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Shoah: la famiglia Cipolli di Cascina inserita tra i Giusti fra le Nazioni

Erano mezzadri e nascosero nel podere i perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale: l’onorificenza è stata consegnata ieri nel tempio ebraico di Livorno

La famiglia Cipolli

Durante la Seconda Guerra Mondiale erano mezzadri della fattoria di Casciavola a Cascina e riuscirono a salvare alcune famiglie ebree livornesi, mettendo a rischio la propria vita. Per questo ieri la famiglia Cipolli ha ricevuto nel tempio ebraico di Livorno l’onorificenza di ‘Giusti tra le Nazioni’, il più alto riconoscimento dello Stato ebraico.

La consegna del riconoscimento a Gina Cipolli

L’onorificenza è stata consegnata nelle mani di Gina Cipolli, membro superstite che oggi ha 94 anni e all’epoca dei fatti era adolescente, su segnalazione di Guido Guastalla. La sua famiglia nascose membri delle famiglie Franco, Guastalla e Belforte. Erano sfollati da Livorno per sfuggire ai bombardamenti, alla persecuzione delle leggi razziali e ai rastrellamenti dei tedeschi. Il riconoscimento è stato conferito dallo Yad Vashem, l’ente israeliano per la Shoah a Gerusalemme.

All’iniziativa hanno partecipato tra gli altri anche  il rabbino Umberto Piperno e il presidente della comunità ebraica di Livorno Gianfranco Giachetti.

L’eroismo della famiglia Cipolli

“Dopo lunga istruttoria – ha detto Guastalla – finalmente è arrivato il giorno del conferimento di questa onorificenza alla memoria della famiglia Cipolli. Per noi è una grande emozione incontrarla. Il podere dei Cipolli era lontano dalla fattoria e la loro famiglia, tra l’altro molto religiosa, era considerata affidabile e sicura per poter ospitare donne, uomini, anziani e bambini, persone in pericolo di vita. Nessuno della famiglia Cipolli sollevò obiezioni pur sapendo dei rischi mortali che correvano. Non solo ci salvarono, ma custodirono i beni della famiglia fino al termine della guerra per restituirli”.

I Cipolli erano mezzadri nella fattoria di Casciavola che apparteneva ai fratelli Franco, ebrei sefarditi, gli antenati dei quali erano arrivati dal Portogallo a Livorno grazie alle Leggi Livornine emanate alla fine del ‘500 da Ferdinando I de’ Medici.

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