Il regista iraniano Ali Asgari era atteso in Italia per presentare il suo ultimo film, Divine comedy, ma il regime degli ayatollah ha chiuso il paese in una fortezza di morte, soffocando le rivolte con il sangue, bloccando internet e le linee telefoniche. Doveva essere a Firenze, al cinema Astra, domenica 18 gennaio, per la prima toscana della sua nuova opera. I voli a Teheran sono stati però cancellati e da cinque giorni non si hanno notizie dell’artista dissidente anche se la casa di distribuzione italiana dei suoi film, Teodora, fa sapere che è vivo e sta bene.
Ali Asgari è tra gli artisti più apprezzati del cinema iraniano. Ha sempre fatto sentire la sua voce dissidente e critica verso il regime con i suoi film girati in patria illegalmente. Già per Kafka a Teheran non poté raggiungere l’Italia per la sospensione del passaporto da parte del governo.
Le presentazioni previste in giro per l’Italia sono comunque confermate, con la speranza di un collegamento fortuito a distanza. A Roma (14 gennaio) sul palco a introdurre il film sale così Nanni Moretti con Shervin Haravi, l’avvocata e attivista per i diritti umani italo-iraniana, che sarà anche alle anteprime di giovedì 15 a Napoli a CasaCinema e di domenica 18 a Firenze.
Il film acclamato a Venezia
Accolto con entusiasmo all’ultima Mostra di Venezia, nella sezione Orizzonti, il film racconta la storia di Bahram, un regista quarantenne i cui film non hanno mai ricevuto il permesso per essere proiettati in Iran. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del ministero della Cultura, decide di lanciarsi in una sfida: accompagnato in Vespa da Sadaf, la sua produttrice, intraprende una missione clandestina per presentare il film al pubblico iraniano, eludendo la censura e l’assurda burocrazia del paese.

“Divine Comedy è un film profondamente realistico, ma che usa la forma cinematografica per evidenziare l’assurdità del mondo che ritrae – aveva detto proprio Asgari – Il suo obiettivo è raccontare la statica e soffocante burocrazia iraniana in cui è intrappolato il protagonista, un regista quarantenne la cui intera filmografia si è vista negare il permesso di proiezione dal Ministero della Cultura. Il pubblico si ritrova così a sperimentare la routine della censura in tempo reale e la staticità delle inquadrature riflette l’immobilità del sistema stesso, che si rifiuta di cambiare e intrappola i cittadini in un ciclo di attesa, suppliche e negoziazioni”.
“L’umorismo del film – aveva raccontato ancora – nasce in gran parte dall’assurdità dell’oppressione stessa. I rigidi e complicati processi di censura e di controllo statale diventano così illogici da crollare sotto le loro stesse contraddizioni. I protagonisti, anziché reagire con un’aperta ribellione, affrontano queste assurdità con un’arguzia e un sarcasmo silenziosi e consapevoli. L’umorismo qui è un meccanismo di sopravvivenza, uno strumento per resistere in un ambiente in cui la sfida aperta comporta conseguenze pericolose”.
Le reazioni in Toscana
“La Toscana è accanto al popolo iraniano, che chiede libertà e democrazia. Siamo al fianco di donne e giovani che protestano rischiando la vita, di artisti come Asgari che vengono perseguitati per aver osato raccontare la verità”. Così il presidente della Regione Eugenio Giani dà voce alla solidarietà della Toscana al popolo iraniano. “Quello che sta accadendo – aggiunge Giani – assume sempre più le dimensioni di un massacro”.
Sul palazzo della Giunta regionale in piazza Duomo è di nuovo esposto lo striscione per la protesta iraniana, con i volti delle vittime e dei condannati a morte dal regime. Inoltre, lo striscione accompagnerà la Toscana in tutte le principali fiere del libro in giro per l’Italia.
L’assessora alla Cultura, Cristina Manetti, sottolinea la posizione della Regione: “Noi siamo, senza ambiguità, dalla parte dei diritti e della libertà e continueremo a mobilitarci, fino a quando servirà, per sostenere chi viene colpito per il solo fatto di esprimersi liberamente”. “Esprimo piena solidarietà ad Ali Asgari e al popolo iraniano, che da tempo sta pagando un prezzo altissimo per le proteste e per la richiesta di diritti, libertà e dignità”.

Vicinanza ad Asgari anche dalla vicepresidente Mia Mintou Diop: “Il suo lavoro è una forma di resistenza civile, parte di quel movimento diffuso di donne e uomini che in Iran continua a protestare per chiedere libertà, democrazia, dignità e giustizia sociale”. “La determinazione di chi protesta in Iran, mettendo a rischio la propria vita, ci interpella tutti. La Toscana, terra di diritti e libertà di pensiero, non resterà in silenzio e si unisce a loro con piena solidarietà, condannando uccisioni e repressioni, per i diritti umani, la pace e la democrazia”.