sfoglia la gallery
© Lega Pallavolo Serie A1

Storie /

Pallavolo, dalla Toscana al Sol Levante: la nuova sfida di Edoardo Caneschi

Dopo aver conquistato la Challenge Cup con Milano, il centrale di Arezzo si prepara a volare in Giappone per la SV League con i Toray Arrows Shizuoka: “Un sogno che si realizza, ma le mie radici restano qui. La Toscana è il mio luogo sicuro”

C’è chi il Giappone lo sogna da lontano e chi, come Edoardo Caneschi, quel sogno lo ha trasformato in una firma su un contratto. Centrale classe 1997, originario di Arezzo, Caneschi è reduce da una delle stagioni più entusiasmanti e mature della sua carriera, culminata con la conquista della Challenge Cup tra le fila dell’Allianz Milano. Ma il futuro, per il gigante toscano, parla una lingua completamente nuova: la SV League giapponese. Ad attenderlo c’è la maglia dei Toray Arrows Shizuoka, in un campionato in fortissima espansione e sempre più terra di conquista per i talenti italiani. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare le emozioni di questa imminente partenza.

Edoardo, partiamo proprio dall’ultima grande novità di mercato. Arrivi da una stagione a Milano che è stata probabilmente una delle migliori della tua carriera, e adesso è ufficiale il tuo trasferimento in Giappone. Come è nata questa sfida e come ti senti all’idea di partire per un campionato che sta crescendo tantissimo e sta diventando estremamente competitivo?
In realtà negli ultimi anni ho sempre guardato al Giappone con grande interesse, perché sono letteralmente innamorato di quella terra e della sua cultura. Era una tappa che avrei voluto fare sicuramente nei prossimi anni; non era in programma così subito, ma per via di una serie di eventi si è aperta questa strada e ho deciso di cogliere la palla al balzo. Sono molto emozionato. Sarà complicato lasciarsi tutto alle spalle e partire, ma spero davvero che ne varrà la pena.

Seguirai le orme di altri italiani che hanno già scelto il Giappone. Sappiamo che lì ci sono regole molto stringenti per le quote degli stranieri, ma è anche un campionato con un calendario fitto, pieno di partite, un ritmo a cui in Italia siamo abituati. Che squadra sono i Toray Arrows Shizuoka?
Sì, ci sono già altri ragazzi là, come Rinaldi che gioca in un’altra squadra, e sarà particolare affrontarsi. Dal prossimo anno, inoltre, aumenterà il numero di stranieri in campo, quindi il livello generale si alzerà ulteriormente. I Toray Arrows sono una bellissima squadra il prossimo anno, saremo molto competitivi. Spero di giocare il più possibile, di togliermi grandi soddisfazioni e, soprattutto, di godermi appieno il Giappone, il suo popolo e il modo in cui viene vissuta la pallavolo da quelle parti.

Facciamo un piccolo passo indietro. La stagione scorsa a Milano ti ha regalato la grande soddisfazione della Challenge Cup. Che sensazioni ti ha lasciato quel percorso, dopo l’esperienza a Piacenza e poi il consolidamento in una realtà come Milano?
È stata una stagione complicata in partenza, perché abbiamo dovuto fare i conti con tantissimi infortuni sia all’inizio che a campionato in corso. È stato un percorso travagliato, con molte problematiche. Per fortuna siamo riusciti a concludere con la vittoria della coppa, che ha portato un lieto fine a un’annata difficile. È un trofeo arrivato nel momento di massimo bisogno e penso abbia fatto benissimo alla squadra: ci ha fatto capire che siamo stati capaci di costruire qualcosa di bello nonostante le difficoltà. Se ci metti tutto te stesso, riesci sempre a trovare una luce anche nei momenti più complessi.

Edoardo Caneschi con la Challenge Cup

Nonostante tu sia sempre in giro per l’Italia, e ora addirittura in partenza per l’Asia, riesci a mantenere i legami con Arezzo? Che rapporto hai con la Toscana?
Fortunatamente ho un rapporto bellissimo con la mia terra. Essendo andato via di casa molto piccolo, ho sentito il bisogno di mantenere ben salde le mie radici qua. Anche se nelle ultime estati sono riuscito a tornare poco, ad Arezzo ci sono i miei genitori, i miei parenti e i miei amici di sempre. Quando torno mi sento sempre a casa, Arezzo è un po’ il mio luogo sicuro. Se devo essere sincero, mi mancherà. Mi piacerebbe tantissimo che ci fosse una squadra di Superlega in Toscana, perché penso che il territorio meriti molto, però capisco perfettamente le difficoltà degli sponsor nell’investire in un settore che non sia il calcio, soprattutto quando si parla di città non grandissime che faticano a investire negli sport cosiddetti minori.

Ci fai fare un viaggio nel tempo? Raccontaci come è nata la tua passione per la pallavolo, una disciplina che poi sei riuscito a trasformare in una professione a tutti gli effetti.
Sì, facciamo un bel salto indietro, parliamo ormai di più di vent’anni fa. È nato tutto grazie a mia mamma. Io giocavo a calcio, ma stavo crescendo tantissimo in altezza e volevano spostarmi nel ruolo di portiere, che a me proprio non piaceva. Ero un bambino molto agitato, avevo un disperato bisogno di fare sport. Mia mamma allora mi propose il basket, ma non mi fece impazzire; alla fine è spuntata la pallavolo. La cosa curiosa è che in famiglia non avevamo mai seguito questo sport in TV, io non sapevo praticamente nulla dei pallavolisti o della storia di questa disciplina. Addirittura, finché non sono arrivato a giocare a un certo livello, molti nomi importanti non li conoscevo nemmeno, li ho imparati col tempo. È stato un farsi trascinare dal percorso, senza aver progettato nulla a tavolino. Chiaramente è stata una strada che ha richiesto sacrifici: ho lasciato molte cose indietro, ho perso alcune tappe della crescita a causa dei contesti in cui mi trovavo, ma sono cose a cui sono riuscito a rimediare più avanti, grazie anche alle persone che ho avuto accanto. Oggi sono felice che la pallavolo sia la mia vita.

Nel mondo del volley c’è un giocatore a cui sei legato in modo particolare, o con cui speri di poter giocare insieme in futuro?
Ci sono giocatori con cui ho legato di più rispetto ad altri, ma se devo fare un nome il primo che mi viene in mente è Giovanni Gargiulo. Con lui si è creato un bellissimo legame al di fuori della pallavolo, ed è una cosa particolare perché, a parte qualche esperienza in Nazionale, non abbiamo praticamente mai giocato insieme nello stesso club. È un’amicizia nata dal sentirci via messaggio, dalle chiamate, magari giocando insieme ai videogiochi. È cresciuto un rapporto profondo, una complicità che all’inizio non pensavo nemmeno di poter creare con un collega: una tranquillità emotiva che mi permette di confidarmi e dire qualsiasi cosa.

Giovanni Maria Gargiulo e Edoardo Caneschi – © Lega Pallavolo Serie A1

Per concludere: quali sono i prossimi obiettivi che speri di raggiungere, oltre ovviamente a continuare a migliorare e ad affrontare questa affascinante avventura giapponese?
Spero di ritrovare la felicità e la serenità. So che all’inizio là sarà difficile, proprio perché mi sto lasciando tutto indietro. Il primo obiettivo è trovare la tranquillità con me stesso dopo questa estate in cui sono rimasto fermo. E poi spero di continuare a maturare come ho fatto negli ultimi anni, sia come uomo che come giocatore.

I più popolari su intoscana
intoscana
Privacy Overview

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.