Una regione economicamente forte ma esposta a infiltrazioni “silenziose” della criminalità organizzata. È questa l’immagine che emerge dall’ultimo rapporto Irpet su illegalità ed economia in Toscana, che fotografa un sistema permeabile soprattutto nei settori produttivi più dinamici, ma dotato anche di solidi anticorpi istituzionali.
Il dato più significativo riguarda l’economia non osservata – tra sommersa e illegale – che supera i 14 miliardi di euro, pari al 10,3% del Pil regionale, mentre l’evasione Irpef raggiunge i 2,4 miliardi.
A trainare le infiltrazioni sono soprattutto i reati economico-finanziari, dalle false fatturazioni al riciclaggio, considerati la principale porta d’ingresso delle mafie.
La Toscana si colloca al 9° posto in Italia per rischio di infiltrazione mafiosa, con un livello medio-basso di esposizione complessiva. Tuttavia, il quadro peggiora sul fronte delle attività illecite, dove la regione sale al 4° posto, con particolare incidenza di riciclaggio, contraffazione, reati ambientali e narcotraffico.
Le organizzazioni criminali – italiane e straniere – tendono a inserirsi nelle aree economicamente più vivaci, come il triangolo Firenze-Prato-Pistoia e le zone costiere legate alla logistica.
I settori più colpiti: manifatturiero, turismo, ristorazione, rifiuti e moda
I settori più esposti risultano manifatturiero, turismo, ristorazione e gestione dei rifiuti. Diffusa anche la contraffazione, soprattutto nella moda, che coinvolge 8 province su 10 e colloca la Toscana tra le prime regioni italiane per sequestri.
Più che con il controllo violento del territorio, le mafie operano attraverso una mimetizzazione nell’economia legale, reinvestendo capitali illeciti in attività apparentemente regolari, in particolare nella ristorazione, nel commercio, nell’edilizia e nei servizi turistici. Le indagini evidenziano un uso sistematico di prestanome, evasione fiscale e riciclaggio.
Preoccupa inoltre la crescita di gruppi criminali stranieri: la criminalità cinese nell’area di Prato, segnata da tensioni e scontri interni, e quella albanese, attiva soprattutto nel traffico di droga e nel riciclaggio.
In Toscana solidi anticorpi istituzionali
Accanto ai fattori di rischio, il rapporto sottolinea però la presenza di forti anticorpi istituzionali. La Toscana registra livelli elevati di qualità amministrativa, controllo della corruzione e partecipazione civica, superiori alla media nazionale e a regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Resta significativa l’area del lavoro irregolare, con 137 mila occupati (l’8% del totale), concentrati soprattutto nel tessile e nell’agricoltura.
L’economia sommersa vale 12,8 miliardi, mentre quella illegale si attesta a circa 1,5 miliardi.
Nel complesso, emerge una regione che, pur non essendo tra le più esposte al radicamento mafioso, rappresenta un territorio strategico per il reimpiego dei capitali illeciti.
Una vulnerabilità che convive però con una buona capacità di risposta da parte delle istituzioni e del tessuto socio-economico.
Lotta alle mafie, Eugenio Giani: “Fondamentale scambio informazioni e lavoro congiunto”
Contro le infiltrazioni mafiose “le istituzioni devono lavorare insieme, facendo innanzitutto funzionare i canali di informazione reciproca” – ha dichiarato il presidente Eugenio Giani – “Il tessuto produttivo Toscana mostra segnali di tenuta ma anche vulnerabilità localizzate e settoriali che meritano forte attenzione, ma con l’impegno congiunto che le istituzioni preposte possono mettere in campo probabilmente possiamo raggiungere grandi risultati”.
La condivisione delle informazioni, ha evidenziato Giani, può consentire “anche a noi di attivare poi in forma legislativa e in forma di attività diretta delle amministrazioni quelli che sono gli anticorpi per proteggerci da fenomeni mafiosi”. “Lo stesso rapporto annuale di IRPET – ha aggiunto – si conferma strumento fondamentale di lettura e valutazione, fornendo alle istituzioni un orientamento politico essenziale per l’azione di contrasto alla criminalità organizzata”.
