Valentino Garavani, scomparso il 20 gennaio all’età di 93 anni, aveva un legame speciale con la Toscana: oltre alla splendida Villa la Vagnola a Cetona, nella campagna senese, aveva iniziato la sua ascesa nell’olimpo dell’alta moda dalla Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, nel 1962.
Valentino che ha dato il nome a un colore, il suo rosso audace ed elegante, è diventato simbolo di una moda che si eleva ad arte, quella del boom economco dove tutto in Italia sembrava facile e possibile. Il paese che esprimeva in contemporanea la creatività di Armani, Fendi, Krizia, Versace, Laura Biagiotti e, appunto, Valentino.
A Firenze la consacrazione del genio
Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino studiò disegno e moda a Parigi e poi tornò in Italia dove aprì il suo primo atelier a Roma, nel 1960, con il suo partner in affari e nella vita Giancarlo Giammetti. Ma la consacrazione internazionale arrivò due anni dopo, con una storica sfilata a Palazzo Pitti di Firenze, nella Sala Bianca, organizzata da un altro personaggio fondamentale della storia dell’alta moda in Italia, Giovan Battista Giorgini. La storia si svelò agli occhi dei presenti: erano davanti a un genio.
Valentino riscrisse i codici della moda, con linee essenziali, pulite e leggere in contrasto con le tendenze di fine anni ’60. L’affermazione definitiva arrivò con Jacqueline Kennedy, che gli chiese di disegnare il suo abito da sposa. Il modello divenne icona e la maison ricevette subito 60 ordini. Fu un’ascesa continua e Valentino divenne definitivamente l’imperatore della moda italiana del mondo.
Ritornò a Firenze trent’anni dopo, con una sfilata alla Stazione Leopolda, poi nel 1996, per una mostra curata dall’amica Franca Sozzani e allestita da Gae Aulenti. L’ultimo Pitti di Valentino fu nel 2012, quando lo stilista aveva già lasciato il mondo delle passerelle, con la collezione maschile firmata da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli.
La casa a Cetona
Valentino Garavani amava la Toscana tanto da scegliere di farla diventare casa. Villa la Vagnola, storica dimora del Settecento a Cetona, è diventata il suo rifugio di pace per oltre trent’anni. Di proprietà di Giammetti e venduta sei anni fa, ospitò personaggi di fama internazionali per eventi e occasioni speciali.
“A Cetona ha lasciato traccia di stile e eleganza oltre ad aver contribuito a dare lustro al territorio con eventi che hanno coinvolto personalità di spicco da ogni parte del mondo”, ricorda il sindaco Roberto Cottini facendosi portavoce del cordoglio di una comunità che ha sempre accolto e rispettato la privacy dello stilista.
Ad esprimere il dolore della Toscana è l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti. “La Toscana – spiega – perde oggi non solo una figura straordinaria della cultura e della creatività, ma un uomo che con questa terra ha avuto un legame autentico e profondo. Un rapporto che si è espresso anche nel suo storico esordio alla Sala Bianca di Pitti a Firenze”. “Negli anni Ottanta – ricorda Manetti – Valentino scelse Cetona e Villa La Vagnola come luogo dell’anima, trasformando una storica dimora del Settecento in una residenza capace di coniugare arte, storia e visione contemporanea: attraverso quella scelta, Valentino ha saputo raccontare al mondo una Toscana colta, raffinata e senza tempo. Anche dopo la vendita della villa, il suo segno è rimasto indelebile, testimoniando un legame che va oltre il possesso e si radica nella memoria e nell’identità dei luoghi”.