Storie /Il progetto

Vite Libera: per la prima volta nel carcere di Siena cinque detenuti diventano sommelier

Il primo corso dell’Associazione Italiana Sommelier all’interno di un istituto penitenziario italiano si è concluso ieri con gli esami finali e la consegna dei diplomi: un percorso rigorosoper offrire una reale opportunità professionale a fine pena

Cinque detenuti della casa circondariale Santo Spirito di Siena hanno conseguito il diploma di sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier al termine del progetto ‘Vite Libera’, il primo corso Ais realizzato all’interno di un istituto penitenziario italiano.

Il percorso formativo

Gli esami finali si sono svolti ieri nella struttura senese, alla presenza del direttore del carcere Graziano Pujia, del presidente nazionale Ais Sandro Camilli, del vicepresidente di Ais Toscana e delegato di Siena Marcello Vagini e del commissario d’esame Gianluca Grimani.
I cinque candidati hanno sostenuto le stesse prove scritte e orali previste per tutti i corsisti Ais. Il percorso formativo, articolato in 30 lezioni intensive, ha condensato il programma dei tre livelli ufficiali dell’associazione, alternando attività teoriche in aula e simulazioni pratiche “on the job”, per garantire la totale spendibilità delle competenze acquisite.

“Vite Libera è un progetto che coniuga cultura, dignità e reale possibilità di riscatto – ha commentato Cristiano Cini, presidente di Ais Toscanasono orgoglioso di aver accolto l’intuizione del nostro vicepresidente, Marcello Vagini, e di averla trasformata in realtà grazie alla stretta collaborazione con la dirigenza della Casa Circondariale. Offrire a un detenuto la possibilità di studiare da sommelier non è solo un percorso didattico: è un atto di fiducia nel potere educativo del sapere e una scommessa sulla rinascita delle persone. Siamo fieri di essere la prima regione italiana a lanciare un’iniziativa che offre competenze concrete e direttamente spendibili nel mondo del lavoro.”

Un ponte con il mondo del lavoro

Il progetto “Vite Libera” non si limita all’aspetto rieducativo, ma risponde a una precisa esigenza: la carenza strutturale di personale qualificato che affligge il settore dell’accoglienza. Secondo i dati Unioncamere, in Italia la ricerca di personale specializzato per la sala fallisce in oltre il 50% dei casi. Formare nuovi sommelier in carcere significa fornire non solo un diploma, ma uno dei mestieri più richiesti dal mercato, garantendo prospettive di assunzione quasi certe a fine pena.

L’esame di ieri non è il punto di arrivo del progetto. Ais e la Casa Circondariale stanno infatti lavorando per creare un vero e proprio ponte con l’esterno, stringendo accordi con enoteche regionali, Consorzi e istituzioni. L’obiettivo è duplice: facilitare il placement dei neo-diplomati e trasformare “Vite Libera” in un format esportabile in altre strutture penitenziarie italiane, a dimostrazione di come la cultura del vino possa generare un reale impatto sociale e inclusivo.

“Un progetto talmente innovativo che ha attirato l’attenzione persino di una rivista giapponese – ha aggiunto il direttore della Casa Circondariale Graziano Pujia – portare il corso sommelier AIS all’interno della nostra struttura comportava non pochi ostacoli organizzativi, ma la forte motivazione legata al territorio, unita alla tenacia di Marcello Vagini e di tutta l’AIS, ci ha spinto ad andare fino in fondo: era un’iniziativa troppo importante per rinunciarvi. L’attenzione e la dedizione che i detenuti hanno dimostrato ci hanno ampiamente ripagato delle responsabilità assunte. E il percorso non si ferma qui: stiamo già lavorando per sviluppare ulteriormente il progetto attivando una collaborazione con l’Università di Firenze.”

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