Ci sono personaggi che appartengono così profondamente all’immaginario collettivo da non smettere mai di rinascere, è il caso di Pinocchio, il burattino creato dallo scrittore fiorentino Carlo Collodi nel 1881, protagonista di uno dei libri italiani più tradotti e conosciuti al mondo.
Il cinema lo ha raccontato molte volte, dalla fantasia disneyana al realismo di Comencini, dal Pinocchio istrionico di Benigni a quello oscuro di Garrone, fino al live action di Zemeckis e alla fiaba politica di Guillermo del Toro, ogni regista ha trovato nel burattino di Collodi qualcosa di diverso.
Forse è proprio questa la sua forza: Pinocchio cambia insieme a noi. Ogni epoca vede nel burattino ciò che più le somiglia: il desiderio di diventare grandi, la paura di perdere chi amiamo, la ribellione alle regole o la ricerca della libertà.

1-Pinocchio di Walt Disney (1940)
Il primo grande Pinocchio cinematografico internazionale è quello di Walt Disney. Il film del 1940 trasforma la storia di Collodi in una fiaba musicale, aggiungendo personaggi destinati a diventare iconici, come il Grillo Parlante. È il Pinocchio dell’infanzia di milioni di spettatori, quello delle bugie, della Fata Turchina e di When You Wish Upon a Star. Una versione più rassicurante rispetto all’originale di Collodi, che poi è diventata un classico.
2-Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini (1972)
È probabilmente il Pinocchio più amato dagli italiani. Lo sceneggiato di Luigi Comencini, interpretato da Andrea Balestri, Nino Manfredi e Gina Lollobrigida, restituisce alla storia un’atmosfera povera, malinconica e profondamente toscana. Al centro non ci sono soltanto le avventure del burattino, ma soprattutto il rapporto tra Geppetto e il figlio che non riesce a trattenere. Un racconto di formazione che conserva tutta la durezza della fiaba di Collodi. Indimenticabile la struggente colonna sonora realizzata da Fiorenzo Carpi. Il film è visibile su RaiPlay.

3-Pinocchio di Roberto Benigni (2002)
Dopo il successo internazionale de La vita è bella, Roberto Benigni affronta il grande sogno di portare Pinocchio sul grande schermo e decide addirittura di interpretarlo, nonostante abbia ormai cinquant’anni. Il film punta sulla spettacolarità, sulle scenografie e sul grottesco, con Nicoletta Braschi nei panni della Fata Turchina. Un progetto ambizioso e molto discusso, che rimane una delle riletture più personali del romanzo di Collodi.
4-Pinocchio di Matteo Garrone (2019)
Quasi vent’anni dopo Benigni, è Matteo Garrone a tornare nel mondo di Collodi. Il suo Pinocchio è più oscuro, fisico e inquietante, lontano dalla versione disneyana della fiaba. Federico Ielapi interpreta il burattino, mentre Roberto Benigni torna a Pinocchio, questa volta nel ruolo di Geppetto. Garrone recupera la povertà, la fame, la paura e il lato quasi perturbante della storia originale, costruendo un universo visivo ricchissimo. Il film si merita anche due candidature agli Oscar per gli straordinari costumi realizzati da Massimo Cantini Parrini e il trucco.

5-Pinocchio di Robert Zemeckis (2022)
Disney torna sul suo stesso classico con un remake in live action diretto da Robert Zemeckis. Tom Hanks è Geppetto, mentre il giovane Benjamin Evan Ainsworth presta voce e movimenti a Pinocchio. Il film riprende molti elementi dell’animazione del 1940, comprese alcune canzoni, e li aggiorna attraverso la computer grafica. È il Pinocchio dell’era digitale, costruito più sulla memoria del film Disney che sul libro di Collodi.
6-Pinocchio di Guillermo del Toro (2022)
Nel 2022 Guillermo Del Toro realizza il Pinocchio più politico di tutti, trasportando la storia nell’Italia fascista degli anni Trenta e realizzandola attraverso la stop motion. Il suo burattino non vuole semplicemente diventare un bambino: vuole essere libero, diverso, capace di scegliere il proprio destino. La guerra e il fascismo fanno da sfondo a una storia che parla di obbedienza, lutto, autorità e libertà. È un film molto più adulto di quanto suggerisca l’apparenza della fiaba e trasforma Pinocchio in una metafora della disobbedienza. Il risultato è visionario e malinconico, ma anche profondamente politico. Nel 2023 ha vinto l’Oscar come miglior film d’animazione.
