Sos psicologico: un aiuto gratuito per tutto il personale sanitario

di Ilaria Giannini

La psicoterapeuta fiorentina Giulia Cavallini lancia un servizio di sostegno psicologico a distanza per medici, infermieri e tutti quelli che lavorano negli ospedali combattendo in prima linea il Coronavirus

In questo momento complicato da vivere per tutti, c’è qualcuno che lotta in prima linea contro il Coronavirus: sono i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario, che armati di mascherine e tute lavorano su turni spossanti, resi ancora più faticosi dai protocolli di vestizione indispensabili per tutelare la loro salute, e vedono in prima persona gli effetti della pandemia. Pensando a loro la psicoterapeuta fiorentina Giulia Cavallini ha deciso di lanciare un servizio di assistenza psicologica gratuita: tutto il personale che lavora in ospedale può contattarla telefonicamente per una seduta psicologica a distanza, anche breve, con cui sfogare le proprie ansie e paure.

Dottoressa Cavallini, come è nata questa idea?
Come psicoterapeuta avrei voluto offrire le mie competenze per quella che si chiama la psicologia dell’emergenza, cioè offrire sostegno psicologico a chi sta vivendo un momento di grande difficoltà, stress e burnout, solo che vista l’elevata contagiosità del coronavirus non è previsto un servizio di questo tipo per i medici o il personale sanitario. Allora parlando con i colleghi mi sono chiesta se la modalità che noi adesso stiamo adottando per i nostri pazienti fosse un buon modo per stare vicino anche a chi si sta impegnando in ospedale per tutti noi, sostenendo orari impossibili di lavoro. Quindi a loro propongo una terapia a distanza, utilizzando la chat video di WhatsApp o Skype, in modo da poter mantenere almeno il contatto oculare.

Come funziona il servizio che offre?
Per il personale sanitario è gratuito perché trovo giusto dare il mio contributo, a chi mi chiama chiedendo aiuto offro diverse disponibilità e poi trovo con la persona un orario a cui sentirci, può essere anche mentre sta tornando a casa e non dev’essere per forza un’ora di terapia ma anche solo dieci minuti di ascolto, di sostegno, si chiama “maternage” ed è un momento di accoglienza dove la persona non si sente giudicata e può sfogare i pensieri più negativi che nel lavoro deve per forza mettere da parte.

Quali sono le problematiche psicologiche che affronta chi è in prima linea adesso negli ospedali?
Possono essere pensieri di frustrazione, di affaticamento, pensieri negativi che poi queste persone si portano a casa, anche perché come mi spiegava un’infermiera loro seguono protocolli molto rigidi, sono all’interno di una macchina molto veloce, quindi sul momento non hanno il tempo di stare in ascolto di loro stessi. L’accoglienza si concentra sulle loro debolezze, sui loro momenti di esaurimento e sui nervosismi che poi portano in famiglia, dove magari non hanno modo di sbollire perché ci sono i bambini che comunque richiedono tempo e attenzione.

Si può dire che tutti quanti stiamo vivendo un trauma collettivo?
Non parlerei di trauma ma di scossone emotivo, è come se ci fossimo un po’ tutti fermati e in questo fermarsi c’è ovviamente la paura e molto timore per come potrà essere il nostro futuro e i prossimi mesi ma al tempo stesso c’è anche una certa consapevolezza che dobbiamo farci delle domande su come stiamo vivendo, questo è un tempo di riflessione e attesa, fatto di speranze e anche di preoccupazioni. Una scossa esistenziale con cui tutti facciamo i conti.

18/03/2020