Cultura/

Restaurata la Madonna del Sansovino, la mostra all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Nota come Madonna delle Muneghette, sarà esposta dal 30 luglio al 30 settembre per poi essere riconsegnata all’Istituto di ricovero ed educazione di Venezia

Madonna del Sansovino. Foto di Pino Zicarelli - © Foto di Pino Zicarelli

Restauro completato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per la Madonna con bambino e due putti nota come Madonna delle Muneghette, attribuita a Jacopo Sansovino (1486-1570).

L’opera sarà esposta dal 30 luglio al 30 settembre al museo dell’Opificio, nell’ambito della rassegna “Caring for Art. Restauri in mostra”, per poi essere riconsegnata alla proprietà, ossia l’Istituto di ricovero ed educazione di Venezia.

La storia della scultura

Ritrovata negli anni Settanta nel Pensionato delle Muneghette, la scultura rappresenta una rara testimonianza della sperimentazione tecnica di Sansovino. È stata realizzata con strati di tela, gesso ed alcune parti in cartapesta eseguite separatamente a calco e poi unite per modellazione diretta. In passato si pensava fosse un modello da realizzare poi in materiale più nobile, ma studi più recenti propendono per interpretarla come opera compiuta eseguita in una tecnica insolita.

Prima del restauro presentava condizioni molto precarie, con gravi problemi strutturali, deformazioni e mancanze che ne avevano compromesso la leggibilità. L’intervento, finanziato dalla Fondazione Venetian Heritage, ha richiesto il coinvolgimento e la sinergia di diversi laboratori dell’Opificio

Il restauro ha restituito al gruppo scultoreo la sua forza espressiva grazie ad una pulitura attenta e alla ricostruzione mediante stampa 3D degli elementi mancanti. Recuperata anche la corretta inclinazione dell’opera, ora sorretta da un innovativo sistema di sostegno interno.

Jacopo Tatti, detto il Sansovino,  spiega Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio, “ci offre una interpretazione insieme raffinata e umanissima del tema antico della Madonna con Bambino. Nell’immaginare questa giovane donna dal viso assorto aveva in mente la Vergine realizzata da Donatello per l’altare del Santo a Padova, ma questa, nel trattenere il figliolo, si piega materna a proteggerlo e a guardare i fedeli. Perciò – aggiunge – per restituire questo movimento, è stato fondamentale sostituire il supporto interno e risarcire le parti mancanti alle figure, mentre non si sono integrate le lacune che permettono di leggere la particolare tecnica esecutiva”.

 

 

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