Il MAD Murate Art District e il Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze ospitano la prima personale in Italia dell’artista ucraina Anna Perach.
“Dis/Enchanted Interiors” , a cura di Veronica Caciolli e Valentina Gensini, è un’esposizione site-specific che indaga i temi del folklore, della mitologia, del colonialismo, dell’esotismo, delle tradizioni popolari, dell’identità e del femminile.
Perach nata a Zaporizhzhia (URSS), ma attualmente a Londra, crea ambienti abitati da sculture utilizzando la tecnica di tessitura nota come tufting usata solitamente per la realizzazione di tappeti.
Il tappeto, inteso come simbolo domestico che accompagna i viaggi dell’artista sin dagli inizi della sua carriera, accoglie e innesca una serie di riflessioni sulla migrazione culturale.
Le sue sculture indossabili si trovano a metà tra oggetto e “pelle”, e vengono attivate in performance coreografate ed eseguite con sound.
In occasione di Dis/Enchanted Interiors l’artista ha inoltre realizzato due nuovi lavori per la galleria al primo piano di MAD.
“La mostra di Anna Perach affronta con grande forza espressiva temi centrali della contemporaneità come identità, memoria culturale, migrazione e rappresentazione del femminile, creando un significativo intreccio tra arte, antropologia e performance. Un progetto che valorizza anche la collaborazione tra istituzioni culturali, università e realtà formative del territorio, confermando Firenze come città capace di sostenere la ricerca artistica contemporanea e la pluralità degli sguardi” ha detto l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini. “Con Dis/Enchanted Interiors MAD Murate Art District rinnova la propria vocazione a essere un luogo aperto alla sperimentazione, al dialogo interdisciplinare e al confronto internazionale”.
“La mostra di Anna Perach conclude un percorso unico e complesso costituito da un anno di alta formazione dedicata al postcoloniale e a prospettive non eurocentriche, con prospettive di genere e legate all’ambiente, in cui 17 giovani laureati e adulti con trascorsi migratori hanno maturato competenze molto specifiche da investire in musei e istituzioni culturali italiane – ha spiegato Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD Murate Art District – Anna Perach esprime una coerenza molto forte nell’indagine sul femminile, sulla ricezione delle tradizioni e del folklore, su fenomeni di esoticizzazione domestica in analogia alla matrice coloniale della ricezione e rappresentazione culturale che l’Occidente continua ad avere rispetto al patrimonio materiale e immateriale non europeo. Su questo è molto altri aspetti MAD apre continue nuove riflessioni quale centro di ricerca e produzione internazionale di riferimento sulla scena italiana”.

Le opere esposte tra mostri, creature deformi e teste mozzate
Oltre a due nuove produzioni e ad un lavoro dedicato al Museo di Antropologia e Etnologia, MAD presenta una selezione di opere, realizzate tra il 2019 a oggi.
Mother of Monsters si ispira all’omonimo racconto di Guy de Maupassant del 1883 in cui una donna realizza corsetti in grado di deformare il corpo durante la gravidanza, causando la nascita di bambini con anomalie fisiche per farne un commercio lucroso.
Il corsetto diventa così un dispositivo ambiguo: una struttura rigida che protegge e al contempo costringe, contenendo i fluidi, comprimendo il cambiamento e rendendo visibile la tensione tra generazione, violenza e trasformazione.
Alkonost incarna la donna-uccello della mitologia slava: sposa abbandonata dal suo futuro marito, umiliata e disperata, questa figura archetipica si lascia annegare nel fiume da cui riemerge come creatura ibrida, donna-uccello. Appollaiata sui rami degli alberi, intona canti seduttivi, allo scopo di divorare i corpi degli uomini che le si avvicinano.
Perach ha dichiarato: “Nella mia rivisitazione della storia di Alkonost mi interessa la trasformazione femminile da una posizione di vittima, abbandonata e priva di potere, a quella di una ‘femme fatale’ che è al tempo stesso affascinante ed estremamente pericolosa. Impotente rispetto alla possibilità di conformarsi con la società patriarcale attraverso il matrimonio, Alkonost reagisce allora scatenando il suo ‘appetito’ per il piacere e la distruzione”.
In Uncanny Valley una serie di teste ricamate ripropone la macabra processione di teste mozzate che circondano la casa della Baba Yaga nella fiaba russa Vasilisa la Bella.
La tecnica del tufting di Perach infonde a ciascuna testa un aspetto distinto ma stranamente familiare, rendendole veicolo di memoria culturale ma evocando al contempo la sensazione inquietante di ’“uncanny valley”, un termine coniato nel 1970 dal robotico giapponese Masahiro Mori per descrivere il disagio provato quando si incontra una figura dalle sembianze quasi umane, ma non del tutto.
Per il Museo di Antropologia e Etnologia, l’artista realizzerà un’opera che tradisce una profonda autocritica verso la sua famiglia.
Emigrati dall’Unione Sovietica dopo il crollo del regime comunista, i genitori di Perach si trasferirono nel paesaggio desertico del sud di Israele e arredarono la loro casa con oggetti che, all’epoca del regime, erano considerati simboli di status sociale.
Tra questi figurano sfarzose carte da parati e tessuti ispirati alle tradizioni francesi e italiane, maschere africane e statuine asiatiche in porcellana. Erano oggetti simboli di ricchezza e di potere perché indicavano il privilegio di poter viaggiare, a causa delle restrizioni di uscita imposte dall’URSS.
