Un oggetto antico, quasi dimenticato: è la cassetta di cottura, simbolo della cucina lenta che oggi si propone come risposta concreta alla riduzione dei consumi energetici, allo spreco di acqua e energia e alla necessità di ricostruire relazioni più sane tra cibo, ambiente e comunità.
Se ne è parlato a Firenze, a Villa Fabbricotti, durante la tavola rotonda “Cucinare il futuro: quando la sostenibilità parte dalla cucina”, ospitata nella sede di Toscana Promozione Turistica. L’incontro ha messo a confronto istituzioni, ricercatori, cooperative di comunità, Slow Food e operatori del turismo, partendo da un gesto semplice, cucinare spegnendo il fornello prima del previsto e affidandosi all’inerzia termica.
La cassetta di cottura funziona infatti così: si porta il cibo a ebollizione, si spegne la fiamma e si lascia che il calore, trattenuto da un isolamento naturale in lana, completi lentamente la preparazione. Un metodo che consente di risparmiare tempo e risorse migliorando la qualità del cibo.
Promossa da Slow Food Toscana e dalla cooperativa di comunità Filo&Fibra, in collaborazione con Vetrina Toscana – il progetto della Regione Toscana dedicato al turismo enogastronomico – la cassetta di cottura viene raccontata come un vero paradigma di economia circolare. Usa di materiali di recupero e ogni suo componente è smontabile, riutilizzabile e rigenerabile.
Il cuore del progetto è la lana di scarto dell’allevamento ovino e dal feltro recuperato dai lanaioli di Prato. A certificare l’efficacia ambientale di questo strumento è intervenuto Benedetto Rugani, ricercatore del CNR – Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri, che ha presentato uno studio di Life Cycle Assessment. I dati mostrano come l’utilizzo della cassetta di cottura consenta di evitare tra il 66% e l’86% dell’impatto ambientale, a seconda degli indicatori considerati. In media, si risparmiano 80 minuti per la preparazione di un singolo piatto, oltre a 38 centilitri di acqua per un pasto da quattro persone. Tradotto su scala più ampia, cucinare regolarmente con la cassetta significa ridurre in modo significativo consumi idrici ed emissioni di CO₂.
“La cassetta di cottura – commenta Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – oltre a essere uno strumento culturale significativo, ha implicazioni di virtuosità ambientale rilevanti che ci permettono di attingere a preziosi saperi e pratiche tradizionali per rispondere a queste sfide. A portare avanti il progetto è una comunità Slow Food imperniata, come piace a noi di Slow Food, su relazioni umane nella cornice di una visione olistica per la quale tutto si tiene”.
Ma nono solo cucina. Come spiega Francesco Tapinassi, direttore di Toscana Promozione Turistica, l’utensile “risponde perfettamente alle esigenze di un turismo responsabile e a contatto con la natura, offrendo una soluzione pratica ed ecologica per la preparazione dei pasti in contesti outdoor, senza rinunciare alla qualità e al gusto che caratterizzano la tradizione gastronomica toscana. Inoltre, incarna con straordinaria efficacia i valori fondanti di Vetrina Toscana, il cui manifesto si ispira a una visione di sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica, sociale e culturale.”