Ogni anno, decine di giocattoli finiscono nelle discariche dopo pochi mesi di utilizzo. I bambini crescono, cambiano i gusti, si rompe qualcosa, e quello che un tempo regalava gioia diventa un rifiuto difficile da smaltire.
In Toscana, una giovane startup ha deciso di cambiare questa storia: si chiama Giroo e punta a rendere il gioco davvero sostenibile, con un sistema di toy sharing basato su riuso, qualità e circolarità.
L’idea è di Larissa Vergani, brasiliana arrivata in Italia da qualche anno, che ha fatto di Firenze la sede del suo sogno: dare a puzzle, monopattini, costruzioni e libri una seconda vita, promuovendo un modello di consumo più consapevole e responsabile.
“Volevo fare qualcosa che avesse un impatto concreto, che risolvesse problemi reali delle persone – racconta –. L’idea di questo business mi è venuta durante il Covid. Volevo creare un progetto green, riducendo al minimo l’impatto ambientale. In generale, credo che tutte le aziende debbano pensare al domani in termini di produzione e sostenibilità”.
Ultimamente si parla molto di second hand per quanto riguarda la moda e i vestiti, ma guardando al settore dei giocattoli c’è ancora molto da fare. “Il 90% dei giochi – continua Larissa – è fatto di plastica e spesso non si può riciclare perché i materiali sono misti oppure contengono componenti elettronici. Così ho pensato: perché non creare un sistema per allungare la vita dei giocattoli, proprio come si fa con i vestiti?”
Come funziona Giroo

Il cuore di Giroo è una piattaforma online che funziona come una “biblioteca” del gioco. Le famiglie sottoscrivono un abbonamento – di quattro diversi tipi – e ottengono un numero di punti da utilizzare per scegliere liberamente i giocattoli.
Le famiglie possono tenere gli oggetti per tutto il tempo desiderato finché l’abbonamento è attivo. Dopo 30 giorni dalla ricezione, è possibile scambiare uno o più giochi.
“Non volevo offrire scatole preconfezionate come fanno altri servizi, ma lasciare ai genitori la libertà di scegliere in base all’età e agli interessi dei loro bambini. C’è chi ama i camion, chi i libri, chi i puzzle: ogni gioco è accompagnato da una scheda che spiega come aiuta a sviluppare linguaggio, coordinazione o manualità”. Per questo, nella “libreria” di Giroo si trovano tantissimi giochi educativi in legno, selezionati per qualità, sicurezza e durabilità. Un modo per conciliare l’esperienza del gioco con la consapevolezza dei materiali.
L’innovazione: dal possesso alla condivisione

In un Paese ancora legato al concetto di “possedere”, parlare di toy sharing è una piccola rivoluzione.
“Siamo un po’ avanti per il mercato italiano – sorride Larissa –. Fino a poco tempo fa non si parlava nemmeno di second hand per i bambini. Adesso qualcosa sta cambiando, ma serve ancora tanta educazione al consumo: molte persone comprano senza sapere da dove arrivano i prodotti o quali materiali contengono”.
Con Giroo, l’obiettivo è proporre un’alternativa solida: “Offriamo giocattoli di qualità a un valore più accessibile rispetto all’acquisto. È un modo per ridurre gli sprechi e dare ai bambini l’opportunità di giocare in modo sostenibile.”
Ma la circolarità, per Larissa, non riguarda solo il modello di business: è un principio che attraversa ogni fase. “Abbiamo pensato anche al packaging – racconta –. E se un giocattolo si rompe o si perde, collaboriamo con Lofoio di Firenze, che si occupa della riparazione. L’idea è prolungare al massimo la vita dei giochi, perché possano vivere tante avventure con bambini diversi e restare sempre sicuri. Anche questo per noi è fondamentale”.
Le sfide e i sogni

La startup è operativa da un anno, ma l’idea è nata durante il lockdown. Come per molte realtà emergenti, la strada non è semplice.
“Aprire e gestire un’azienda è complicato, soprattutto se non sei madrelingua – racconta –. Anche farsi conoscere è una sfida: serve tempo per cambiare la mentalità e far capire che il gioco può essere condiviso, non deve per forza essere nuovo”.
Oggi Larissa lavora per rendere il sito sempre più accessibile e ampliare le partnership con aziende del settore. Ma non nasconde anche un sogno più grande: “Mi piacerebbe crescere e magari un giorno creare una mia linea di giocattoli sostenibili. Sarebbe bellissimo.”