È il giorno più lungo per Firenze, il 4 novembre, a 60 anni dalla terribile alluvione che devastò la città, coprì di fango la sua bellezza e spezzò la vite di decine di persone. L’Arno oggi fa un po’ meno paura, ma con i fiorenitni c’è sempre un rapporto di amore e di odio. Nelle celebrazioni di questo anniversario c’è il ricordo, la gratitudine e il coraggio. Ci sono gli angeli del fango di ieri e di oggi e i tanti, tra forze dell’ordine e vigili del fuoco, che contribuirono a spazzare via l’acqua torbida e violenta.
A celebrare l’anniversario anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nella cerimonia ufficiale in Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento, ad accoglierlo c’era la sindaca Sara Funaro e il presidente della Regione, Eugenio Giani. All’esterno, in una piazza Signoria transennata, tanta gente che lo ha accolto con un caloroso applauso.
All’interno, il Salone è gremito di angeli del fango, sindaci e rappresentanti delle istituzioni. Prima della cerimonia, la sindaca Sara Funaro ha donato al capo dello Stato un cofanetto di quattro volumi de “La Splendida storia di Firenze” di Piero Bargellini, primo cittadino ai tempi dell’alluvione, e suo nonno. Presenti anche 81 bambini, con in mano altrettante bandierine dei paesi che inviarono aiuti a Firenze in quei giorni terribili.
Il discorso di Mattarella
“Il salvataggio e la ripartenza di Firenze lasciarono un segno profondo nella storia della nostra Repubblica. Un segno di unità e di fraternità, in una stagione in cui il mondo stava cambiando. Unità del Paese nell’affrontare l’emergenza. Unità tra generazioni, mentre la più giovane e numerosa si affacciava alla vita sociale e voleva esprimere valori, speranze, ideali”, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando alle celebrazione del 60° anniversario dell’alluvione in Palazzo Vecchio. “A sessant’anni dall’alluvione di Firenze vogliamo pensare che quella lezione sia tuttora viva. E che i testimoni di allora ci parlano oggi non per rammentare un passato che può suscitare nostalgia, ma per tenerci vigili, per ricordare la comune responsabilità del futuro. Il grazie che vogliamo ripetere a voce alta a Firenze e a chi l’ha aiutata in quei momenti terribili, è una sollecitazione a camminare ancora in direzione di un mondo migliore del momento che attraversiamo”.
“Potremmo dire – ha detto il Capo dello Stato – che l’universalità di Firenze è stata ripristinata proprio dal convenire di tanti giovani prima ancora che fossero ripristinati la sua bellezza, i suoi monumenti, i suoi ponti, la sua vita quotidiana. Vi si affiancava il desiderio di un mondo dove la collaborazione umana fosse il presupposto di una civiltà più avanzata. Un mondo consapevole del proprio destino comune”. “L’Italia cambiò dopo l’alluvione e quello straordinario moto solidale. L’intera società ricevette una nuova spinta. Si prese coscienza della nostra vulnerabilità, della necessaria tutela dei territori e dei fragili equilibri dell’ambiente. A Firenze l’allarme si manifestò in tutta la sua urgenza. Una società fondata sul primato della persona non può non considerare come impegno comune la protezione dell’ambiente e la sicurezza delle comunità a fronte delle catastrofi. Una sfida, ma anche un dovere per le istituzioni»
L’alluvione di Firenze, ha commentato il presidente Eugenio Giani, “costituì un fatto di straordinaria drammaticità per la città, ma risvegliò un sentimento di partecipazione emotiva su Firenze che vide gli Angeli del Fango, e la solidarietà internazionale in tutto il mondo, facendoci cogliere quanto Firenze sia patrimonio universale dell’umanità”.
Le celebrazioni
La giornata di celebrazioni si è aperta con la messa presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti nella basilica di Santa Croce. A seguire, il corteo verso Ponte alle Grazie e la deposizione della corona nell’Arno da parte della sindaca Sara Funaro. “Oggi il ricordo delle vite spezzate dalla tragedia e un impegno preciso, ha detto – curare il territorio, investire nella prevenzione, non lasciare solo nessuno”. Con lei il presidente della Regione, Eugenio Giani :” È un momento profondamente toccante, nel quale rendiamo omaggio a chi perse la vita in quella terribile alluvione, ma anche a una città che seppe rialzarsi grazie al coraggio, alla solidarietà e alla forza della sua comunità”.

La giornata delle forze armate
Il 4 novembre è la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. In tarda mattinata, il presidente si è recato al piazzale Michelangelo accolto dagli applausi e dai tanti bambini che sventolavano bandiere dell’Italia. Alla cerimonia erano presenti anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, il capo di stato maggiore della Difesa generale Luciano Portolano, i capi di stato maggiore delle Forze Armate e le autorità civili, militari, religiose.

Il Capo dello Stato ha consegnato ala medaglia d’oro al valor militare alla memoria del caporale paracadutista della Brigata Folgore David Tobini, ucciso in uno scontro a fuoco in Afghanistan nel luglio 2011. A ricevere il riconoscimento è stata la madre.
Spettacolo con le Pattuglia acrobatica nazionale “Frecce Tricolori”. La formazione è transitata in formazione a nove con due sorvoli, uno perpendicolare alla tribuna d’onore e un secondo parallelo a piazzale Michelangelo lasciando la consueta scia verde, bianco e rossa della bandiera italiana. Un terzo sorvolo in senso inverso al primo, fuori programma, ha sancito la chiusura della cerimonia.
