A sessant’anni dall’alluvione che il 4 novembre 1966 colpì Firenze, l’Accademia dei Georgofili torna a raccontare quei giorni drammatici attraverso una mostra che intreccia memoria, documenti e testimonianze.
Si intitola “Georgofili, 4 novembre 1966” l’esposizione che sarà aperta al pubblico nella sede dell’Accademia, alle Logge degli Uffizi Corti fino al 17 dicembre 2026, con ingresso libero.
Realizzata in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione, la mostra nasce con il contributo della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero della Cultura e della Fondazione CR Firenze e propone un percorso dedicato non soltanto alla devastazione provocata dall’acqua, ma anche alla straordinaria mobilitazione che seguì l’emergenza e che permise di salvare una parte importante del patrimonio librario, documentario e artistico della città.
Anche la sede dei Georgofili venne infatti invasa dalle acque dell’Arno. Un episodio che l’Accademia ha continuato a conservare nella propria memoria attraverso le testimonianze dei suoi presidenti e la documentazione d’archivio.
In occasione del sessantesimo anniversario, quel patrimonio viene oggi riproposto attraverso nuovi contributi e materiali, resi disponibili anche grazie a ulteriori donazioni archivistiche e artistiche e a una rinnovata organizzazione delle collezioni dell’Accademia.
“Sono ormai trascorsi 60 anni da quel tragico giorno in cui le acque dell’Arno, impetuose e limacciose, ruppero od oltrepassarono le spallette e calarono lungo le vie della città, trascinando con esse tutto ciò che incontravano sulla loro strada e anche la sede della nostra Accademia ne venne invasa – sottolinea il presidente dell’Accademia dei Georgofili Massimo Vincenzini –. Nei decenni scorsi, sono state diverse le occasioni in cui i miei predecessori alla guida dell’Accademia hanno ricordato i momenti dell’emergenza, con profondo riconoscimento verso i volontari, gli “Angeli del fango”. Non fa eccezione questa occasione del sessantesimo anniversario, arricchita tuttavia di nuovi contributi e di materiale, grazie a ulteriori donazioni archivistiche e artistiche nonché a una rinnovata organizzazione del nostro patrimonio culturale”.

La mostra: una riflessione tra memoria e tutela
Il percorso espositivo diventa così anche un’occasione per riflettere sul rapporto tra memoria e tutela del patrimonio, riportando alla luce le conseguenze dell’alluvione ma anche il lavoro collettivo che permise di recuperare e restituire alla comunità beni considerati fondamentali per la storia e l’identità di Firenze.
Un ruolo centrale è affidato alle fotografie, ai documenti e ai racconti che permettono di ricostruire quanto accadde all’interno dell’Accademia, mostrando la vulnerabilità del patrimonio culturale di fronte a un evento naturale di tale portata, ma anche la capacità di reazione della comunità.
“Questa mostra non si limita a ricordare una delle pagine più drammatiche della storia di Firenze: attraverso fotografie, racconti e documenti ci mostra quanto fragile ma anche quanto tenace possa essere il nostro patrimonio culturale – afferma Maria Oliva Scaramuzzi, vicepresidente della Fondazione CR Firenze –. Raccontare ciò che accadde ai Georgofili il 4 novembre 1966 significa mantenere viva la memoria dell’alluvione e, allo stesso tempo, rendere omaggio a tutte le persone che si impegnarono per salvare e restituire alla comunità libri, archivi e opere d’arte. A sessant’anni di distanza, quella straordinaria mobilitazione resta una lezione attualissima di cura, responsabilità e solidarietà. E l’Accademia dei Georgofili, che la Fondazione CR Firenze sostiene da sempre, ne è un prezioso esempio”.
Un nuovo capitolo della memoria dell’alluvione fiorentina, dunque, che parte da un luogo simbolico della città per ricordare non solo la forza distruttiva dell’acqua, ma anche quella, altrettanto potente, di una comunità che seppe reagire e prendersi cura del proprio patrimonio.
La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18, con ingresso libero, fino al 17 dicembre 2026.
