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Carcere, le istituzioni in visita a Sollicciano e Prato: focus su sovraffollamento e strutture

Nell’ambito della mobilitazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, l’assessora regionale Nardini ha visitato la casa circondariale della Dogaia di Prato, mentre il Garante regionale dei detenuti ha guidato il sopralluogo a Sollicciano

La visita al carcere la Dogaia di Prato dell’assessora Nardini

Due visite, un unico tema: lo stato delle carceri toscane. Nell’ambito della mobilitazione nazionale promossa dall’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, ieri le delegazioni istituzionali della Toscana hanno effettuato sopralluoghi alla Dogaia di Prato e a Sollicciano, evidenziando problemi legati al sovraffollamento, alle condizioni degli edifici e alla carenza di personale.

Nardini alla Dogaia di Prato: “Situazione esplosiva e insostenibile”

L’assessora regionale con delega alle politiche carcerarie, Alessandra Nardini, ha visitato la casa circondariale La Dogaia di Prato, insieme a una delegazione composta dal sindaco di Prato Matteo Biffoni, dalla consigliera regionale Marta Logli, dal presidente della sezione Toscana di Antigone Enrico Vincenzini, dalla Garante dei detenuti del Comune di Prato Margherita Michelini, dalla presidente della Camera penale pratese Elena Augustin e da Desy Parrini, associazione L’Altro Diritto.

“Una vera e propria situazione esplosiva assolutamente insostenibile, che ha bisogno di interventi ingenti a livello strutturale e chiede risposte da parte del livello nazionale” ha commentato l’assessora Nardini dopo la sua visita al carcere che ospita 633 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 589 posti, ulteriormente ridotta di 52 posti a causa della chiusura per ristrutturazione da oltre un anno della seconda sezione.

Un sovraffollamento del 160%, superiore alla media nazionale che si attesta al 140% circa, che inevitabilmente crea tensioni” ha spiegato Nardini, denunciando che “la situazione è resa ancora più drammatica dopo quello che è accaduto a Sollicciano perché numerosi detenuti sono stati portati in questa struttura e altri ne stanno arrivando anche dall’esterno. Una situazione insostenibile anche per chi ci lavora, per le donne e per gli uomini della polizia penitenziaria che sono in numero ridotto, a Prato, come nelle altre carceri del nostro Paese e della nostra regione.”

Accolta dal neodirettore del penitenziario Luca Cicerelli, la delegazione ha visitato la sezione con detenuti in isolamento e due sezioni in condizioni sensibilmente critiche, la prima, che necessita di rapidi interventi di riqualificazione, e la settima, dove gli spazi per ogni detenuto sono stati ulteriormente ridotti dalla necessità di inserire una quarta branda in celle che ne dovrebbero per legge ospitarne solo due.

“È una situazione complessa dal punto di vista strutturale – ha aggiunto il sindaco Biffoni – abbiamo bisogno dei fondi del Ministero per ristrutturare intere zone della struttura carceraria e di aumentare l’organico degli agenti di polizia penitenziaria, costretti a fare ore e ore di straordinario.” Biffoni ha fatto notare anche la necessità che “diminuisca il numero delle persone attualmente detenute. La chiusura di Sollicciano e il conseguente spostamento di persone alla Dogaia ha comportato un ulteriore disagio a una situazione che ha già superato il limite”. 

La visita ispettiva al carcere di Sollicciano di Giuseppe Fanfani, Garante regionale dei detenuti

Il Garante dei detenuti a Sollicciano: degrado inaccettabile

La giornata di mobilitazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione ha fatto tappa anche nel carcere di Sollicciano, a Firenze. Qui il Garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani, insieme a una delegazione di rappresentanti delle istituzioni e della società civile, ha denunciato una situazione di degrado ambientale e umano non più tollerabile, che calpesta il dettato costituzionale e restituisce alla società persone peggiori di come sono entrate.

Nel corso del sopralluogo, la delegazione – di cui facevano parte, tra gli altri, anche i consiglieri regionali Luca Rossi Romanelli e Lorenzo Falchi, il presidente onorario della Società della Ragione Franco Corleone, l’Abate di San Miniato al Monte Padre Bernardo Gianni e Fatima Zohra Ben Hijji presidente associazione Pantagruel – ha toccato con mano il decadimento della struttura fiorentina, già oggetto di un recente provvedimento di sequestro di due sezioni da parte del Tribunale di Firenze.

“Tutte le volte che si entra in carcere e si vedono le celle dal di dentro, ci prende un mal di stomaco dovuto alla difficoltà che ciascuno di noi ha nella propria coscienza di accettare una situazione così degradata e umiliante – ha dichiarato Fanfani – siamo di fronte a un degrado insopportabile. Abbiamo visto materassi di gommapiuma logori, celle invivibili e una diffusa assenza di dignità. Se non garantiamo il principio costituzionale della rieducazione, il carcere fallisce il suo scopo”.

Per il Garante la chiave di volta per scardinare il sistema non è solo la denuncia, ma la costruzione di una reale prospettiva di reinserimento. Ha quindi lanciato un appello concreto per trasformare il tempo della pena in tempo di lavoro: creazione di corsi professionali qualificanti (scuole di cucina, idraulica, meccanica, saldatura e edilizia); coinvolgimento diretto delle aziende della società civile all’interno del carcere; utilizzo strategico dei benefici previsti dalla Legge Smuraglia per favorire l’assunzione e la formazione dei detenuti.

Fanfani ha poi sollevato il problema del reinserimento sociale e della mancanza di alloggi per chi ottiene misure alternative o giunge a fine pena, ricordando che “è inutile che un giudice conceda una licenza o un’uscita temporanea se la persona non ha un posto dove andare: finirà inevitabilmente per tornare da dove è venuta”.

Pur sottolineando i limiti d’azione dei garanti e degli enti locali, il Garante ha richiamato alle proprie responsabilità i veri attori del cambiamento: il DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e il Provveditorato, chiedendo un intervento strutturale immediato per Sollicciano e per le altre realtà toscane al limite del collasso, come la Dogaia a Prato.

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