L’ospedale pediatrico Meyer di Firenze è tra i primi in Italia ad eseguire operazioni mini-invasive per la craniostenosi, una patologia rara che colpisce un bambino su 2.500: è la fusione delle suture craniche che provoca varie e gravi malformazioni. Sono, ad oggi, 190 i pazienti trattati con la procedura endoscopica. È quanto emerso nel corso del congresso “Craniostenosi, dalla diagnosi alla cura” che ha visto riuniti i massimi esperti italiani e stranieri per confrontarsi e condividere prospettive su una patologia che può impattare in maniera significativa sulla qualità di vita dei bambini.
Oltre alla malformazione cranica, la patologia può provocare infatti problematiche visive, ipertensione intracranica, malformazione di Chiari secondaria alla craniostenosi, idrocefalo.
L’operazione con l’endoscopio
Le tecniche classiche, come spiegano dal Meyer, prevedono un intervento sulla parte cranica interessata che richiede di smontare il cranio e rimontarlo, con forti perdite di sangue, grandi cicatrici, tempi chirurgici lunghi e una ripresa dopo l’intervento più lenta. All’ospedale pediatrico fiorentino, invece, c’è la possibilità di utilizzare una tecnica mini-invasiva con il supporto dell’endoscopio che permette di portare la visione fin dentro il campo operatorio senza la necessità di esporre il cranio.
Questa procedura è indicata in alcune tipologie di craniostenosi e permette di ottenere gli stessi risultati delle tecniche classiche, ma con perdite di sangue molto più contenute, tempi chirurgici più brevi, una degenza ridotta e una cicatrice di pochi centimetri che, una volta caduti i punti, non è più visibile.