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Scoperta una nuova classe di molecole antivirali: lo studio dell’Università di Pisa

La ricerca, condotta con gli atenei di Torino e del Piemonte Orientale, individua un composto in grado di bloccare in vitro la replicazione di virus influenzali, coronavirus e virus sinciziale

Ricerca - © Louis Reed, Unsplash

Un’importante novità nella ricerca sui farmaci antivirali ad ampio spettro arriva dall’Università di Pisa che, in collaborazione con gli atenei di Torino e del Piemonte Orientale, ha individuato una nuova classe di molecole capaci di ostacolare in vitro la replicazione di diversi virus respiratori. La scoperta si basa su un meccanismo innovativo: le molecole non colpiscono direttamente il patogeno, ma intervengono su un processo della cellula ospite che i virus sfruttano per moltiplicarsi.

Come spiegato dall’Ateneo pisano, “lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Medicinal Chemistry, si concentra su Pdia3, una proteina delle cellule umane che svolge un ruolo importante nella maturazione e nel corretto ripiegamento di molte proteine”.

Nel corso della ricerca è stata identificata una nuova classe chimica di inibitori di questa proteina, all’interno della quale spicca una molecola particolarmente promettente, denominata Av22. Il composto, si legge nella nota dell’università, “ha mostrato in vitro un’attività antivirale a concentrazioni molto basse nei confronti di virus appartenenti a tre diverse famiglie, tra cui virus influenzali, coronavirus e virus respiratorio sinciziale”.

I test di laboratorio hanno dimostrato che Av22 entra in azione dopo l’ingresso del virus nella cellula, andando a compromettere la corretta maturazione delle sue proteine di superficie. Nel caso specifico dei coronavirus, l’azione della molecola riduce la formazione dei ponti disolfuro della proteina Spike, determinando la produzione di particelle virali con un potere infettivo nettamente inferiore.

Il lavoro, sottolinea l’Ateneo, “introduce quindi un approccio diverso rispetto agli antivirali tradizionali: invece di colpire direttamente una proteina virale, punta a modulare un processo della cellula ospite che diversi virus utilizzano per completare il proprio ciclo replicativo e potrebbe favorire lo sviluppo di antivirali ad ampio spettro, potenzialmente efficaci contro più virus e le loro relative varianti, e meno sensibili all’insorgenza di resistenze”.

Il percorso verso un eventuale impiego terapeutico è tuttavia ancora all’inizio. Come precisa l’Università di Pisa, “Av22 rappresenta un composto guida per ulteriori studi e non un farmaco pronto per l’impiego clinico: la sua efficacia e sicurezza dovranno essere valutate in modelli animali e successivamente, se i risultati saranno favorevoli, in studi clinici“.

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