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La rabbia diventa arte: a Prato dieci artisti interrogano il presente

Dal 3 all’11 ottobre a Villa Rospigliosi una mostra nata dal bisogno di confrontarsi con conflitti, erosione dei diritti e restringimento degli spazi di libertà. Un progetto di Mariana Ferratto, Martina Fontana e Pietro Gaglianò

Cosa può fare l’arte quando il mondo intorno a noi sembra attraversato da una rabbia sempre più difficile da contenere? Può trasformare il dissenso in un gesto, un’immagine, un suono, una relazione? E può farlo senza limitarsi a rappresentare ciò che già conosciamo attraverso le immagini quotidiane della guerra, della violenza e delle crisi umanitarie?

È da queste domande che nasce “LA RABBIA”, il progetto espositivo che dal 3 all’11 ottobre 2026 porta a Villa Rospigliosi di Prato un confronto tra dieci artisti e artiste sul ruolo dell’arte di fronte alle tensioni del presente.

La mostra è ideata da Mariana Ferratto, Martina Fontana e Pietro Gaglianò e riunisce le opere di Elena Bellantoni, Angelo Bellobono, Pamela Diamante, Iginio De Luca, Davide Dormino, Giovanni Gaggia, Mariana Ferratto, Martina Fontana, Loredana Longo e Giuseppe Stampone.

Necrofagie

La mostra

Il progetto nasce dalla preoccupazione per uno scenario nazionale e internazionale segnato da conflitti, dall’erosione dei diritti e dal progressivo restringersi degli spazi di libertà.

Una condizione che porta inevitabilmente a interrogarsi sul ruolo dell’artista e sulla possibilità dell’arte di assumere una posizione, costruire forme di dissenso e mettere in discussione i sistemi di potere e le connivenze che contribuiscono a legittimarli.

In questo scenario, la rabbia diventa un sentimento collettivo ma anche una materia da indagare. È presente nelle piazze, nelle nuove alleanze tra lavoratrici e lavoratori dell’arte e attivismo, negli spazi di lavoro e nelle relazioni sociali. Una rabbia alimentata dall’impotenza politica, dall’indifferenza e dalla percezione di una storia che continua a ripetersi.

“LA RABBIA” parte proprio da qui: non dalla volontà di raccontare uno specifico conflitto, ma dalla necessità di capire cosa possa accadere quando un sentimento di opposizione entra nello spazio dell’arte.

La tensione tra critica sociale e critica estetica attraversa da tempo la storia della contemporaneità e continua ancora oggi a interrogare artisti, curatori e pubblico. La mostra si colloca dentro questa tensione, mettendo in relazione la condizione dell’arte nella società con il sentire politico di chi la produce.

Le opere esposte non intendono rappresentare direttamente i conflitti in corso nel mondo, anche se alcune nascono da progetti di solidarietà con il popolo palestinese o come risposta ad altre emergenze umanitarie. Perché, spiegano i promotori, non è necessario riprodurre ciò che è già continuamente davanti ai nostri occhi attraverso immagini, notizie e testimonianze.

La domanda è piuttosto che cosa possa fare l’arte con quella consapevolezza: come possa trasformare un sentimento, sottrarlo alla pura reazione e restituirlo come esperienza, forma e possibilità di visione.

A Villa Rospigliosi la rabbia non viene quindi semplicemente dichiarata o spiegata, viene attraversata. Può diventare materia, gesto, immagine, suono, relazione. Può trovare una forma senza necessariamente tradursi in un discorso politico esplicito, lasciando che siano le opere a costruire il proprio linguaggio.

Un invito a guardare il presente senza retorica e senza la necessità di dimostrare o concettualizzare tutto. Uno spazio in cui l’esperienza dell’arte possa prendere il posto delle parole e trasformare la rabbia in una forma di visione.

Davide Dormino

Informazioni sull’evento:

  • Quandodal 03 Ottobre 2026 al 11 Ottobre 2026
  • DoveVilla Rospigliosi, via Firenze, 83, Prato (Prato) Indicazioni
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