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Al Teatro delle Spiagge al via la nuova stagione “REVEЯ Sognare a rovescio”

Una stagione che comprende classici visti con gli occhi del contemporaneo e nuovi spettacoli con un focus su la resistenza tra cronaca e memoria, le vite ai margini e la fragilità del presente

In via del Pesciolino, nell’estrema periferia di Firenze si trova un piccolo ma preziosissimo teatro.

Stiamo parlando del Teatro delle Spiagge vero avamposto culturale, che anno dopo anno porta in una zona lontana dal centro della città, i protagonisti del teatro italiano, con la direzione artistica Beatrice Visibelli e Nicola Zavagli.

“Nicola ed io eravamo in viaggio tra Padova e Firenze dopo una replica davvero emozionante del nostro ultimo spettacolo, La magnifica imperfezione. E ci sentivamo proprio così: imperfetti ma anche magnifici! In testa, le parole di un libro letto e riletto da poco, “Resistere ai tempi oscuri” di Asma Mhalla”, racconta Beatrice Visibelli.

Nasce così“REVEЯ Sognare a rovescio” il titolo della nuova stagione 2026/2027. Rever in francese vuol dire appunto sognare ma nel linguaggio dei sarti indica anche il risvolto del colletto di una giacca o di una camicia.

Da qui, una fusione tra mondo colto e artigianato che dà vita a un palindromo dal senso inedito e si sviluppa nell’acronimo di tre parole fondamentali: relazione, verità, resistenza.

In un universo drogato dagli algoritmi, il programma del Teatro di via del Pesciolino – sostenuto da Comune di Firenze, Regione Toscana, MiC e realizzato con il contributo di Fondazione CR Firenze – mette al centro la relazione tra persone, partendo dalla sincerità assoluta dei corpi vivi in scena ed in platea, per costruire la la verità semplice di un presente e di una memoria condivisi, e grazie a questa ‘sognare’ – e magari realizzare, anche nella fatica di una routine quotidiana – una resistenza possibile.

“In un’epoca dominata dalla velocità la nuova stagione del Teatro delle Spiagge ci ricorda con forza la centralità della persona, dell’incontro dal vivo e del pensiero critico. Attraverso la visione artistica di Beatrice Visibelli, Nicola Zavagli e Cristian Palmi, il palcoscenico di via del Pesciolino si conferma un presidio culturale virtuoso e un modello di teatro diffuso, capace di coniugare la grande qualità dei linguaggi artistici con una straordinaria vocazione sociale. Il tema scelto quest’anno — “REVEЯ: Relazione, Verità, Resistenza” — traccia un percorso prezioso che attraversa la memoria storica, le fragilità del presente, i grandi classici e il teatro per le famiglie, parlando al cuore di tutta la comunità. Come Amministrazione siamo orgogliosi di sostenere una realtà che porta la cultura capillarmente nei quartieri della città, trasformando la sala teatrale in uno spazio aperto di dialogo, inclusione e resistenza civile” ha detto Giovanni Bettarini assessore alla Cultura.

L’ANIMALE CHE SONO IO

Il programma degli spettacoli

La stagione si apre venerdì 16 ottobre con “La magnifica imperfezione. Giro del mondo su una palla in volo” (16 e 17 ottobre ore 21.00, 18 ottobre ore 16.30). Scritto e diretto da Nicola Zavagli per Teatri d’Imbarco, vede in scena Beatrice Visibelli insieme ad Andrea Zorzi, fuoriclasse della pallavolo mondiale. Insieme guidano un pazzo giro del mondo inseguendo una palla in volo attraverso cinque continenti e un intero Novecento: porti e oceani, palestre e oratori di provincia, streghe giapponesi e hippy californiani. Lo sport diventa lingua universale e specchio del mondo, una pratica sempre umana e meravigliosamente imperfetta.

Da qui il cartellone parte con una carrellata di voci differenti, dove tra dramma, ironia e sogno a contare è prima di tutto chi racconta.

Il primo grande file rouge è quello della resistenza, tra cronaca e memoria.

“Poveri noi” (30 ottobre), vincitore del Premio Matteotti, affida a Silvia Frasson la storia della famiglia della partigiana Gabriella Degli Esposti vista con gli occhi della piccola Savina.

“In marcia” (7 novembre), con Fabrizio Saccomanno e Redi Hasa, trasforma l’esodo in un canto epico senza tempo.

Alla stessa urgenza rispondono, da mondi e atmosfere diverse, “Figlie di Sherazade” (11 marzo) con le storie intrecciate di una giovane turca fuggita da un matrimonio imposto e una bambina afghana rifugiata in Pakistan , “Il paese nelle mani” (21 marzo, in occasione della Giornata nazionale in ricordo delle vittime di mafia), un testo di Nicola Zavagli interpretato da Beatrice Visibelli che ripercorre le stragi di mafia del 1992-1993, e “Centottantacinque” (1 aprile), dove le vittime del lavoro tornano a essere nomi e non cifre nel testo di Silvia Nanni pubblicato da Edizioni Piagge.

Il ciclo si chiude il 22 aprile, nelle celebrazioni per la Liberazione, con “Pesche miracolose”: la Resistenza raccontata da Luca Radaelli attraverso lo sguardo di un ragazzo.

L’IMPERATIVO CATEGORICO

Un secondo filo conduttore riguarda le vite ai margini e la fragilità del presente.

Dal confronto tra l’umano e l’altro assoluto di “L’animale che sono io” (8 novembre), pensato per grandi e piccoli, all’alterità che si reinventa nella cooperazione con “Tempo orfano” (3 dicembre) che racconta alla storia di Adam, arrivato in Italia dopo la guerra in Libia.

Poi il ritratto interiore di una coppia anziana e stralunata in “Sergio” di e con Francesca Sarteanesi (11 dicembre, seguito dal laboratorio “Almeno nevicasse” il 12 e 13), la satira feroce della mediocrità di “Pistillini e Scannaretti” (18 e 19 dicembre), ma anche “L’imperativo categorico” (28 gennaio) che presenterà per la prima volta in italiano il testo omonimo di Victoria Szpunberg: il ritratto di una docente sull’orlo dell’emarginazione.

Mentre il dramma tragicomico di una memoria dispersa sarà al centro dello spettacolo “Di tutti i colori” (4 febbraio). In scena, anche la disperazione della dipendenza dal gioco raccontata in “GAP” (14 febbraio).

Tra i classici visti con occhi nuovi, mettendo al centro la biografia irripetibile di autori e protagonisti, citiamo “Dottor Cechov il cuore come va?” (24 e 25 ottobre), in cui gli spettatori diventano pazienti in coda in un ambulatorio senza tempo; “Juliet” (15 novembre) che racconta la follia d’amore di Giulietta attraverso lo sguardo del clown.

E ancora “Le canzoni del sig. Dario Fo”, ricordato nel centenario della nascita (20 novembre); il nuovo allestimento de “La mite” da Dostoevskij dove Visibelli dà corpo e voce al carnefice in una storia che parla di violenza contro le donne (25-27 novembre), la rievocazione della memoria profonda di Cesare Pavese in “Gente spaesata”(27 febbraio), finalista del premio In-Box; “Cuori” (4 marzo) che dà vita nuova alla bambola e al soldato del celebre racconto di Andersen; la Mirandolina contemporanea de “La locandiera, lo chef e gli altri” (10 e 11 aprile).

Non mancherà il teatro per ragazzi e famiglie, con il suo colorato e paradossale immaginario: “Blu. Il colore della felicità” (17 gennaio), “TikTok TAC. Il risveglio del principe d’Egitto” (14 marzo), “Per un Raperonzolo” (18 aprile).

TikTok TAC

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