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Carlo Collodi, 200 anni dopo: il padre di Pinocchio e l’eredità di un grande intellettuale toscano

Nel 2026 ricorrono i duecento anni dalla nascita dell’autore di uno dei libri più letti e tradotti al mondo e personaggio di spicco nel panorama nazionale dell’800. Scopriamo chi era partendo dai luoghi che hanno segnato la sua vita: da Firenze a Collodi

Carlo Collodi, il padre di Pinocchio - © Fondazione Nazionale Carlo Collodi

“C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Un semplice pezzo da catasta che ha conquistato il mondo. C’era una volta Pinocchio e c’era un giornalista e scrittore, fiorentino, che nel 1881 iniziò a raccontare le gesta del burattino di legno in capitoli brevi sul “Giornale per bambini”, dando il via ad una storia che ha attraversato le generazioni.

Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, il padre del secondo libro più tradotto al mondo (dopo Il Piccolo Principe ed escludendo la Bibbia), “compie” quest’anno 200 anni. Il bicentenario della nascita di Collodi è infatti una delle ricorrenze da segnare sul calendario del 2026.

Nato a Firenze il 24 novembre 1826, Collodi fu giornalista e scrittore ma, nonostante le tante opere, per lo più tutte dirette alla narrativa per ragazzi, la sua fama è stata offuscata da quella divenuta universale del “suo” burattino di legno.

Collodi, in realtà, è stata una figura di spicco nel panorama italiano oltre Pinocchio per l’ impegno civile che concretizzò come volontario alle guerre d’indipendenza, collaborando con giornali che commentavano, spesso con ironia, le difficoltà dell’Italia appena unificata e per l’attività letteraria messa a disposizione della neonata scuola dell’obbligo italiana .

Molti dei suoi testi, come “Giannettino”, primo vero e proprio libro scolastico scritto dal Collodi e la serie che ne seguì, furono adottati nelle scuole e hanno contribuito ad educare linguisticamente intere generazioni .

Chi era Carlo Collodi

Per raccontarvi chi era Carlo Collodi partiamo da Firenze, dove tutto iniziò e dove tutto finì. In via Taddea, nel cuore del quartiere di San Lorenzo, al civico 21, c’è una targa che ricorda la nascita nel 1826 di Carlo Lorenzini, figlio di Domenico, cuoco al servizio dei conti Ginori, e di Angiolina Orzali, originaria di Collodi. A pochi passi, in piazza del Mercato Centrale, una statua in bronzo di Pinocchio, realizzata dallo scultore Thomas Cecchi nel 2006, sembra sorvegliare il luogo natale del suo autore. Un’altra targa, questa in via Rondinelli, a Palazzo Ginori ricorda invece la morte del padre di Pinocchio:

“Qui Carlo Lorenzini dettosi Collodi visse gli anni della sua maturità di uomo e di scrittore adoprandosi con arguta vena di sensi artistici e civili a educare i ragazzi e gli uomini dell’Italia unita e qui finalmente con tenera amara virile fantasia raccontò loro la immortale favola dell’uomo burattino”.

La targa è stata apposta nel centenario della sua opera più famosa, dal comitato che si era costituito allora per le celebrazioni.

L’ultima tappa fiorentina sulle orme del padre di Pinocchio è il cimitero monumentale di San Miniato al Monte dove il padre di Pinocchio morì improvvisamente nel 1890.

Firenze è stata sicuramente una città fondamentale nella vita e nella formazione del giornalista e scrittore ma a è Collodi, nel Comune di Pescia, che si respira e si ritrova l’eredità collodiana .

Qui, Collodi trascorse vari anni nel periodo dell’infanzia e proprio dal borgo originario della madre preso il cognome con cui è conosciuto in tutto il mondo, usato per la prima volta nel 1856, e dove sembra che Collodi si trovasse quando iniziò a scrivere i primi capitoli di Pinocchio. E questo potrebbe avvalorerebbe anche la tesi di chi sostiene che alla Quercia delle Streghe, nella frazione di Gragnano a Capannori, di fatto a poca distanza da Collodi, l’autore si sia ispirato per la scena in cui Pinocchio veniva impiccato.

Già, non tutti forse sanno che nella versione originale il burattino di legno muore impiccato dal Gatto e dalla Volpe ad una grande quercia. I lettori però rimasero scioccati da questo epilogo e Collidi decise di assecondarli, salvando Pinocchio e trasformandolo in un bambino vero, grazie anche all’intervento della Fata Turchina.

Collodi, il parco e la Fondazione

L’opera che l’ha reso celebre Collodi, le “Le Avventure di Pinocchio: storia di un burattino”, appartiene all’età più matura: la prima puntata uscì nel 1881, mentre la prima edizione in volume è del 1883.

Oggi il custode principale dell’eredità del padre di Pinocchio è la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, nata nel 1962 e con sede a Collodi appunto. La Fondazione opera come ente culturale senza scopo di lucro, promuovendo partenariati e collaborazione in tutto il mondo, realizzando mostre, convegni, collaborando con le scuole, ecc., con l’obiettivo di promuovere la letteratura per l’infanzia e diffondere i valori educativi legati all’opera di Collodi. Oggi, infatti, il valore pedagogico dell’opera più famosa di Collodi è noto, ma il suo riconoscimento è avvenuto tardi, solo a partire dai primi anni del ‘900, anche se il successo in Italia e all’estero era già stato decretato dei lettori.

La Fondazione nasce dal Comitato per un Monumento a Pinocchio, presieduto dal professor Rolando Anzilotti, che realizzò la parte originaria del Parco di Pinocchio: Pinocchio e la Fata di Emilio Greco e la Piazzetta dei Mosaici di Venturino Venturi.

Non c’è bambino che dopo aver scoperto le avventure del burattino non abbia poi chiesto di essere portato al parco di Collodi per entrare nella bocca della balena, per scovare il gatto e le volpe, il grillo parlante o per farsi dare un bacio sulla guancia dalla fata Turchina.

Il Parco di Pinocchio è oggi una delle attrazioni principali della Regione e un unicum a livello nazionale per la presenza di sculture, capolavori di grandi artisti del Novecento. Oltre che per la statua di Pinocchio più alta del mondo, ben 16 metri di altezza e da lassù, il burattino con il naso lungo veglia su tutti i bambini e sui grandi che visitano il parco di Collodi per ricordarsi com’è essere bambini .

Le iniziative per i 200 anni di Collodi

Firenze la fa da regina nelle celebrazioni per i 200 anni dalla nascita di Collodi. Il capoluogo di Regione è infatti partito con largo anticipo con le iniziative, già dall’estate scorsa la città ha inaugurato una serie di attività ed eventi legati all’opera collodiana. In Toscana si è costituito anche un Comitato per il bicentenario che nel novembre scorso ha presentato il calendario di iniziative che saranno organizzate nel corso del 2026 che coinvolgeranno anche la Biblioteca Marucelliana, la Biblioteca Nazionale Centrale e il Gabinetto Vieusseux in Firenze, luoghi dove saranno organizzate mostre e conferenze che spazieranno dal mondo collodiano ai tempi storici nei quali l’autore di Pinocchio ha vissuto, con particolare interesse al periodo di Firenze Capitale .

Altre iniziative riguarderanno la gastronomia, mostre artistiche, il coinvolgimento delle scuole, presentazioni di libri, documentari, ecc,. E superando i confini regionali, rappresentazioni teatrali, tributi, mostre in tutta Italia celebreranno il padre di Pinocchio e il valore educativo della sua opera immortale nel corso dei prossimi 12 mesi.

Di Pinocchio ce n’è uno solo

Prima di concludere, vi lasciamo con una piccola curiosità. Non si contano le riproduzioni del burattino di legno e probabilmente non è raro averne una in casa, se non in bella vista, nascosta in qualche vecchio scatolone. Tutti noi che siamo stati bambini qualche anno fa, abbiamo avuto almeno una volta per le mani una copia in legno laccata del burattino col naso lungo, pantaloncini verdi, maglietta e cappello rossi e bavero bianco.

Ma c’è un solo Pinocchio, un solo originale. Per proteggere la sua immagine e tutelare l’eredità di Collodi, oltre che per sostenere economicamente le proprie attività, la Fondazione, infatti, ha depositato a livello internazionale alcuni marchi registrati che identificano il Pinocchio originale di Collodi e il Parco di Pinocchio.

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