“Io sono un architetto” è il titolo della grande mostra che Palazzo Buontalenti a Pistoia dedica a Ettore Sottsass e che riprende un’affermazione dello stesso Sottsass che sottolinea quanto si sentisse profondamente impegnato a progettare e costruire la relazione fra la fragilità dell’individuo e l’infinito ordine del cosmo.
Fino al 26 luglio saranno esposte oltre 1.400 opere tra disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design, che coprono un arco temporale di circa trent’anni, dall’immediato dopoguerra (dal 1945 al 1975), periodo in cui i rapporti di Sottsass con la Toscana sono più intensi.
Pittore, grafico, editore, fotografo, figura cardine del design e dell’architettura italiana, Sottsass ha attraversato tutto il Novecento con uno sguardo critico, partecipe e sensibile.

Il percorso della mostra
La mostra ripercorre l’evoluzione creativa di Ettore Sottsass attraverso un percorso tematico in prevalenza cronologico.
L’itinerario si apre con le sue ricerche artistiche, terreno su cui sviluppa un linguaggio libero dai vincoli del razionalismo, fondato sulla forza del gesto, del colore e della luce, che si estende dalla pittura al disegno fino ai progetti per tessuti e tappeti.
Il percorso approfondisce poi il suo rapporto sperimentale con la materia e il “fare a mano”, che lo conduce alle prime sperimentazioni tridimensionali e alla ceramica.
Centrale è la collaborazione con la Manifattura Bitossi di Montelupo Fiorentino, dove Sottsass rinnova radicalmente il linguaggio della ceramica moderna, trasformando forma e colore in elementi espressivi e simbolici.
Alcune sezioni sono dedicate al suo lavoro come decoratore d’interni e architetto nel dopoguerra, oltre che alla collaborazione con Poltronova, per la quale realizza mobili ironici e innovativi, come i Mobili Fly e i visionari Superbox, capaci di mettere in discussione la normalità dell’arredo domestico.
Un momento decisivo è rappresentato dal viaggio in India del 1962, che orienta il suo design verso una dimensione più spirituale e simbolica, in cui gli oggetti riflettono sul rapporto tra l’uomo e il cosmo.
Fondamentale è anche la collaborazione con Olivetti, che introduce Sottsass nel design industriale e nel mondo delle tecnologie elettroniche, ridefinendo l’identità degli strumenti per il lavoro.
Il percorso si conclude con il ciclo fotografico delle Metafore, una serie di immagini in bianco e nero che sintetizza la sua ricerca e segna il passaggio verso una nuova stagione creativa, preludio alla nascita di Memphis.
