Fino al 24 gennaio 2027 Palazzo Strozzi a Firenze ospita “Broken. Il potere del frammento”, una mostra che attraversa la storia della scultura, dall’antico Egitto alla Grecia classica, fino all’arte contemporanea, un viaggio che si apre anche alle culture premoderne e moderne di Messico, Mali, Perù e Cambogia.
La mostra riunisce prestiti dalle più importanti istituzioni internazionali, tra cui il Metropolitan Museum di New York, il Museo del Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Museo Archeologico Nazionale di Atene, il Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Nacional de Antropología di Città del Messico.
Le opere dei principali maestri della storia dell’arte, tra cui Giovanni Pisano, Michelangelo, Antonio Canova, Auguste Rodin, sono affiancate alle sculture di artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo, che hanno assunto il frammento come punto di partenza per nuove possibilità espressive.
In occasione della mostra, inoltre, Palazzo Strozzi presenta una nuova installazione dell’artista Mark Manders, concepita per il cortile rinascimentale.

In mostra opere “a pezzi”
Teste, torsi, braccia, gambe, mani, piedi: sono i frammenti i veri protagonisti di questo percorso, simboli di trasformazione, distruzione e rinascita che diventano anche un grande memento mori, ricordandoci quanto la vita umana sia fragile e, proprio per questo, preziosa.
Sono pezzi che, una volta separati dall’opera originaria, sopravvivono come oggetti autonomi, capaci di essere osservati e interpretati come opere d’arte a sé stanti, aprendo un dialogo tra passato e presente.
Sono molti i motivi per cui una scultura può andare in pezzi: il semplice passare del tempo, gli eventi naturali, le guerre, il vandalismo, fino all’iconoclastia, quando gli esseri umani decidono, per ragioni ideologiche, di distruggere volontariamente un’opera d’arte.
È il caso del busto del Duce di Adolfo Wildt, colpito a picconate durante la Liberazione, nell’aprile del 1945. Un’opera segnata dalla violenza della storia e oggi tra le presenze più forti della mostra fiorentina.

Nell’arte contemporanea il frammento acquista un altro significato
Nell’arte contemporanea, invece, il frammento acquista un altro significato: non è soltanto ciò che resta di qualcosa che è stato distrutto, ma diventa portatore di un nuovo messaggio.
In “The Elephant in the Room”, Julius von Bismarck mette in scena una scultura equestre che si accascia sotto il proprio peso per poi ricomporsi.
Un’opera profondamente politica che riflette sulla precarietà del potere e dell’autorità, mostrando quanto anche ciò che sembra solido e immutabile possa improvvisamente crollare.
Nell’ultima sala della mostra, con l’installazione “Incarnator” Paul Pfeiffer presenta invece torsi, braccia e teste scomposte della pop star Justin Bieber. Una ricerca che indaga il modo in cui i media trasformano sportivi e celebrità in immagini collettive, oggetti del desiderio e vere e proprie figure di culto.
E forse è proprio qui che il frammento rivela tutta la sua forza: ciò che è rotto non è necessariamente qualcosa che ha perso il proprio significato. Al contrario, può aprire a nuove interpretazioni, raccontare la storia da un’altra prospettiva e trasformare la perdita in una possibilità.
Perché, davanti a un frammento, non vediamo soltanto ciò che non c’è più: siamo chiamati a immaginare ciò che ancora può essere.
