Dal 29 al 30 aprile al Teatro Era di Pontedera e dal 5 al 9 maggio al Teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta di Firenze va in scena “Straordinari – Cantata per la fine del mese” di e con Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua.
Lo spettacolo analizza con uno sguardo tra l’ironico e lo sbigottito il “Far-West” lavorativo italiano, chiedendosi cosa resta alla fine del mese dopo tutti gli sforzi che facciamo ogni giorno.
L’obiettivo è riflettere sull’ingiustizia del dover produrre per poi solo crepare a fine viaggio e sull’aver creduto che il mondo girasse intorno ai nostri ombelichi, per poi scoprire che manca la collettività, che manca casa e qualcuno con cui fare, stare, sperare, sognare.
Vengono raccontate le storie di tre persone in tre situazioni lavorative diverse ma ugualmente problematiche.
“Riccardo è un grande depresso – ci ha raccontato uno degli attori e autori Riccardo Goretti – che continua a vivere nel ricordo del giorno in cui per ordini ricevuti dall’alto ha dovuto licenziare in tronco 400 persone con una mail. Dopo poco ha perso il lavoro anche lui e passa le giornate incartando regalini da spedire alle famiglie di quelli che ha licenziato. Poi c’è Simona che è una “quitter” cioè una di quelle persone che cambia lavoro spesso e pensa di aver messo in atto la sua personalissima rivoluzione. Infine c’è Gioia un’insegnante precaria che quindi è una di quelle che fa un lavoro per vocazione, continua a lavorare anche se è sfinita.”

Lo spettacolo che evete scritto a sei mani è una riflessione sul lavoro da vari punti di vista…
La nostra è una presa di coscienza su quelli che sono i fenomeni più ricorrenti e particolari del mondo di oggi, soprattutto sul fatto che si sta cominciando a vedere il lavoro come se fosse una cosa non importante, che si può anche mettere in pausa. Si parla anche del fatto che il sistema sta producendo tantissima solitudine, espressione di un malessere più esistenziale che lavorativo.
In Italia c’è una fascia “grigia” i working poor che sono poveri pur lavorando, famiglie che hanno grossi problemi economici
Lo spettacolo ha una chiave di volta, o una “soluzione” nell’ostinazione dei personaggi a non voler rimanere soli, a voler risolvere le cose insieme. Questo per noi è il messaggio più importante che vogliamo dare rispetto a quello che sta succedendo nel mondo oggi: andiamo a braccetto insieme forse verso l’abisso.
Quindi c’è una nota positiva
Sì anche se prima si passa attraverso l’Inferno personale di tutti e tre. Per tanti anni ci siamo presentati come se il nostro lavoro ci dientificasse, ora non è più così. Anche se Freud diceva che il lavoro che scegli è la seconda cosa più importante della tua vita, adesso piano, piano tutto questo si sta un po’ sbriciolando a forza di lavori che non consentono di arrivare a fine mese. Ormai in Italia c’è una fascia “grigia” i working poor che sono poveri pur lavorando, famiglie che hanno grossi problemi economici. Prima era un problema che toccava solo i disoccupati.
