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Ospedali, l’assessora Monni a Montepulciano: l’impegno della Regione per salvare i punti nascita

Sono tre a rischiare la chiusura, perché non raggiungono i 500 parti all’anno: per Poggibonsi e Montevarchi si pensa ad un’aggregazione con l’ospedale di riferimento più vicino, per Nottola si punta ad una deroga, vista la sua particolarità

L’assessora Monni in visita all’ospedale di Montepulciano

Continua l’impegno della Regione per salvare i tre punti nascita degli ospedali toscani che non raggiungono i cinquecento parti l’anno e a cui il Comitato nascite nazionale non è intenzionato ad autorizzare deroghe. A rischiare la chiusura sono i punti nascita di Nottola a Montepulciano, Montevarchi e Poggibonsi, tutti nella Asl Toscana Sud Est: la più grande (pari al 51% del territorio regionale) ma anche la più rarefatta riguardo la popolazione. Per Montevarchi da Roma hanno concesso una proroga di sei mesi, per Nottola di un anno.

La strategia per non chiudere i punti nascita

“Stiamo lavorando per un’aggregazione con l’ospedale di riferimento principale – ha detto ieri l’assessora alla sanità della Toscana Monia Monni, che ha visitato l’ospedale di Montepulciano – ovvero di Arezzo da una parte e Siena dall’altro. A Siena anche il policlinico è sotto soglia, fissata in questo caso a mille parti l’anno”. Il fascicolo dunque rimane aperto.

“L’idea – ha spiegato Monni – è una riorganizzazione che preveda un’equipe che faccia il parto fisiologico nell’ospedale di territorio e il parto invece con maggiore complessità o a rischio nell’ospedale principale. Questo può consentirci di mantenere aperti entrambi i punti nascite e di dare una risposta territoriale importante”.

Verso una deroga per la Nottola

Ma se questo si può fare a Montevarchi e a Poggibonsi, la riorganizzazione non può essere fatta a Montepulciano: Nottola è un caso del tutto particolare. Non rientra nemmeno nella riorganizzazione della rete ospedaliera per la sua specificità. Nella zona Amiata senese, Val d’Orcia e Valdichiana senese, quindici comuni in tutto, tanti piccoli paesi di cui alcuni montani e poco più di mille e cinquecento chilometri quadrati, vivono 76mila persone: cinquanta abitanti per chilometro quadro di media, in alcuni comuni anche solo otto.

“Nottola ha condizioni orografiche e geografiche molto particolari – ha detto Monni -. Non può essere nemmeno considerato un ospedale spoke (un ospedale ovvero che ruota attorno ad un altro baricentrico) perché è un ospedale dove non ci si può specializzare in qualcosa ma dove bisogna fare un po’ di tutto”.

Giusto ieri all’ospedale di Montepulciano sono nati due gemelli. I parti nell’anno non raggiungono i cinquecento ma hanno superato i quattrocento: 407 per la precisione e 409 bambini. Rimane indubbio che la natalità è in calo, ovunque.

“Noi capiamo che i bambini ne nascono sempre meno – ha concluso Monni – Capiamo e ovviamente siamo d’accordo con la tutela della sicurezza di mamme e bambini, che però ci impegniamo a garantire come facciamo anche in questo momento in questo ospedale. Quello che è inaccettabile è la desertificazione e stiamo facendo le nostre osservazioni, perché non siamo d’accordo con le conclusioni che sono state raggiunte: le distanze sono importanti. La soglia di cinquecento parti è dettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e noi rispettiamo ovviamente le valutazioni di carattere scientifico. Però esiste il tema delle deroghe, che nel tempo sono state assegnate sulla base delle particolarità che una struttura e un territorio esprimono”.

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