“Human Echoes” è il titolo idel progetto che giovedì 1 ottobre porteranno al Museo Marino Marini di Firenze Maria Cortesi e Simone Graziano, in un dialogo musicale costruito tra voce, pianoforte, archi ed elettronica.
Classe 2002, Cortesi è una delle giovani voci emerse dal percorso di formazione di Siena Jazz, dove ha incontrato proprio Graziano, oggi al suo fianco in un lavoro di co-creazione che mette in relazione esperienze e generazioni diverse.
Per l’occasione i due musicisti presenteranno una raccolta di brani ispirati all’attualità, nei quali la scrittura musicale diventa anche uno strumento per interrogare il presente.
A partire dalle sue composizioni, Simone Graziano accompagna il progetto verso una dimensione aperta, nella quale il linguaggio della canzone dialoga con il jazz e la musica classica, senza gerarchie né confini precostituiti.
Un incontro che nasce dalla formazione ma si sviluppa nella libertà della ricerca, affidandosi anche al contributo degli archi e dell’elettronica.
Ne emerge un progetto corale, nel quale la voce di Maria Cortesi diventa il punto di partenza per una ricerca sulle possibilità espressive della canzone contemporanea e sul modo in cui la musica può trasformare emozioni, domande e frammenti di realtà in una forma condivisa.
Mi sono scocciato di fare musica per fare musica. Ovviamente la musica ha una funzione in sé e ha una vita a sé, però ha una funzione anche politica
“Human Echoes è nato per ricordare i valori che hanno portato l’umanità a crescere, che dovrebbero ispirarci e non distruggerci. A me interessa che restiamo vigili- ci ha raccontato Simone Graziano – “Mi sono scocciato di fare musica per fare musica. Ovviamente la musica ha una funzione in sé e ha una vita a sé, però ha una funzione anche politica. Per me in questo momento storico è sempre più importante veicolare un messaggio. Penso che stare in silenzio rispetto al disastro a cui stiamo assistendo, sia in parte essere complici di questo abominio. E’ necessario per me quando vado su un palco accendere sempre una luce su quello che sta accadendo, anche se ad ascoltarmi ci fossero solo dieci persone”.
Come nasce questo nuovo progetto?
Era tanto che volevo scrivere sia per voce che per archi, metterli insieme. Parlando con Maurizio Busia il direttore artistico della sezione musica di Fabbrica Europa, è nata l’idea di chiamare una cantante molto giovane, che è Maria Cortesi, che è bravissima e viene da Siena Jazz. E’ una ragazza molto giovane, molto in gamba, e quindi abbiamo abbinato la sua voce con un gruppo di archi.
Come avete lavorato insieme?
Io e Maria abbiamo lavorato insieme per raccontare un concept, sono racconti del Mediterraneo, o meglio, racconti di come stiamo vivendo la realtà contemporanea. Per esempio in un pezzo Maria legge i numeri della guerra, è un testo che abbiamo ripreso da Francesca Albanese. Si tratta di un discorso che lei ha fatto all’ONU un anno fa, in cui ha letto tutti i numeri dei palestinesi morti, 380.000 sono i bambini scomparsi, e noi l’abbiamo musicato. Volevamo dare un suono a questa realtà, dare un peso a queste parole attraverso una gravità sonora. Questo è stato il nostro tentativo.
