Il caldo estivo eccezionale ha avuto le sue ripercussioni anche sulla disponibilità di sangue e plasma. In varie regioni d’Italia si sono registrate carenze anche molto gravi, mentre la Toscana ha retto l’urto ed ha continuato a garantire il sangue a tutti i pazienti che ne avevano bisogno grazie alla generosità di oltre 115mila donatori.
“Un risultato che ci rende orgogliosi – commenta il presidente della Toscana, Eugenio Giani -, frutto della generosità dei toscani, dell’organizzazione del nostro sistema sanitario e della collaborazione delle associazioni di volontariato”.
Reggere l’urto è stato infatti possibile grazie a un quotidiano lavoro di squadra che ha coinvolto l’intero sistema: dalle associazioni di volontariato alla programmazione ospedaliera, dalla costruzione delle liste operatorie al buon uso del sangue, fino alla gestione delle scorte e alla compensazione tra le diverse aziende sanitarie.
A fronte di una produzione programmata per il 2026 di 161.500 unità di globuli rossi, nei primi sette mesi del 2026, ovvero poco più di metà anno, ne sono state raccolte già 98.571.
Un risultato pari a 3770 unità in più (il 4% di crescita) rispetto alla programmazione attesa, pari al +2,8% rispetto agli stessi mesi del 2025. Nello stesso periodo l’Italia registra una produzione in calo dell’1,2%.
Ma il dato più significativo appare un altro: nello stesso periodo la Toscana ha registrato una diminuzione del 10% dei globuli rossi trasfusi, grazie ad un uso più appropriato ed organizzato.
“Si tratta di una buona pratica – commenta l’assessora regionale alla sanità, Monia Monni – che significa migliorare la qualità delle cure, portare benefici ai pazienti e rendere il sistema più solido e resiliente. È stata anche questa attenzione a permetterci di affrontare i mesi estivi con sufficienti scorte, compensando la fisiologica riduzione delle donazioni. La Toscana è così riuscita a soddisfare le esigenze di tutti i pazienti senza dover ricorrere all’aiuto di altre Regioni, che nello stesso periodo si trovavano a loro volta in difficoltà”.
Per Giani e Monni però “servono nuovi donatori. Sono necessari per ragioni anagrafiche. Il sistema funziona al meglio se non viene meno il ricambio generazionale. Educare un giovane al valore del dono significa avvicinarlo a un’idea di responsabilità verso sé stesso e verso gli altri”.