La seduta straordinaria del Consiglio comunale di Firenze per commemorare il 60° anniversario dell’Alluvione del 1966 è stata l’occasione per la città di riabbracciare i suoi angeli del fango, quelli del 1966 e le ragazze e ragazzi che si sono rimpoccati le maniche dopo l’alluvione del 2023 a Campi Bisenzio.“Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di continuare a spalare fango senza ascoltare e fare nostra la loro preoccupazione per il futuro del nostro pianeta”, è stato il monito della sindaca Sara Funaro nel corso della cerimonia del 3 novembre nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.
La commmorazione solenne ha visto anche un annullo filatelico commemorativo, promosso dal Comune di Firenze in collaborazione con Poste Italiane.
“Quella tragedia ha cambiato per sempre il nostro rapporto con l’Arno e ci ha insegnato che la sicurezza del territorio non può mai essere data per acquisita – ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani – . Questo annullo filatelico racchiude sessant’anni di memoria e ci consegna un messaggio preciso: ricordare significa anche assumersi la responsabilità di proteggere il futuro. È questo il modo più autentico per rendere omaggio a chi visse quei giorni drammatici”. Per il timbro speciale, che riporta la dicitura “60 anni dall’alluvione Firenze 2026-1966”, l’assessorato alla protezione civile ha scelto una fotografia di Luciano Gori, parte della raccolta di immagini donate al Comune di Firenze dalla famiglia del fotografo.
Le testimonianze
“Per tutta la notte abbiamo viaggiato e la mattina all’alba siamo arrivati a Piazzale Michelangelo, da dove, guardando la città, mi è sembrato impressionante vederla come un lago marrone scuro”, ha ricordato il generale Vittorio Gambino, che prestò servizio con il Primo Reggimento Bersaglieri Corazzato di stanza ad Aurelia, a Civitavecchia. “Intervenimmo a Signa e a San Donnino – ha detto -, soccorrendo molte persone sui tetti, alle finestre e sui terrazzi. Qualcuno veniva via con noi, mentre a quelli che rimanevano davamo viveri. Di seguito, recuperammo molte bestie affogate nelle stalle per essere bruciate”.
60 anni dopo, arriva la testimonianza di Greta Carducci, studentessa e volontaria a Campi Bisenzio in occasione dell’alluvione del novembre 2023: “Molti abitanti stavano lavorando senza sosta già da due giorni, noi cercammo semplicemente di fare quello che potevamo: spalare il fango, svuotare le abitazioni, portare fuori i mobili danneggiati. A pranzo ci ritrovammo alla Casa del Popolo. Eravamo davvero in tantissimi, molti provenienti proprio dal nostro liceo. Per me rappresentò qualcosa di veramente particolare: la dimostrazione concreta di quante persone si fossero mobilitate per aiutare gli altri”.
In quelle tragiche ore c’era anche il maresciallo della guardia di finanza Giorgio Giorgetti, oggi 95enne, e componente del direttivo dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia. a sua testimonianza, viene spiegato in una nota, restituisce voce a una generazione di finanzieri che seppe trasformare il senso del dovere in autentica solidarietà, coniugando l’assistenza alla popolazione con la salvaguardia della sicurezza e della legalità. In quei giorni, viene ancora ricordato, la Guardia di Finanza “offrì un significativo e prezioso contributo alle operazioni di soccorso, distinguendosi per coraggio, abnegazione e uno straordinario spirito di solidarietà”. “Particolarmente importante – viene sottolineato – fu anche l’apporto della guardia di finanza nell’attività di prevenzione e contrasto dello sciacallaggio».
Presenti sul campo, come sempre, anche i Vigili del fuoco. Furono circa 1.400 che “accorsero nel capoluogo toscano, affiancati da personale proveniente dagli altri comandi provinciali toscani e da diverse regioni italiane”, ricorda il comando toscano. “Natanti, mezzi anfibi e attrezzature di soccorso, furono effettuate operazioni di salvataggio, evacuazione e assistenza alla popolazione rimasta isolata nelle abitazioni e nelle zone sommerse”. “L’impegno del Corpo si estese anche agli altri territori della Toscana colpiti dall’emergenza, tra cui la Maremma, il Valdarno, il Casentino e le aree della piana fiorentina. Superata la fase più critica, i Vigili del fuoco continuarono a operare per il ripristino delle condizioni di sicurezza, la rimozione di acqua e fango e il recupero di beni, edifici e patrimonio storico-artistico, contribuendo alla ripresa delle comunità colpite”.
L’opera svolta in occasione delle alluvioni del 1966 “fu riconosciuta con il conferimento al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco della Medaglia d’oro al valor civile nel 1967, a testimonianza del coraggio, dell’abnegazione e dello spirito di servizio dimostrati dai suoi appartenenti”.