Potenziare l’intervento precoce e intensivo sulla salute mentale degli adolescenti: è l’obiettivo di Cdf Safe Teen Firenze, progetto sviluppato da ‘C’è da fare Ets’ in collaborazione con l’Azienda ospedaliera universitaria Meyer e la Fondazione Meyer, nell’ambito dell’ambulatorio adolescenti. L’iniziativa è stata presentata nella sede della Regione Toscana a Firenze: tra i presenti i fondatori di C’è da fare Silvia Rocchi e Paolo Kessisoglu, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il presidente della Fondazione Meyer Marco Carrai, ed il direttore sanitario dell’ospedale pediatrico fiorentino Emanuele Gori.
Un percorso ad hoc per ragazzi e ragazze tra i 12 e i 17 anni
Il progetto ‘Cdf safe teen Firenze’ propone un percorso ambulatoriale ad alta intensità rivolto ad adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni con grave sofferenza psicologica o psichiatrica, come comportamenti autolesivi, ideazione suicidaria, disturbi del comportamento alimentare, o ritiro sociale severo, che richiedono un intervento tempestivo e una presa in carico continuativa.
Si prevede la presa in carico di 10 adolescenti con un percorso terapeutico integrato di 12 mesi.
“Crediamo che la tempestività e la continuità della cura possano fare la differenza nei momenti più delicati del disagio – hanno detto Kessisoglu e Rocchi – costruire una rete nazionale significa mettere in dialogo le eccellenze sanitarie dei territori e sostenere percorsi che non lascino soli gli adolescenti e le loro famiglie”.
“Questo progetto ha un doppio valore – ha commentato il presidente Giani – stringe una nuova sinergia tra privato solidale e servizio sanitario pubblico, ma riconosce anche l’eccellenza del servizio sanitario pubblico toscano”.
Gori ha spiegato che “stiamo assistendo a un drammatico aumento dei problemi di salute mentale tra i giovanissimi: negli ultimi tre anni sono infatti aumentati sia i numeri sia la gravità dei pazienti. Nel percorso di presa in carico di questi adolescenti il Meyer dà risposte alle emergenze e alle urgenze psichiatriche per poi affidarli ai servizi specialistici presenti sul territorio”.