Dodici mesi fa, Francesco Farioli fissava lo schermo di un tablet sul pullman dell’Ajax, analizzando l’autosabotaggio che gli era costato il titolo olandese all’ultima giornata. Oggi, quel fantasma è evaporato tra i fumogeni di Oporto. La svolta è nata un anno fa davanti a un caffè a Como, in un colloquio di tre minuti con il presidente André Villas-Boas: due ex allenatori feriti che hanno deciso di sfidare lo scetticismo generale. Il verdetto del campo è stato un monologo: 18 vittorie nelle prime 19 partite, una difesa bunker da soli 15 gol subiti e il titolo di Campione del Portogallo in bacheca. Per il trentasettenne di Barga, con la barba curata e il volto disteso, la consacrazione è servita.
Francesco Farioli è così sul tetto del Portogallo: il suo Porto ha infatti vinto la Primeira Liga con due giornate d’anticipo, piegando la resistenza del Benfica di José Mourinho e riportando il club al trionfo dopo quattro anni di digiuno. Un’impresa totale che proietta il tecnico toscano nell’élite del calcio europeo, ventuno anni dopo l’unico italiano capace di riuscirci prima di lui, Giovanni Trapattoni.

Dal “Margine Coperta” alla cattedra di Coverciano
Quella di Farioli non è la classica storia da ex calciatore di Serie A che si siede in panchina per diritto di fama. È, semmai, il trionfo delle idee, dello studio e della gavetta più pura. Ex portiere a livello dilettantistico nella Freccia Azzurra di Pisa e nel Margine Coperta (in provincia di Pistoia), Francesco appende i guantoni al chiodo a soli 19 anni. Non abbandona il calcio, lo eleva. Si laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Firenze con una tesi dal titolo: “Filosofia del gioco: l’estetica del calcio e il ruolo del portiere”. Un testo talmente innovativo da essere pubblicato a Coverciano.
Da lì, ogni tappa è un mattoncino: la Serie D con la Fortis Juventus a Borgo San Lorenzo, l’avventura in Qatar all’Aspire Academy, il ruolo di preparatore dei portieri al fianco di Roberto De Zerbi tra Benevento e Sassuolo, fino al grande salto da capo-allenatore in Turchia (Karagümrük e Alanyaspor) e in Francia, dove a Nizza firma la miglior difesa del torneo.

Il “glitch” di Amsterdam e il riscatto con Villas-Boas
La scorsa stagione, sulla panchina dell’Ajax (primo storico tecnico italiano dei Lancieri), Farioli ha assaggiato la crudeltà del calcio: un titolo sfumato all’ultima giornata a favore del PSV. “Sul pullman del ritorno riguardavo la partita ed era come vedere l’autosabotaggio di una stagione“, ha confessato il mister. Ma il destino, come la filosofia, ha le sue tappe necessarie.
A Como, davanti a un caffè, l’incontro della svolta con André Villas-Boas, ex manager e oggi presidente del Porto. Due uomini feriti che parlavano la stessa lingua. Villas-Boas ha avuto il coraggio di affidare la ricostruzione dei Dragoni a quel giovane toscano marchiato ingiustamente come “perdente”. Risultato? Un campionato dominato fin dal primo turno, 18 vittorie nelle prime 19 gare, una difesa bunker (solo 15 gol subiti) e la valorizzazione di giovani talenti e veterani immortali. Una stagione che si è conclusa con una parata pirotecnica sul fiume Douro e oltre seicentomila persone a invadere le strade di Porto per festeggiare i biancoblu.
La filosofia del mister: “Nel calcio c’è l’entropia, che significa caos, e la neg-entropia, cioè l’ordine. Io penso di aiutare la squadra dando ordine, fornendo ai giocatori gli stessi occhiali per vedere la realtà alla stessa maniera.”

Il legame con lo “Special One”
Il trionfo di Farioli assume un valore ancora più iconico se si pensa che ha battuto il Benfica di José Mourinho, un autentico monumento nazionale. Proprio lo Special One, citato anni fa nella tesi di laurea di Francesco, è diventato una sorta di mentore a distanza: “L’anno scorso, prima della partita decisiva con l’Ajax, mi mandò un vocale per caricarmi. E prima di firmare per il Porto abbiamo parlato trenta minuti: venticinque li abbiamo dedicati alla città e alla sua gente“.
Oggi Porto è ai suoi piedi. Il presidente gli ha già blindato il contratto fino al 2028 per scacciare le sirene di Premier League e Serie A. Ma in Italia, dove spesso il cambiamento viene vissuto come una minaccia, Farioli non pensa. Si gode la famiglia – la compagna Agata e i figli Lea e Tommaso, che a un anno e mezzo dice già “acqua e Porto” nella sua casa vista Oceano Atlantico.
Presto tornerà in Toscana per le vacanze, un anno dopo l’ultima volta. Tornerà da vincitore, portando con sé la coppa e quella certezza, tutta fiorentina, che il calcio, prima di essere una questione di muscoli, è una splendida forma d’arte e di pensiero.