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© Costanza Baldini

Cultura /

Il collettivo Superflex allaga il cortile di Palazzo Strozzi per far riflettere sul cambiamento climatico

L’installazione “There Are Other Fish In The Sea” immagina un mondo in cui le architetture create dall’uomo saranno sommerse dall’acqua, diventando l’habit ideale per le specie marine

Nel 60esimo anniversario della devastante alluvione del 1966 a Firenze, Palazzo Strozzi diventa il punto di partenza per promuovere un cambiamento di prospettiva nel nostro rapporto con l’ambiente e con il cambiamento climatico, mettendo in discussione la centralità attribuita all’essere umano.

“There Are Other Fish In The Sea” è il titolo dell’installazione del collettivo danese SUPERFLEX che ha “allagato” il cortile del palazzo, collocando in una grande vasca d’acqua sculture in travertino rosa, di altezze diverse.

L’idea di base è far riflettere i visitatori sul fatto che nei prossimi anni il livello dei mari si alzerà, alterando irrimediabilmente la vita degli esseri umani.

Gli artisti immaginano un mondo in cui le architetture create dall’uomo saranno sommerse dall’acqua, (compreso Palazzo Strozzi) diventando l’habit ideale per le specie marine.

“Abbiamo usato l’acqua per il suo poter riflettente, questo bacino d’acqua riflette le colonne e le nuove strutture sprendo una prospettiva completamente inedita. Le sculture che hanno altezze diverse e possono essere visti come indicatori del livello del mare.ha raccontato il collettivo SUPERFLEXNon pensiamo che l’arte possa operare grandissimi cambiamenti, ma può di sicuro sollevare delle domande, poi sta a noi esseri umani dare delle risposte”.

Superflex, There Are Other Fish In The Sea – © Costanza Baldini

Nel cortile di Palazzo Strozzi un’installazione per le specie marine

L’idea dei SUPERFLEX è in realtà ancora più radicale: There Are Other Fish In The Sea propone un progetto di “architettura interspecie“, sviluppata secondo l‘Interspecies Architectural Manifesto: un insieme di principi che il collettivo ha definito per progettare architetture che tengano conto delle esigenze di altre specie.

Le colonne in travertino sono infatti concepite come potenziali habitat per la vita marina. La biodiversità nei mari prospera attorno a strutture con ampia superficie disponibile; per questo i moduli che compongono le colonne hanno piani irregolari di diverse dimensioni.

L’opera prende spunto dallo spazio rinascimentale di Palazzo Strozzi come spunto per immaginare nuove forme di costruzione e convivenza tra umani e animali.

“Con questa installazione SUPERFLEX attiva un confronto diretto con il Cortile di Palazzo Strozzi, proseguendo la linea della Fondazione di mettere in relazione la sua architettura rinascimentale con visioni contemporanee” – dichiara Arturo Galansino, curatore del progetto e Direttore Generale dalla Fondazione Palazzo Strozzi“L’opera invita a immaginare nuove forme di convivenza tra specie, in linea con la visione di Palazzo Strozzi come luogo di dialogo tra passato e futuro, dove ricordare la tragedia dell’alluvione del 1966 come un monito e un punto di reimmaginazione e ripensamento”.

Il progetto SUPERFLEX. There Are Other Fish In The Sea è promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati, in collaborazione con Kunsthal Spritten, Aalborg, Danimarca.

Superflex, There Are Other Fish In The Sea – © Costanza Baldini

Il Manifesto architettonico interspecie dei SUPERFLEX

1. Dipingilo di rosa
I polipi di corallo preferiscono insediarsi in ambienti rosa grazie al loro rapporto mutuamente vantaggioso con le alghe coralline rosa. Usando materiali rosa o dipingendo le nostre strutture di rosa, stiamo adottando un colore suggerito dal mare, lasciando che siano le altre specie a prendere decisioni estetiche.

2. Le superfici sono interfacce
La vita marina deve avere la possibilità di muoversi attraverso tutte le superfici, attraverso aperture e passaggi in cui possa nascondersi, nidificare e giocare. Gli spazi intermedi hanno lo stesso valore dello spazio stesso.

3. L’angolo retto è sbagliato
Dobbiamo costruire usando angoli che trasformino le nostre strutture in modo che siano utilizzabili da altre specie. Evitando gli angoli a 90 gradi, si interrompe anche il movimento umano nello spazio, incoraggiando a rallentare.

4. Materialismo magico
Il materialismo magico reimmagina la nozione di durabilità. La qualità di un materiale dovrebbe essere determinata dalla sua capacità di favorire la trasformazione. Gli edifici dovrebbero mutare e trasformarsi nel tempo e a seconda dell’ambiente.

5. Dì no alla gravità
Gli esseri umani sono ancorati alla superficie del pianeta, ma altre specie hanno un rapporto diverso con la gravità. Dovremmo costruire strutture che possano funzionare come luoghi d’incontro per creature che si muovono in altri modi, per esempio nuotando, galleggiando, strisciando e volando.

6. Massimizza la superficie
Le ricerche indicano che le superfici dure favoriscono la biodiversità negli ecosistemi marini danneggiati. Di conseguenza, il progetto deve massimizzare l’estensione delle superfici dure per contribuire a favorire la biodiversità.

7. Coltiva il silenzio
Il suono percorre distanze incredibili sott’acqua, attraversando rapidamente molti chilometri in ogni direzione. Dovremmo costruire con materiali che attenuino il suono, contribuendo a creare silenzio nell’oceano, un ambiente acustico salubre in cui le altre specie possano comunicare e orientarsi.

8. Pratica collettiva estesa
Invitando piante, animali e corsi d’acqua a partecipare a collaborazioni collettive, possiamo progredire in modo sostenibile come pari dal punto di vista ecologico. La pratica di plasmare il nostro ambiente dovrebbe tenere conto delle esigenze e delle preferenze delle altre specie.

Superflex, There Are Other Fish In The Sea – © Costanza Baldini

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