Il protagonista è un fornaio, Piero Capecchi e con Lucia Salfa ripercorre la sua esperienza di lavoro fino al raggiungimento del marchio Pane Toscano DOP che corona una vita dedicata alla qualità e alla bontà del prodotto. E’ la favola del “Re dei pani”, un libro che celebra la lavorazione e la tradizione del pane toscano e che non poteva che essere presentato in dei 10 anni di denominazione protetta del Consorzio di Tutela del Pane Toscano DOP.
“Celebrare il decimo anniversario del Consorzio di Tutela del Pane Toscano DOP significa celebrare una comunità di produttori che, con competenza e visione, ha saputo custodire e innovare una delle eccellenze più identitarie della Toscana – ha commentato la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi – In questi dieci anni il Consorzio ha rafforzato una filiera importante, capace di generare valore economico e culturale, tutelando un prodotto che affonda le sue radici in una tradizione secolare, quella del pane sciocco, senza sale, nato dalla storia e diventato simbolo della nostra terra. Accanto a questo traguardo, la presentazione della favola ‘Il re dei pani’ rappresenta un messaggio potente e attuale. Non è soltanto un libro per bambini, ma un racconto che parla di passione, impegno, rispetto per il lavoro e per la natura. Ci ricorda che dietro ogni sogno c’è passione. Il Consorzio, in questi dieci anni, ha dimostrato che dietro ogni grande risultato c’è lavoro, visione e amore per il territorio. Ed è su questa strada che vogliamo continuare a camminare insieme”.
“Questa è un po’ la storia della mia vita rifatta in fiaba”. Ha raccontato Piero Capecchi, tecnico responsabile del Consorzio e autore del libro. “Abbiamo seguito la DOP fin dall’inizio – ha spiegato – e siamo riusciti a creare il re dei pani, un pane che non ha eguali in Italia anche perché panificare senza sale è molto difficile. La nostra storia è la dimostrazione che i sogni si possono realizzare e io sono felice di averlo fatto. Avendo creato questo pane toscano che è eccezionale insieme ad altri colleghi l’ho dedicato al vero e unico traghettatore della DOP Roberto Pardini”.
Pardini era un dirigente di CNA che andando in pensione decise di provare a far diventare identitario un prodotto che ha lo storico più grande di tutti perché è citato persino da Dante. Rispettando anche quella che era stata la scelta di non pagare la tassa sul sale che arrivava tramite mare. Fu così, infatti, che nacque la panificazione senza sale. Un elemento che è diventato distintivo del pane toscano.
A raccontare questa sfida vinta è stato il figlio di Roberto, Daniele Pardini, oggi direttore del Consorzio di Tutela del Pane toscano DOP: “Mio padre è stato quello che l’ha inventato”.