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© Valentina Ceccatelli

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Serena Altavilla, la voce selvatica della musica italiana in una nuova veste “spettropicale”

Dalle esperienze con Blue Willa, Solki e Calibro 35 al nuovo Ep “Costume a Tre Pezzi”: tre canzoni rilette in una nuova veste, in attesa del nuovo disco dei Mariposa e del secondo album solista della cantautrice toscana ancora top secret

C’è un animale selvatico e misterioso che attraversa da anni il sottobosco della musica italiana con passo felpato e presenza magnetica. È feroce e bellissimo, capace di graffiare e subito dopo di incantare, di inquietare e commuovere con la sua voce.

Quando Serena Altavilla sale sul palco, c’è poco da fare: si resta lì, sospesi, catturati, ipnotizzati dalla grazia e dal furore delle sue performance.

Cantante, cantautrice e musicista dalle molte vite, Altavilla ha attraversato dal 2004 a oggi alcune delle esperienze più originali e irregolari della scena indipendente italiana.

Dai Blue Willa, prodotti dalla musicista statunitense Carla Bozulich, ai Solki e ai Mariposa, fino alla collaborazione con i Calibro 35, iniziata nel 2014 e ancora in corso. Un percorso difficile da racchiudere dentro un’unica definizione, proprio come la sua musica, che sembra muoversi continuamente tra generi, linguaggi e forme.

Dopo l’esordio solista del 2021 con Morsa, Serena Altavilla si prepara a un nuovo album, sul quale sta lavorando lontano dai riflettori.

Nel frattempo, il 30 ottobre arriva su tutte le piattaforme digitali Costume a Tre Pezzi, un EP che riprende tre brani del suo percorso musicale e li trasforma in qualcosa di completamente nuovo, in una veste che lei stessa definisce “spettropicale”.

Tre canzoni messe a punto durante un minitour estivo in cui si è esibita come “One Girl Band”, ma anche tre frammenti di una storia artistica che continua a cambiare pelle: Epidermide, tratto da Morsa, e due brani dei Solki, Cheese And Moon e Little Planner, recuperati rispettivamente dagli album Sleeper Grele del 2014 e Peacock Eyes del 2017.

Un piccolo lavoro che guarda al passato per reinventarlo, mentre all’orizzonte prende forma il prossimo capitolo della sua avventura solista.

Serena Altavilla – © Valentina Ceccatelli

Ecco la nostra intervista a Serena Altavilla

Questo Ep “Costume a tre pezzi” esce un po’ diciamo fuori stagione, in autunno inoltrato, che traccia desideravi lasciare?

Le esigenze erano tante, volevo fissare nella memoria un live che stavo portando in giro, che voglio continuare a portare in giro. Lo scorso agosto a Prato è stato come stare dentro un pentolone delle streghe, un gira e rigira, un caldo che si moriva, così sono venuti fuori questi pezzi abbrustoliti, veramente caldi. Nell’allucinazione per le alte temperature abbiamo ritenuto che fosse bello fissare questo momento, come dire darlo alle stampe, fare una fotografia, è una cosa che mi capita ogni tanto e va fatta velocemente.

Lo scorso agosto a Prato è stato come stare dentro un pentolone delle streghe, un gira e rigira, un caldo che si moriva, così sono venuti fuori questi pezzi abbrustoliti, veramente caldi

Questo live che hai portato in giro è particolarissimo perché sei da sola con le tastiere, non ti avevo mai sentita in questa veste. Sono rimasta anch’io un po’ stupita quando ho sentito i pezzi che sono stati quasi completamente trasformati da questa nuova interpretazione

Di necessità esigenza o forse virtù, dovevo sintetizzare tutto in me stessa, riunire tutto in un’unica cosa, tutte le canzoni e un immaginario che avevo in mente. E questa cosa è la Casio perché è una tastiera Casio che ha permesso tutto questo. È un oggetto tra il professionale e il giocattolo, un po’ al limite, che è fenomenale perché è alla portata di tutti, di qualunque immaginazione e livello musicale. La trovo uno degli strumenti più punk del mondo, perché ti fai una piccola band, ti mandi la base, ci suoni le note sopra, i pezzi sono nati così. Poi certo i dischi sono prodotti, hanno un arrangiamento, ma hanno anche un’essenza semplice.

Cosa ci puoi rivelare su questo nuovo disco top secret a cui stai lavorando?

Posso dirti che questo inverno devo andare in letargo, che vuol dire lavorare tantissimo con l’inconscio e poi con il conscio. Però, che dire, diciamo che lo stiamo preparando e che ci saranno belle sorprese, uscirà, speriamo nel 2027. Per ora mi sto divertendo a fare i testi, ho sempre avuto problemi col significato delle parole più che sul significante. Ancora mi prendo a testate se rileggo quello che ho scritto, per me è peggio che guardami allo specchio. Comunque a gennaio 2027 esce anche il nuovo disco dei Mariposa in cui canto tanto.

Serena Altavilla – © Valentina Ceccatelli
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