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Contratti di fiume, 8 miliardi di progetti per la sicurezza idrogeologica e la tutela dei territori

A Firenze l’assemblea regionale a 60 anni dall’alluvione dell’Arno. Bastiani: “Solo il 9% delle risorse viene speso in prevenzione”. Per il direttore generale di Anbi, Massimo Gargano, la priorità è investire nella gestione dell’acqua e nella sicurezza idrogeologica dei territori

Firenze e l’Arno

Otto miliardi di euro di progetti da trasformare in interventi concreti per la tutela dei territori, la prevenzione del rischio idrogeologico e la gestione sostenibile dell’acqua.

È questa la posta in gioco al centro dell’assemblea regionale dei contratti di fiume, che si è svolta mercoledì 28 ottobre a Firenze con il titolo “Sessant’anni dall’alluvione dell’Arno: esperienze, risultati e nuove prospettive per i contratti di fiume”.

“ Siamo in questo momento su circa 8 miliardi di progetti che sono stati in qualche modo decisi e condivisi all’interno dei contratti di fiume”, ha spiegato Massimo Bastiani, coordinatore del Tavolo nazionale dei contratti di fiume. “Credo che, nel momento in cui i cittadini e le comunità locali sono d’accordo, quei soldi si riescano a spendere: le risorse ci sono, a mio avviso, si tratta solo di incanalarle”.

Il tema centrale è quello di passare dalla gestione delle emergenze a una vera politica di prevenzione. In Italia, ha sottolineato Bastiani, soltanto il 9% delle risorse viene destinato a questo scopo, mentre la parte restante è assorbita dagli interventi legati all’emergenza e alla fase successiva agli eventi calamitosi.

“Dobbiamo cambiare, dobbiamo decidere di fare una politica anche di prevenzione; non possiamo soltanto curare i danni, dobbiamo anticipare”, ha affermato il coordinatore, richiamando la necessità di mettere a disposizione risorse adeguate per azioni capaci di ridurre i rischi prima che si trasformino in disastri.

Un impegno che, secondo Bastiani, non può essere affidato esclusivamente al settore pubblico. Sarà necessario individuare modalità per coinvolgere anche i privati, per esempio attraverso strumenti di incentivazione fiscale, e promuovere una partecipazione più ampia delle comunità locali e della società civile.

“Non si tratta solo di fare ingegneria idraulica, ma di far funzionare i territori, e tutti possono collaborare”, ha osservato Bastiani, ricordando anche il problema del consumo di suolo. Secondo l’ultimo rapporto Ispra citato dal coordinatore, il 7,6% del territorio risulta impermeabilizzato.

Un dato che assume un peso ancora maggiore in un contesto segnato dai cambiamenti climatici e da eventi meteorologici sempre più critici. Per questo, ha evidenziato Bastiani, occorrono strumenti in grado di coinvolgere direttamente cittadini e società civile, rendendo la tutela del territorio una responsabilità condivisa.

L’acqua al centro delle politiche nazionali

La gestione della risorsa idrica è anche la priorità indicata da Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi, l’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue. “Oggi una priorità di questo Paese è l’acqua”, ha dichiarato, richiamando le sue molteplici funzioni: garantire la produzione alimentare, contribuire alla sicurezza idrogeologica, preservare la bellezza dei paesaggi e tutelare la biodiversità.

Tra le possibili risposte, Gargano ha indicato la realizzazione di invasi di diverse dimensioni, laddove possibile, per favorire la raccolta dell’acqua e la ricarica delle falde. “Non le dighe, ma i grandi, medi e piccoli invasi realizzati ovunque possibile in terra, per ricaricare la falda, sono una risposta attuale a un’esigenza dei territori”, ha precisato.

Sul fronte delle risorse, il direttore generale di Anbi ha richiamato la finestra di finanziamento prevista nell’ambito del Piano idrico nazionale, aperta nell’ottobre 2025 e chiusa nel gennaio 2026, sottolineando la necessità di affrontare il tema anche nel quadro della prossima legge di bilancio.

In questo scenario, i contratti di fiume possono svolgere un ruolo strategico, mettendo in relazione istituzioni, comunità locali e soggetti coinvolti nella gestione delle risorse idriche. Si tratta, secondo Gargano, di uno strumento capace di accompagnare l’intero percorso, dalla progettazione alla realizzazione fino alla gestione degli interventi, in una logica condivisa di tutela del bene comune e di contrasto al rischio idrogeologico.

 

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