Arezzo non è solo una tappa, ma un punto di partenza e di ritorno. I Negrita arrivano per due concerti nella loro città il 19 e 20 dicembre al Teatro Petrarca, aggiungendo un capitolo speciale al “Canzoni per Anni Spietati Tour In Teatro 2025”.
Un tour attesissimo, che ha portato la band toscana nei principali teatri italiani con uno spettacolo elettrico e rinnovato, tra brani dell’ultimo concept album e canzoni che hanno attraversato trent’anni di storia del rock italiano senza perdere forza né urgenza.
In questo incontro ravvicinato con il pubblico di casa, Pau, Drigo e Mac tornano a raccontarsi: della musica come atto di resistenza, del tempo che cambia e di canzoni nate per restare.
Ecco la nostra intervista a Drigo
Ciao Drigo! Siete alla fine di un lungo tour che nel 2025 vi ha portato in giro per tutta Italia, che emozione è tornare a suonare a “casa”, nella vostra città?
Senza dubbio una grande emozione, sono le ultime due date, è davvero un regalo poter chiudere nella nostra città con il teatro pieno di amici e parenti. Arezzo è una città in cui ci si conosce tutti, quindi sarà sicuramente bellissimo.
Da artisti, da adulti e da genitori è stato inevitabile, mentre scrivevamo, raccontare gli anni pieni di paura, di sospetti per il prossimo, di divisioni, di tutte le negatività che stiamo vivendo
“Canzoni per Anni Spietati” è un concept album molto coraggioso e intenso, com’è nata l’idea di raccontare appunto questi anni così difficili
Una band come la nostra arrivata a questo punto della carriera e alla nostra età non avrebbe potuto fare altrimenti. Serviva un album che parlasse della contemporaneità, di quello che stiamo vivendo. Da artisti, da adulti e da genitori è stato inevitabile, mentre scrivevamo, raccontare gli anni pieni di paura, di sospetti per il prossimo, di divisioni, di tutte le negatività che stiamo vivendo. Questo è il nostro presente, anche se grazie al cielo c’è anche spazio per la speranza.
Un pezzo che mi ha colpito è “Noi siamo gli altri”, chi sono oggi “gli altri” per i Negrita?
Quelli che non si sentono rappresentati da uno schieramento politico, quelli che si trovano ad assistere a una realtà che non ci riflette e non ci rappresenta.
Suonate insieme da oltre 30 anni, cosa vi spinge ancora oggi a scrivere pezzi nuovi e salire sul palco con la stessa energia?
Cominci sperando di far presa sul pubblico, poi questa cosa per miracolo avviene, abbiamo attraversato una carriera molto lunga con concerti nei teatri pieni. I tempi cambiano, cambiano le mode, cambiano tante cose, avere un pubblico che ci segue e ha legato la nostra musica alla propria vita oltre a essere una cosa che gratifica è anche una responsabilità. C’è chi guarda quello che sta succedendo nel mondo con gli stessi nostri occhi e gli stessi sentimenti.
Il pubblico dei vostri concerti unisce generazioni diverse, c’è chi vi segue dagli anni ’90, ma ci sono anche giovani che vi scoprono adesso, questo vi stupisce?
Davvero un gran bello stupirsi, chissà come avviene questo, forse ascoltano le canzoni in macchina con i genitori, o sono venuti a qualche concerto. O forse come può capitare ai miei figli “spippolando” su Spotify sono incappati nella nostra musica. E’ molto bello anche vedere che tra i nostri fan ci sono anche molti giovanissimi aspiranti musicisti. Studiare uno strumento non è solo una cosa tecnica, è uno studio di se stessi, un procedimento meditativo che eleva le persone. Sono sicuro che se tutti avessimo l’obbligo di cimentarci con uno strumento sarebbe un mondo migliore. Suonare è una pratica che rende una persona più riflessiva, capace di ascoltare se stessi e gli altri.
Progetti per il futuro?
Abbiamo già deciso a gennaio di fare una riunione per capire cosa fare, e programmare gli impegni per i prossimi anni, ma per adesso non ti posso anticipare niente.