Dopo un lungo silenzio discografico, i Julie’s Haircut tornano con “Radiance Opposition”, un album che segna una nuova fase della loro storia: un suono ipnotico e stratificato, l’ingresso della voce femminile di Anna Bassy e un immaginario che dialoga con filosofia, ritualità e trasformazione.
La band che può vantare 30 anni di attività, è nata a Modena nel 1994 ed è diventata presto uno dei nomi chiave dell’underground italiano. Partono da un noise rock abrasivo per poi spostarsi verso sonorità sempre più psichedeliche e sperimentali.
Negli anni Duemila consolidano una forte reputazione anche all’estero, soprattutto negli USA. Dischi come Stars Never Looked So Bright e Ashram Equinox segnano la loro maturità artistica. Sono considerati pionieri della psichedelia contemporanea in Italia.
I Julie’s Haircut saranno in concerto sabato 24 gennaio al Glue Alternative Concept Space di Firenze.
Parliamo di “Radiance Opposition” con Luca Giovanardi, chitarrista e fondatore della band
Ciao Luca! “Radiance Opposition” è uscito dopo diversi anni dell’ultimo album. Com’è stato questo ritorno in studio, cosa vi ha spinti a ripartire con questo progetto?
Mi rendo conto che visto dall’esterno sembra che siamo stati fermi 4-5 anni, poi un giorno ci siamo svegliati e abbiamo detto ‘torniamo in studio‘. Ma non è così, non ci siamo mai fermati veramente. Abbiamo pubblicato un disco uscito poco prima della pandemia, siamo riusciti a fare qualche concerto prima del lockdown, poi tutto il mondo è andato in pausa. Siccome avevamo appena pubblicato un album, non avevamo il fuoco dentro per andare immediatamente a farne un altro. Ma già dalla fine del 2020 abbiamo cominciato a lavorare a Parma dove Andrea Rovacchi il nostro tastierista ha uno studio di registrazione. Quindi nell’arco di questi 4-5 anni abbiamo costantemente lavorato in studio. È stato un lavoro continuativo che ha richiesto più tempo del solito è il naturale processo di una band che non è al primo album.
quello che preferiamo fare noi è pubblicare solo quando abbiamo veramente qualcosa di nuovo da dire, sia per noi che per il pubblico
Com’è cambiato negli anni il vostro modo di fare musica?
Quando sei all’inizio hai tantissime cose da dire, hai fretta di dirle. Dopo dieci album i casi sono due o ti accontenti delle prime cose che vengono fuori e resti nella tua comfort zone, come fa il 90% delle band, oppure quello che preferiamo fare noi è pubblicare solo quando abbiamo veramente qualcosa di nuovo da dire, sia per noi che per il pubblico. Avevamo bisogno di un elemento che facesse scattare questa molla. Stavamo lavorando a tantissime cose abbozzate e non concluse, finché a un certo punto c’è stato l’incontro con Anna Bassy.
Com’è nata la collaborazione con questa bellissima voce?
Venivamo da alcuni album realizzati con Laura Agnusdei al sassofono che è stato l’elemento che ci ha caratterizzati per circa cinque anni tra il 2017 e il 2020, sia come elemento musicale, ma soprattutto secondo me come elemento di equilibrio. La presenza di Laura ci ha rinnovati e ha ristabilito i rapporti all’interno della band in maniera più fresca. Nel momento in cui lei è uscita dalla band per realizzare il suo progetto solista abbiamo capito che forse dovevamo cercare qualcosa di nuovo, una nuova dinamica tra noi cinque. Il nostro tour manager di allora ci consigliò questa ragazza di Verona che secondo lui poteva avere la mentalità giusta per inserirsi in una band come la nostra. L’abbiamo contattata ed è iniziato questo rapporto.
Come avete lavorato insieme ai pezzi?
Abbiamo cominciato inizialmente scambiandoci canzoni a distanza. le abbiamo mandato un po’ di cose, lei in qualche modo ha selezionato i brani in cui si sentiva più a suo agio, quello su cui poteva lavorare e interpretare alla sua maniera. Da lì si è sbloccato tutto molto velocemente, nell’arco di pochi mesi abbiamo chiuso il disco, lasciando da parte tanta roba, tantissimo materiale creato in 4-5 anni. In un pezzo come “Wounds” per esempio io avevo scritto solo la parte di chitarra, gliel’ho mandata, lei ha scritto la melodia e il testo. Poi noi in studio abbiamo ultimato il pezzo arrangiando tutte le altre parti, la parte ritmica, il basso, i sintetizzatori. Anna quindi ha avuto un ruolo anche autoriale.
Il nuovo sound del disco mi ricorda i primi Massive Attack, o band anni ’90 come Portishead
Noi non mettiamo mai consciamente dei riferimenti quando andiamo a scrivere o a registrare, non è una cosa voluta. Però a posteriori sicuramente sì, essendo in giro da tanti anni, abbiamo ormai introiettato talmente tante cose non solo musicali, che si è creato uno stile personale della band che di disco in disco decliniamo in modo diverso. Questo sicuramente è un disco che rispetto ai precendenti contiene molta più elettronica, sintetizzatori. Se ci aggiungi sopra la voce di Anna che come timbro sicuramente può ricordare il mondo del trip hop inglese anni ’90, in alcuni pezzi sicuramente più che in altri si sente questo tipo di suggestione. La cosa devo dire mi fa abbastanza piacere perché quell’universo sonoro non è mai stato dimenticato, sono tutti nomi ancora molto noti. Però non è uno stile che si sente in giro.
Forse il trip hop è stata l’ultima grande rivoluzione nella musica
Sì, a cavallo degli anni ’90 sono successe tante cose, tante rivoluzioni che si sono mescolate tra loro generandone anche molte altre. Mentre dopo c’è la sensazione sia stato più rimescolare le cose tra loro piuttosto che inventarne delle altre.
Siete pronti a partire per il tour? Com’è il mood?
L’emozione c’è ed è sanamente viva, stiamo facendo le ultime prove. Per la prima volta suoneremo tutto il nuovo album, ma non volendo rinunciare a diversi pezzi più datati abbiamo deciso di provare a fare concerti più corposi, più lunghi sperando di non annoiare. Dopo l’Italia suoneremo in Inghilterra e poi in Francia.
L’ingresso al Glue è sempre gratuito con tessera (€ 16,00 da fare online su https://gluefirenze.com/)
Tutte le date del tour 2026 dei Julie’s Haircut
