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Un ballerino fiorentino alle Olimpiadi: Carlo Pucci e l’emozione di San Siro

Dai palchi della lirica al prato di San Siro: il ballerino professionista racconta da protagonista la cerimonia olimpica di Milano Cortina

San Siro pieno, le luci, la mondovisione, il Presidente della Repubblica in tribuna. E al centro di tutto, il movimento. Per Carlo Pucci, ballerino professionista fiorentino, la cerimonia delle Olimpiadi di Milano Cortina è stata qualcosa di indimenticabile: “Un’esperienza unica nel suo genere, una di quelle cose che succedono una volta sola. Per questo sono davvero contento di averla fatta“.

Pucci non è nuovo ai grandi palcoscenici, ma questa volta il contesto aveva qualcosa di irripetibile. “Avevo già danzato a San Siro anni fa, per il musical dei Promessi Sposi, ma lì gli spalti dietro al palco erano vuoti. Questa volta invece lo stadio era pieno a 360 gradi. È stata una bellissima emozione, amplificata dal fatto che era un evento seguito in tutto il mondo“.

Dalle audizioni ai grandi numeri

Il coinvolgimento nella cerimonia è arrivato attraverso un meccanismo complesso, che ha messo insieme volontari e professionisti. “C’erano diversi livelli di partecipazione. Migliaia di volontari impegnati nelle Olimpiadi in generale e circa un migliaio coinvolti solo nella cerimonia d’apertura, tra palco e backstage. Per coordinare una macchina del genere servivano però anche dei professionisti“.

Accanto agli ospiti VIP, era necessario costruire una struttura solida. “Per i ballerini professionisti c’è stata un’audizione, mentre altri sono stati contattati direttamente dai coreografi. Il coordinamento generale era affidato a Nikos Lagousakos, che lavora spesso su grandi eventi sportivi, mentre ogni segmento aveva uno o più coreografi di riferimento”.

© Jasmin Polanec

Un mese e mezzo di prove

La preparazione è stata intensa e variabile a seconda del ruolo. “In media noi professionisti avevamo due interventi a testa durante la cerimonia. Io ho iniziato le prove a metà dicembre fino alla sera prima dell’evento: circa un mese e mezzo di lavoro“.

Le prove non si sono svolte subito all’interno dello stadio. “A San Siro siamo entrati solo circa una settimana prima, per via delle partite e dell’allestimento. Prima provavamo nel Parco dei Capitani, il grande parcheggio davanti allo stadio, dove avevano ricreato uno spazio con le stesse dimensioni del palco. Lì c’erano tensostrutture con camerini, bagni, mensa. Una vera e propria cittadella“.

Il segmento dell’Italia e l’accensione del calderone

Pucci è stato coinvolto in due momenti chiave della cerimonia. “Ho partecipato al segmento dedicato all’Italia, quello con Matilda De Angelis, con la regia di Damiano Michieletto e le coreografie di Fattoria Vittadini e Tamara Carignano. Era il quadro con più volontari in assoluto: 30 professionisti e 240 volontari. Da gestire è stato sicuramente il più complesso, ma anche una bellissima sfida, tutto molto colorato e potente dal punto di vista visivo“.

Il secondo intervento è arrivato nel finale. “Ho fatto anche il segmento conclusivo, quello dell’accensione dei bracieri. Un momento davvero carico di significato”.

Dietro le quinte delle grandi cerimonie

Durante le prove non è mancata la presenza dei vertici creativi. “Marco Balich era spesso presente, seguiva le prove insieme al produttore. Vederli lavorare da vicino è stato impressionante: ti rendi conto della complessità e della precisione necessarie per eventi di questo livello“.

Per Pucci, che fa della danza il suo mestiere, l’esperienza olimpica rappresenta comunque qualcosa di diverso. “È stata una cosa nuova anche per me. Ho scelto di farla perché mi stimolava, perché usciva dalla routine del mio lavoro quotidiano“.

© Roberto Ricci

Tra lirica, insegnamento e nuove generazioni

Guardando al futuro, il percorso di Pucci è sempre più legato al mondo dell’opera lirica. “Negli ultimi anni lavoro tantissimo con la lirica, dove spesso servono performer che sappiano muoversi, ma anche stare in scena, conoscere la musica“. Una scelta anche di continuità lavorativa. “In Italia le opportunità non sono tantissime e stare fuori richiede uno sforzo personale enorme. Per anni ho lavorato sulle navi da crociera tedesche, vivendo lontano da casa. Sono esperienze che rifarei, ma oggi faccio scelte diverse“. Accanto al palcoscenico, c’è spazio anche per la trasmissione dell’esperienza. “Collaboro con alcune scuole, insegno, cerco di trasferire qualcosa alle nuove leve. Per ora riesco ancora a performare e a lavorare bene, ed è una fortuna“.

Una passione nata quasi per caso

La danza, all’inizio, non era affatto scontata. “Da bambino i miei mi hanno fatto provare un po’ di sport, ma niente mi prendeva davvero. Avevo però una predisposizione naturale per il movimento e la musica. Ho chiesto di provare una scuola di danza, quasi per tentativo, e da lì non ho più smesso“.

 

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