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Seguendo i lupi nel Parco di San Rossore: collari gps e telecamere con intelligenza artificiale

Potenziato il monitoraggio della fauna selvatica per raccogliere dati e informazioni sulla vita degli animali. I dispositivi sono stati posizionati su due esemplari: Basco e Mirto

lupi parco san rossore

Collari gps e nuove fotocamere potenziate con l’intelligenza artificiale. Così il Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli sceglie di monitorare i lupi, in collaborazione con il team dell’Università di Sassari.

I lupi sono ormai una presenza stabile “con una famiglia che ha contribuito a riportare all’equilibrio la biodiversità dell’area protetta”, spiegano dal Parco. Nella tenuta, infatti, “si cibano di daini e cinghiali, ungulati che fino a poco tempo fa erano in grande sovrannumero, il che stava portando a una forte diminuzione della ricrescita della vegetazione: ora i daini sono stabili a quota 1150.  Non serve più l’intervento dell’uomo per il riequilibrio, ma tutto avviene in maniera naturale con la catena alimentare ripristinata”.

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I collari per Basco e Mirto

I due nuovi collari sono stati apposti da pochi giorni ai lupi “Basco” e “Mirto”. Un controllo che si aggiunge “alle 40 fototrappole distribuite sul territorio”, spiega il presidente del Parco Lorenzo Bani.

I due esemplari sono stati chiamati così dagli operatori del parco. “Mirto” perché richiama il forte odore della pianta percepito al momento della cattura dell’esemplare, “Basco” è invece un ringraziamento simbolico a un cittadino che ha sostenuto il lavoro del team di esperti nell’area di Migliarino.

I collari sono innocui per gli animali e dopo circa un anno vengono tolti e possono essere sganciati da remoto in caso di necessità. Permettono di raccogliere dati utili sia alla ricerca sia alla gestione quotidiana, indispensabili per valutare tempestivamente eventuali situazioni di potenziale interazione con l’uomo e orientare, quando necessario, azioni di prevenzione e comunicazione.

Informazioni molto utili arrivano inoltre dallo studio della dieta, in corso ormai da qualche anno, tramite l’analisi delle feci e di altri segni di presenza sul territorio, e dal censimento annuale di daini e cinghiali che contribuisce anche a fornire una fotografia dettagliata dello scenario dei grandi mammiferi nel Parco.

La famiglia di lupi storica di San Rossore conta 8 esemplari adulti e 2 cuccioli. A loro si sono aggiunti nell’ultimo periodo altri tre nuclei stabili di lupi con 4-6 esemplari per area nella Tenuta di Tombolo, nella Tenuta di Migliarino e nella Tenuta di Coltano. Arrivati autonomamente, questa presenza si inserisce in un quadro generale di espansione che interessa tutta Italia.

Non dare da mangiare ai lupi

L’unica criticità riscontrata è nata fuori dal Parco, nel territorio di Arena Metato, dove, come spiegano dal team di esperti, un’altra famiglia di lupi è stata alimentata dall’uomo per periodi ripetuti e adesso si addentrano anche nell’area protetta.

Quando i lupi, come altri animali selvatici, “si avvicinano ai centri abitati lo fanno quasi sempre perché trovano resti di cibo, rifiuti non correttamente gestiti o addirittura foraggiamenti volontari”. Situazioni a cui porre rimedio perché interferistico con il ciclo naturale. Le prime regole per una convivenza corretta sono: non abbandonare spazzatura e non alimentare in alcun modo la fauna selvatica.

In caso di incontro, il consiglio dal Parco è di mantenere la calma e non cercare di avvicinare né di chiamare l’animale che tende ad allontanarsi spontaneamente. Se ciò non accade, basta muovere le braccia e parlare a voce alta per fargli capire la nostra presenza. Eventuali comportamenti anomali o episodi di eccessiva confidenza devono essere segnalati all’Ente Parco o alla Regione Toscana.

In questo contesto, conclude il Parco,  “il monitoraggio continuo e costante resta lo strumento più efficace per raccogliere informazioni indispensabili e intervenire in modo tempestivo quando necessario, sempre con approccio scientifico”.

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