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Estrazione del Dna e un appello: l’Università di Firenze vuole dare un nome alle ultime 7 vittime ignote delle Fosse Ardeatine

L’Ateneo avvia una nuova fase di ricerca delle persone ancora non identificate chiedendo ai familiari informazioni utili alla ricostruzione delle linee genealogiche e la donazione volontaria di un campione biologico

estrazione del DNA

Nel sacrario che contiene i corpi dei 335 civili e militari uccisi nella strage di Roma nel 1944 dalle truppe di occupazione tedesche, sette tombe portano ancora la scritta “Ignoto”. A 82 anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, l’Università di Firenze avvia una nuova fase di ricerca con l’obiettivo di identificare tutte le vittime attraverso il coinvolgimento dei familiari. Protagonista del tentativo è l’antropologa forense Elena Pilli e il suo gruppo di ricerca dell’Ateneo che da 16 anni cerca di ridare un nome a chi non è stato identificato.

Elena Pilli

Dal 2010 a oggi identificate cinque delle dodici vittime inizialmente ignote

Il team di studio utilizza un approccio interdisciplinare che integra l’antropologia forense, attraverso l’estrazione e la caratterizzazione molecolare del Dna degradato,  e la ricerca storico-documentale.

Un lavoro che viene portato aventi in collaborazione con il RIS dei Carabinieri di Roma, l’Ufficio per la Tutela della Cultura e della Memoria della Difesa, il Museo Storico della Liberazione di Roma, la Comunità Ebraica di Roma, l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, tutti i partner del progetto Virtual Biographical Archive (ViBiA – archivio digitale biografico delle vittime della strage) e le rappresentanze delle famiglie delle vittime (ANFIM). Dal 2010 a oggi sono state identificate, in momenti diversi, cinque delle dodici vittime inizialmente ignote.

Il progetto entra ora in una nuova fase operativa ed Elena Pilli lancia ora un appello per identificare le ultime sette vittime ancora ignote della strage. “Per proseguire il percorso di memoria pubblica e giustizia storica che negli ultimi anni si è arricchito anche grazie al contributo della storica Alessia Glielmi e della documentarista Michela Micocci – afferma Pilli – riteniamo oggi necessario affiancare alla ricerca scientifica il contributo delle famiglie, sia fornendo informazioni utili alla ricostruzione delle linee genealogiche sia attraverso la donazione volontaria di un campione biologico. Se la guerra, con il suo carico di orrore, mira a distruggere e cancellare, l’impegno di restituire un nome, un’identità e una storia alle vittime ancora senza nome rappresenta una delle azioni più importanti per riaffermare le ragioni della vita, di ogni vita, che non può essere dimenticata”.

Il contributo delle famiglie è essenziale per rendere possibile il confronto genetico e completare il processo identificativo. L’appello, precisa l’Università di Firenze,  è rivolto a tutti i familiari delle vittime, ma anche a chi, sulla base di ricordi familiari o informazioni documentali, ritenga che un proprio congiunto possa essere stato tra le vittime dell’eccidio. Per informazioni e per partecipare, anche dall’estero: iris@bio.unifi.it

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