Margherita Brandi è il ritratto della tenacia toscana prestata al volley di alto livello. Cresciuta a Montevarchi, con lo sport nel DNA, il padre Giacomo è stato portiere di Fiorentina e Montevarchi, Margherita ha scalato le categorie con passo costante. Dopo gli anni formativi nel vivaio dell’Imoco Conegliano e le stagioni da protagonista in A2 con Montecchio, Brescia e Costa Volpino (dove ha alzato l’ultima Coppa Italia), per la centrale di 183 cm è arrivata la chiamata della vita: la Serie A1 con la Consolini Volley di San Giovanni in Marignano.
Margherita, partiamo subito da questa nuova avventura a San Giovanni in Marignano. Com’è nata questa possibilità e con quali obiettivi ci approdi?
“La “piccola me” ha sempre sognato di andare in A1 e quest’anno è stato un ottimo campionato con CBL. Abbiamo vinto la Coppa Italia e questo è stato sicuramente un trampolino di visibilità. Quando a fine stagione sono iniziate le chiamate, il mio procuratore mi ha detto che ci sarebbe stata la possibilità di andare a San Giovanni in A1. Dire che ci ho messo un secondo a decidere è dire tanto: conoscevo la società, ci ho giocato contro e molte mie amiche ci sono passate parlandomene sempre bene. Mi piaceva la sensazione di giocare in quel campo, il coinvolgimento dei tifosi. Poi c’è Massimo Bellano: non ho mai avuto il piacere di lavorarci insieme, ma i suoi risultati sono eccezionali. Il mio obiettivo personale è dare una mano alla squadra e crescere: tra A2 e A1 c’è uno scalino molto grande, arrivo sapendo che devo imparare tanto. Voglio rubare a Massimo tutte le nozioni possibili per crescere il più possibile“.

Sembri già molto proiettata verso la massima serie. Come stai lavorando a livello fisico e mentale in vista della preparazione?
“A livello mentale vengo seguita da anni da una psicologa e mental coach. Penso che lo sport non sia un mondo facile: le sicurezze non ci sono mai e il lato psicologico per me è importante quasi quanto quello fisico, se non di più. Ora mi sto prendendo un po’ di tempo per “rinascere”, perché la stagione è stata lunga e ha consumato tante energie mentali. Fisicamente però sono già all’opera nel mio centro di fiducia ad Arezzo, il centro Vertex. Ogni anno vengo qui e mi rimettono in sesto, risolvendo quegli “acciacchini” normali che si accumulano durante la stagione“.
In famiglia lo sport è di casa. Tuo babbo Giacomo, con il suo passato nel calcio professionistico, che consigli ti ha dato per la tua carriera?
“Mio papà mi ha sempre improntata allo sport di squadra, convinto che sia una delle “medicine” più importanti della vita, capace di tenerti lontano dalle strade sbagliate. Mi ha insegnato le basi fin da piccola, anche sull’alimentazione: in casa mia le bevande gassate non si vedevano quasi mai. È un genitore che non ha mai parlato con i miei allenatori, mi ha reso grande lasciandomi fare. Oggi quando mi parla gli brillano gli occhi. Mi aiuta in tutto, dalle banalità come la scelta del numero di maglia — che abbiamo scelto insieme proprio oggi — fino ai momenti difficili. Quest’anno ho avuto un’infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio e prima delle partite ero in ansia; lui mi chiamava per tranquillizzarmi, dicendomi che spesso le migliori partite si fanno proprio senza sicurezze, perché devi stare più sull’attenti. Sono felice di essere in A1 perché è il mio sogno, ma so che è anche il suo“.

Il campionato di Serie A1 è tra i più competitivi al mondo. Nel tuo ruolo ci sono campionesse assolute: a chi ti ispiri?
“Da piccolissima impazzivo per Valentina Arrighetti. Poi, crescendo, i punti di riferimento tecnici sono diventati Folie e De Kruijf; ho avuto il piacere di vederle da vicino quando ero nelle giovanili dell’Imoco e cercavo di rubare tutto con gli occhi. A livello caratteriale, però, il mio punto di riferimento è Alice Torcolacci (centrale della UYBA Busto Arsizio ndr). Ho fatto la sua “terza” a Brescia in A2: mi ha affascinato la sua determinazione. Anche quest’anno in A1, davanti alle big, giocava con un carattere impressionante. Gliel’ho detto anche recentemente: è una fonte d’ispirazione per me, spero di riportare in campo la sua stessa grinta“.
Nella prossima stagione affronterai da avversaria le due squadre toscane di A1 (Savino Del Bene Volley e Il Bisonte Firenze). Che effetto ti farà tornare in uno dei palazzetti della tua regione?
“È veramente un sogno. In quei palazzetti ci entravo da bambina e facevo impazzire mia mamma perché non volevo mai tornare a casa finché non avevo foto e firme di tutte le giocatrici. Sapere che oggi ci giocherò io è incredibile. Spero di essere un’ispirazione per le bambine che vengono dai piccoli paesini come Montevarchi: non devono abbandonare i sogni. Io da piccola non ero nemmeno così alta, ma la determinazione è la base di tutto. Non vedo l’ora, sarà un’emozione unica“.