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I Ministri con un nuovo tour “popolare” in concerto a Pistoia, Dragogna “Siamo una band al servizio dei fan”

Giovedì 19 febbraio il “Provincia Popolare Tour” dei Ministri fa tappa all’H2NO di Pistoia, ecco la nostra intervista a Federico Dragogna

Ministri

I Ministri tornano in viaggio con un nuovo tour che nasce da una scelta precisa e controcorrente: avvicinarsi ancora di più al proprio pubblico, nelle provincie che non finiscono quasi mai nelle mappe dei grandi live.

Anche quando questo significa suonare su palchi più piccoli, abbassare il cachet e rimettere al centro ciò che conta davvero: la musica dal vivo come atto condiviso.

Nati a Milano nei primi anni Duemila, i Ministri sono diventati nel tempo un punto di riferimento della scena rock alternativa italiana.

Federico Dragogna, Davide Aureliano e Michele Esposito continuano a costruire album dopo album un racconto musicale che non cerca scorciatoie.

I testi, diretti e senza filtri, attraversano inquietudini personali e collettive, fragilità intime e le contraddizioni del presente, con uno sguardo lucido, spesso critico, sempre profondamente umano.

Dopo il successo del tour 2025, che li ha visti protagonisti nelle principali città italiane, i Ministri annunciano il “PROVINCIA POPOLARE TOUR 2026”: un attraversamento dell’Italia da nord a sud che riporta il gruppo nei club e negli spazi che, ogni giorno, continuano difendere con resilienza la musica live.

Giovedì 19 febbraio il “Provincia Popolare Tour” dei Ministri farà tappa all’H2NO di Pistoia.

Ecco la nostra intervista a Federico Dragogna

Ciao Federico! Per la seconda parte del tour partito nel 2025 avete deciso di raggiungere i vostri fan nei luoghi diciamo meno battuti dai live

Sì, sì, totalmente, ultimamente ormai è un tema che tocca appena i grandi quotidiani, ci sono questi grandi colossi dei live che stanno cercando di portare tutto su grandi strutture come il Forum di Milano. Stanno cercando di massimizzare tutto sui tour nelle grandi location e le province restano tagliate fuori. Un sacco di ragazzi, di ascoltatori, di fan o prendono la macchina e si mettono per strada, oppure è sempre più difficile che i tour passino nei loro club di provincia, che sono poi quelli in cui tra l’altro noi siamo cresciuti 15 o 20 anni fa. Quindi abbiamo proprio chiesto alla nostra agenzia di chiamare i locali e di dire: ok, i Ministri vogliono venire a suonare da voi e quasi tutti rispondevano ‘ma noi non possiamo’, e invece noi dicevamo: ‘no, potete’ e così è stato. Sta venendo fuori una cosa molto molto molto bella.

è un concerto il nostro dove anche se siamo lì a dimenarci, a cantare, è come se scomparissimo, come se fossimo proprio al servizio dei fan

Per fare questo vi siete anche abbassati il cachet?

Assolutamente si, è stato proprio un venirsi incontro, anche perché era l’unico modo per riuscire a fare questa cosa. Ci siamo abbassati tantissimo il cachet, ma proprio tanto tanto per rendere possibile questa cosa, anche per una questione di capienze legali. Volevamo fare un biglietto che fosse comunque accessibile alla gente, a 15- 20 euro, una cosa del genere, e i posti sono quelli. Però chi se ne frega, nel senso, appunto, se la luce a guidarci in questi 20 anni fossero stati i soldi, credo che decisamente potevamo scegliere un altro lavoro in Italia.

Siete uno dei pochissimi gruppi in Italia che parla dei problemi reali della gente. L’unica band che ha fatto un pezzo sul diritto alla casa, che si chiamava “Diritto al tetto”, appunto. Anche nel nuovo disco “Aurora Popolare”, proseguite con queste tematiche per esempio nel pezzo “Piangere al lavoro”. In Italia ci sono tante band che parlano d’amore, poche che trattano i problemi della gente che non arriva a fine mese con lo stipendio, come mai non ne parla mai nessuno?

Posso dirti che a me sembra anomalo il contrario, mi verrebbe da chiedere come fate a innamorarvi ogni settimana, ogni giorno, nel senso che la vita reale appunto è fatta di altro. Poi che l’amore sia un motore che ci permette di andare avanti nonostante tutto il resto, questo è indubbio. La canzone Piangere al lavoro parla anche di questo, cioè del fatto che le vite comuni ormai in Italia, sono delle vite eroiche. Noi come musicisti abbiamo dei conti in banca piuttosto esigui, però sorridiamo, mentre tanti che abbiamo intorno no, non più. Tanti passano davvero il 70% delle loro esistenze se non a piangere, certo non a ridere, ecco. In più si stanno davvero perdendo le tutele che altre generazioni avevano guadagnato per noi, si sta perdendo la forza di farsi rispettare tutti assieme, la forza del collettivo. Credo che, per rispondere anche alla tua domanda, tanta gente abbia paura a parlare di queste cose, che pur vive, che pur vede, perché ha paura di impantanarsi nell’antica questione “musica e politica”. Ma noi parliamo proprio di vita, delle nostre vite, non stiamo parlando di partiti, voti o referendum, stiamo parlando di quello che ci succede ogni giorno nella vita, come fare a non parlarne?

D’altro canto, e questo lo dico chiaramente, non è che parlare di queste cose in una canzone equivalga a fare politica o a fare propaganda, rimangono canzoni, rimane una poetica comunque. Io spero soprattutto come scrittore di canzoni di ispirare delle altre persone che poi vadano a cambiare le cose, però non ho la presunzione di pensare che le canzoni in se stesse cambino le condizioni di vita della gente. La vita la cambiano le persone che si danno da fare entrando in politica. Io credo che noi possiamo cambiare le sensibilità, possiamo spostare gli animi, possiamo ispirare delle menti grandi, però ecco rimangono delle canzoni. Non so come dire, se fossero soltanto delle dichiarazioni politiche perché metterci degli accordi, perché metterci delle melodie?

Ministri

Otto album, vent’anni di carriera, la musica è cambiata tantissimo, mi immagino che anche voi siate cambiati molto in questi anni

Un po’ sì, personalmente trovo miracoloso il fatto che siamo ancora qua a parlarne, anche per il tipo di rock che facciamo, che è un rock non particolarmente italiano nella forma, è spesso molto aggressivo, più e più aggressivo di come si fanno le cose in Italia normalmente. Come siamo cambiati noi? Orpo non so se so farmi la recensione da solo, come è cambiata la musica? È cambiato il senso del ritrovarsi, sicuramente anche a causa del covid, ma anche perché il business è entrato nella musica anche a livelli più piccoli. Oggi i ragazzi vengono intercettati quando ancora sono nella loro cameretta con i Talent…un po’ come succedeva tra l’altro negli anni 50. La cosa più triste che vedo oggi è che tanti giovani musicisti vengono bruciati anzitempo, tantissimi. Molti dei Talent che abbiamo visto in questi anni hanno preso e buttato sul trono dei ragazzini validissimi e li hanno fatti stare lì per il tempo di quella trasmissione, per quattro mesi magari, poi li hanno buttati giù. Questi si sono ritrovati con delle grandissime crisi di identità o anche soltanto la difficoltà di riuscire a continuare a fare la loro musica. Per me questo è un fenomeno molto triste di questi ultimi anni.

Come dicevi te c’è molta rabbia nelle vostre canzoni, però è una rabbia direzionata in un certo senso. Oggi il sentimento della rabbia è molto presente perché tanti problemi non si possono risolvere, a volte ci scontriamo con cose molto più grandi di noi. Forse i vostri fan trovano in voi una valvola di sfogo in un certo senso, che ne pensi?

Totalmente, guarda, totalmente, basta venire a un nostro concerto e vedere quello che facciamo e quello che fa il pubblico davanti a noi. A i nostri concerti il pubblico è una componente super attiva del concerto stesso, ed è un pubblico che si sfoga, che insieme però riflette, ascolta. Una grande fortuna che abbiamo noi quella di avere fan incredibilmente attenti e anche scatenati, che è molto bello. Perché è bello poter passare da una canzone dove tutti pogano e urlano, alla ballata più dolce e riflessiva del mondo. Io credo che la nostra funzione sia davvero un po’ questa: ricaricare le energie però senza spegnere il cervello. A volte, alla fine del nostro concerto, c’è un ragazzo che magari aspetta per una firma su una maglietta o su un disco e poi ci dice che ci ringrazia tantissimo e con gli occhi ancora pieni di gioia dice “domani mattina mi sveglio alle sei perché devo andare in fabbrica a lavorare“. Capiamo di aver fatto qualcosa davvero di utile, di sensato. Non l’avrei mai detto tanti anni fa, ma è un concerto il nostro dove anche se siamo lì a dimenarci, a cantare, è come se scomparissimo, come se fossimo proprio al servizio dei fan.

Queste le date del tour dei Ministri

19 Febbraio – H2NO – Pistoia
20 Febbraio – Mood – Rende (CS)
21 Febbraio – Spazioporto – Taranto
22 Febbraio – Officine Cantelmo – Lecce
05 Marzo – Candelai – Palermo
06 Marzo – Mercati Generali – Catania
07 Marzo – Retronoveau – Messina

Biglietti disponibili a questo link: https://www.locusta.net/provincia-popolare-tour-2026

Ministri – © https://www.facebook.com/iministri

Informazioni sull’evento:

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