L’11 agosto è un giorno che travalica i confini della città e parla all’intera comunità regionale. Firenze celebra l’82° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, ricordando l’insurrezione del 1944 scattata al mattino presto al rintocco della Martinella, la storica campana della Torre di Arnolfo a Palazzo Vecchio.
Un appuntamento che unisce memoria, valori costituzionali e attualità, come ha sottolineato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: “L’11 agosto è una data scolpita nella storia della città e della Toscana. Dopo mesi durissimi di occupazione, Firenze ritrovò la libertà grazie al coraggio dei partigiani, delle forze alleate e di una popolazione che seppe resistere, aiutare, combattere e non arrendersi”.
Per la Toscana, infatti, il riscatto del capoluogo è stato cruciale per l’intero territorio. “La Liberazione di Firenze – ha continuato il governatore – non fu soltanto la fine di un’occupazione: fu l’inizio di una nuova stagione fondata sulla democrazia, sulla libertà e sui valori che avrebbero poi trovato piena espressione nella Costituzione. Ricordare l’11 agosto significa rendere omaggio a chi rischiò e perse la vita per restituirci un Paese libero“.
Giani ha anche ricordato l’importanza del “messaggio della Costituzione che viene votata nell’Assemblea Costituente 80 anni fa, che parla di ripudio della guerra del nostro Paese come mezzo per risolvere le controversie internazionali è quanto mai attuale, come è quanto mai attuale il ruolo della donna nella società“, ricordando l’omaggio reso dal corteo istituzionale alle donne partigiane, davanti alla lapide del Palagio di Parte Guelfa.

Le celebrazioni a Firenze
Le celebrazioni ufficiali si sono aperte con i rintocchi sulla Torre di Arnolfo e sono poi proseguite con la deposizione delle corone ai Caduti in piazza dell’Unità e la cerimonia sull’Arengario di Palazzo Vecchio. Per la prima volta quest’anno il corteo istituzionale ha fatto tappa al Palagio di Parte Guelfa per omaggiare la lapide dedicata alle donne partigiane e ricordare l’80° anniversario del voto femminile.
Un passaggio fortemente voluto dalla sindaca di Firenze, Sara Funaro: “Abbiamo deciso di far deviare il corteo e farlo passare alla lapide. Un momento importante, un momento che accompagna queste celebrazioni. Nel passato troppo poco sono state ricordate le donne e le staffette partigiane che sono state fondamentali, come le nostre madri e le nostre nonne. Noi abbiamo il dovere di ricordare la loro storia per la loro memoria, ma soprattutto per le nuove generazioni, perché possano averle come esempio e come faro per realizzare i propri sogni“.
Le note di Francesco Guccini
Sono state le note di ‘Bella ciao‘, nella versione cantata da Francesco Guccini, a chiudere le celebrazioni in piazza della Signoria. Un omaggio al cantautore modenese scomparso il 6 agosto. “Con le sue parole e le sue canzoni ha saputo raccontare a generazioni diverse la memoria, l’impegno civile, la libertà, ricordandoci quanto sia importante non restare indifferenti davanti alla storia e Firenze oggi nel giorno della Liberazione lo vuole ricordare con affetto e gratitudine”, aveva detto nel suo discorso la sindaca Funaro. Un modo per ricordare “quello che a lui era carissimo: la libertà non è un bene che abbiamo ricevuto una volta per sempre, ce lo dobbiamo ricordare in ogni momento. La libertà vive soltanto se ogni giorno decidiamo di averne cura e questa oggi come allora allora è la responsabilità di ciascuno di noi“.
Il contributo delle donne partigiane

Presente alla giornata di commemorazioni anche l’assessora regionale Alessandra Nardini, con delega alla cultura della Memoria: “Oggi celebriamo una Firenze liberata dal nazifascismo e celebriamo anche il ruolo attivo delle donne, troppo spesso e troppo a lungo dimenticato o comunque poco valorizzato e celebrato. Celebriamo le partigiane, le antifasciste, le donne che scelsero di stare e di combattere dalla parte giusta della storia. Oggi ricordiamo anche il contributo straordinario che le donne dettero durante la stesura della nostra Costituzione antifascista, che non ha solo padri, ma anche madri costituenti. Un contributo che fu possibile grazie alle lotte per vedersi finalmente riconoscere il diritto al voto, all’elettorato attivo e passivo che, appunto, non è stato una gentile concessione, ma il frutto di tante battaglie. Un passo importante nella strada per la parità, una strada ancora lunga e in salita, in tante parti del mondo ma anche nel nostro Paese”.
Nardini ha concluso ricordando il ruolo delle istituzioni: “Tocca a noi difendere e promuovere la Memoria, la conoscenza della storia, per non lasciare spazio a tentativi di revisionismo o negazionismo, per impedire rigurgiti nazifascisti. In questo la scuola ha un ruolo fondamentale: quello di crescere cittadine e cittadini liberi e dotati di coscienza critica, facendo conoscere loro la Costituzione e la scelta delle donne e degli uomini Resistenza, affinché continuino a festeggiare questa giornata pienamente consapevoli del profondo significato“.