro della Toscana Matteo Franconi.
Un ruolo importante è quello svolta dalla musica con le esibizioni di Saverio Zacchei e Luca Roccia Baldini. La colonna sonora è un viaggio emotivo che segue l’evoluzione dei tempi, spaziando tra generi e suggestioni diverse: dalle note di Amado mio, al canto di lotta e speranza di Fischia il Vento.