C’è anche il contributo dell’Università di Pisa nella missione Artemis II della Nasa che ha sorvolato il lato nascosto della Luna.
A bordo della navetta Orion sono presenti sei chip Timepix, sensori avanzati per la rivelazione di particelle e radiazioni sviluppati al Cern nell’ambito della collaborazione internazionale Medipix2, alla quale partecipano anche l’ateneo pisano e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
I dispositivi hanno il compito di monitorare in tempo reale le caratteristiche e il livello della radiazione presente all’interno del veicolo spaziale durante i dieci giorni della missione: un aspetto cruciale, considerando che gli astronauti, uscendo dalla protezione del campo geomagnetico terrestre, saranno esposti a livelli di radiazione significativamente più elevati rispetto a quelli sperimentati in orbita bassa.
I chip Timepix fanno parte del sistema Hera sviluppato dalla Nasa e consentono di misurare composizione, intensità ed energia delle particelle incidenti, contribuendo alla valutazione dell’esposizione sia dell’equipaggio sia dei sistemi elettronici di bordo.
La tecnologia, derivata dai rivelatori a pixel ibridi utilizzati negli esperimenti del Large Hadron Collider, è in grado di identificare diversi tipi di radiazione grazie all’analisi delle tracce lasciate dalle particelle nei sensori.
“Dispositivi simili a quelli usati nella missione lunare – osserva Maria Giusepina Bisogni, docente dell’Ateneo pisano – vengono utilizzati anche nei laboratori didattici del corso di laurea magistrale in fisica medica. Oggi siamo arrivati alla quarta generazione di questi sistemi di rivelazione che vengono applicati sia alla ricerca fondamentale sia alle applicazioni anche in ambito medico”.