Restituire alle bambine e alle adolescenti che affrontano una malattia la possibilità di scegliere, un giorno, se diventare madri.
È questo l’obiettivo della nuova rete regionale per la preservazione della fertilità, presentata al Meyer Health Campus di Firenze e già operativa.
Si tratta del primo progetto di questo tipo in Italia realizzato all’interno del sistema sanitario pubblico e nasce dalla collaborazione tra Meyer, Careggi, Asl toscane e Università, con il contributo dell’Università dell’Aquila.
La rete mette a sistema procedure e competenze per intervenire tempestivamente nei casi in cui una patologia, un intervento chirurgico o una terapia salvavita possano compromettere la funzione ovarica.
Un aspetto decisivo, perché la preservazione della fertilità deve essere valutata prima dell’intervento o dell’inizio delle terapie. La nuova organizzazione punta quindi non solo a garantire la possibilità di accedere alle procedure, ma anche a formare il personale sanitario e a diffondere le informazioni tra professionisti e famiglie, indipendentemente dal luogo di residenza della paziente.
Per le bambine che non hanno ancora raggiunto la pubertà è possibile prelevare, attraverso un intervento mini-invasivo, una piccola porzione di tessuto ovarico sano e procedere alla sua crioconservazione. Il tessuto potrà essere reimpiantato anche a distanza di anni, una volta terminate le terapie, con l’obiettivo di recuperare la funzione ovarica e consentire una gravidanza. Per le ragazze che hanno già iniziato a ovulare, invece, può essere prevista la stimolazione ovarica e la successiva conservazione degli ovociti.
Il progetto nasce anche dalla necessità di intervenire in situazioni diverse tra loro: oltre alle patologie oncologiche, la fertilità può essere compromessa da alcune malattie o da eventi acuti, come una torsione ovarica. La rete regionale mira proprio a fare in modo che anche in situazioni di emergenza i professionisti dispongano delle competenze necessarie per adottare procedure che consentano, quando possibile, di preservare la funzione riproduttiva.
“Curare un paziente non vuol dire solo limitarsi alla sua guarigione”, sottolinea l’assessora alla Sanità della Toscana Monia Monni, evidenziando come l’obiettivo sia prendersi cura della persona nella sua interezza e guardare anche al suo futuro. Il progetto rappresenta così un esempio di integrazione tra ricerca, multidisciplinarietà e umanizzazione delle cure, mettendo in relazione competenze pediatriche, ginecologiche, chirurgiche e di medicina della riproduzione.
Il Meyer sarà il principale punto di riferimento della rete, mentre Careggi avrà un ruolo centrale nella crioconservazione dei tessuti. L’intervento di prelievo, spiegano gli specialisti, dura meno di un’ora e richiede generalmente una sola notte di ricovero. Le procedure di crioconservazione e successivo reimpianto sono già utilizzate a livello internazionale e hanno portato alla nascita di bambini sani.
L’obiettivo della Toscana è ora rendere questo percorso accessibile e strutturato all’interno dell’intero sistema sanitario regionale, così da poter intervenire il più precocemente possibile e preservare, insieme alla salute, anche una possibilità per il futuro.