Dal 27 marzo al 27 settembre Villa Bertelli, a Forte dei Marmi, ospita la mostra “Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito”, a cura di Rita Iacopino e Nadia Bastogi.
L’esposizione mette in dialogo il prestigioso nucleo di dipinti del Seicento napoletano conservato dal Museo di Palazzo Pretorio di Prato con una selezione di capolavori della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito a Napoli, dando vita a un percorso che ricostruisce l’eredità di Caravaggio nella pittura partenopea del XVII secolo.
Il progetto nasce dal fatto che il museo pratese custodisce uno dei più importanti nuclei di pittura napoletana del Seicento, secondo solo alle collezioni fiorentine, e dall’altissimo valore della raccolta De Vito, tra le più significative collezioni private dedicate al naturalismo caravaggesco.
Due storie di collezionismo, antico e moderno, che si intrecciano per raccontare l’evoluzione di una stagione artistica decisiva.

I protagonisti della mostra
Il percorso si apre con il Noli me tangere di Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello, capolavoro del Museo di Palazzo Pretorio e testimonianza diretta dell’impatto di Caravaggio a Napoli.
Accanto, opere della collezione De Vito dello stesso Battistello e di protagonisti come Massimo Stanzione e Paolo Finoglio, documentano la diffusione del naturalismo e le sue aperture verso istanze classiciste e cromatiche.
Un secondo nucleo è dedicato a Jusepe de Ribera, figura chiave del naturalismo più rigoroso, presente con il Sant’Antonio abate firmato e datato 1638.
Attorno a lui si sviluppa il confronto con artisti della sua cerchia, tra cui il cosiddetto Maestro dell’Annuncio ai pastori e Francesco Fracanzano, che interpretano in chiave intensa e realistica temi sacri e allegorici.
Ampio spazio è riservato anche alle figure femminili – sante e protagoniste bibliche – attraverso opere di grande qualità come la Santa Lucia di Bernardo Cavallino, la Sant’Agata di Andrea Vaccaro e il Cristo e la Samaritana di Antonio De Bellis, che testimoniano l’evoluzione del linguaggio pittorico tra naturalismo, influssi neoveneti e suggestioni rubensiane.
Il percorso prosegue con Mattia Preti, protagonista del passaggio al pieno barocco, rappresentato dal Ripudio di Agar di Palazzo Pretorio e da importanti dipinti della collezione De Vito, tra cui una intensa Scena di carità e la Deposizione dalla croce del periodo maltese.
La mostra si chiude alle soglie del Settecento con il Buon Samaritano di Nicola Malinconico, artista legato a Luca Giordano, che traghetta la pittura napoletana verso nuovi esiti barocchi.
